«È increscioso leggere l’ennesimo comunicato stampa della maggioranza, vuoto di contenuti e colmo di autocelebrazione, in perfetta continuità con gli interventi inconsistenti che siamo abituati a sentire in Consiglio comunale. Con un comunicato del 12 ottobre 2021, l’assessore Loconte annunciava trionfalmente: “L’auspicio è che la struttura possa aprire per gennaio 2022 dopo uno stop durato quasi 2 anni e mezzo. Un bel regalo di Natale dunque per tutti gli appassionati dello sport acquatico che,finalmente, potrannoallenarsi invasca nella città federiciana.” Quel regalo di Natale non è mai arrivato. E mentre oggi si festeggia sotto un nuovo albero, quattro anni dopo, l’unico “successo” che questa amministrazione rivendica è l’aver accettato la proposta di un privato che ha deciso autonomamente di gestire la piscina per vent’anni, promettendo una manutenzione straordinaria in cambio di un canone mensile di appena 200 euro» – si osserva in un comunicato a firma dell’Intergruppo Consiliare “Salute, Cultura e Ambiente” della città di Andria che ha aggiunto:
«Un dato che lascia interdetti, soprattutto se confrontato con il precedente canone annuo di 80.000 euro. Dove sarebbe, dunque, l’abilità amministrativa in questa operazione? Quale sarebbe lo sforzo titanico che giustifica un affitto simbolico, a fronte di un investimento pubblico che nel 2021 era stimato in 200.000 euro per l’impiantistica e opere edilizie affidate alla Multiservice? Oggi, invece, il costo dell’intervento privato supera gli 800.000 euro. Una cifra quadruplicata, che solleva più di un dubbio sulla convenienza dell’accordo e sulla trasparenza dell’intero iter. Nel frattempo, la maggioranza continua a produrre comunicati stampa infarciti di luoghi comuni, senza fornire una sola spiegazione concreta sulle criticità procedurali sollevate in Consiglio comunale. Nessuna risposta sulle tempistiche, nessuna chiarezza sui criteri di affidamento, nessuna assunzione di responsabilità per i ritardi accumulati. Invitiamo gli esponenti della maggioranza ad approfondire nel merito le questioni che vengono sollevate dagli altri consiglieri comunali e a frequentare meno attività commerciali dove ascoltare quelle chiacchiere che pare siano la loro unica fonte di ispirazione e preoccupazione. Il confronto politico si fa nelle sedi istituzionali, non nei bar. Se questa è la visione di gestione del bene pubblico, allora sì: l’acqua è davvero bassa. Ma non solo nella vasca della piscina. Anche nella qualità amministrativa di chi oggi governa» – hanno concluso dall’Intergruppo Consiliare “Cultura, Salute e Ambiente” che già il giorno precedente aveva diffuso la seguente nota:
«Il Consiglio comunale di Andria ha approvato la delibera relativa alla proposta di finanza di progetto per la rifunzionalizzazione e gestione ventennale della piscina comunale. L’intergruppo consiliare evidenzia gravi irregolarità che rendono la procedura adottata non conforme ai principi di legalità, trasparenza e tutela dell’interesse pubblico.
1. Violazione dell’indirizzo consiliare del 19 maggio 2024 La delibera è stata sottoposta al Consiglio solo in fase di ratifica, eludendo l’indirizzo espresso che imponeva un preventivo passaggio politico, come previsto, individuando gli obiettivi di qualità del servizio. Il Consiglio è stato privato della possibilità di esprimersi in fase di indirizzo, compromettendo il ruolo di indirizzo e controllo dell’organo elettivo.
2. Richiamo a norma non più vigente. La procedura è stata costruita su presupposti giuridici superati, con il surrettizio richiamo a una norma decaduta. La proposta del privato ha subito continue variazioni, anche a febbraio e a luglio del 2025, rendendo di fatto inapplicabile la norma previgente e aggravando l’instabilità dell’intero impianto procedurale. 3. Incongruità del Piano Economico Finanziario reale Il PEF presentato dal privato risulta privo di congruità tecnica ed economica. L’investimento di € 876.894,00 (IVA esclusa) è autodeterminato, senza alcuna verifica sulla necessità 4. Canone concessorio irrisorio. e proporzionalità degli interventi. L’emendamento proposto dalla maggioranza introduce un canone annuo di appena € 2.400,00, pari a € 200,00 mensili, per vent’anni di utilizzo dell’impianto. Una cifra simbolica che svende il patrimonio pubblico e rappresenta un’anomalia nel panorama nazionale, assimilabile paradossalmente all’applicazione dell’equo canone a una struttura sportiva. L’incapacità di questa Amministrazione di gestire al meglio gli edifici e le risorse pubbliche è acclarata proprio da queste scelte di “coinvolgimento sistematico” dei privati, che agiscono – per l’appunto – da privati, non prendendo in alcuna considerazione le finalità sociali per cui il bene pubblico è stato realizzato e ignorando i finanziamenti disponibili per una gestione, anche in sinergia con soggetti privati, che salvaguardi sempre l’interesse pubblico» – avevano concluso sempre dall’Integruppo Consigliare “Salute, Cultura e Ambiente” della città di Andria.
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