
«Sono state applicate su una buona parte degli alberi della cosiddetta villa comunale le targhette di riconoscimento come in taluni orti botanici. E’ senz’altro una buona idea alquanto istruttiva, ma c’è qualche (!) errore che lascia perplessi. Il primo errore è l’aver applicato la targhetta con l’indicazione “ Tiglio selvatico” su quello che sembra essere lo stipite di una palma. Quando un mio amico mi ha inviato questa foto (non posso uscire di casa per problemi motori, spero ancora per poco) onde avere chiarimenti, sono andato in crisi e mi sono detto: “ Allora è vero che non capisco niente di alberi”. Ma, forzando il mio stato di salute, ho voluto vedere di persona come stanno le cose. Entrato in villa (accozzaglia di alberi senza né arte e né parte), ho visto che tutti i tigli hanno la targhetta con la stessa dicitura “Tiglio selvatico”. Ho tratto così la conclusione che quell’albero somigliante ad una palma è una nuova varietà di tiglio.» – osserva l’attivista ecologista andriese Nicola Montepulciano che ha così concluso:

«Mi devo aggiornare! Proseguendo la “ricognizione” ho letto un’altra targhetta con l’indicazione “ Palma delle Canarie” applicata sul tronco di quella che da sempre ritenevo essere una Washingtonia. Portandomi, a fatica, sul lato destro della villa (!) dove vi è l’aiuola dei cipressi si nota che questi hanno tutti la targhetta con l’indicazione “Cipresso mediterraneo”, anche su quelli che pensavo appartenenti alla specie Hesperocyparis lusitanica. La maggior parte di questi cipressi sono in cattive condizioni, brutti a vedersi e, se non si vuol finire come la pineta, è necessario eliminare almeno quelli più malandati, senza sostituirli come da molti anni ho sostenuto per molte altre specie. I pochi cipressi degni di questo nome sono quelli ben tenuti, della specie Cupressus sempervirens o mediterraneo o comune, e vegetano sul lato sinistro e in alcune parti del lato destro ma lontani dalla aiuola a cipressi malandati. Si stanno conducendo molti lavori con errori degni delle villette private» – ha concluso il nostro concittadino ecologista.


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