Andria: ambulanti giudicano i costi per le bancarelle “troppo alti per la Festa di San Riccardo” ma l’assessore replica con una lista dei fieristi

Si dicono insoddisfatti i venditori ambulanti aderenti all’associazione CasAmbulanti che continuano a manifestare il loro dissenso nell’ambito dell’organizzazione della tanto attesa fiera della Festa Patronale di Andria (San Riccardo) che però vede la mancata partecipazione di alcuni dei professionisti del commercio ambulante. Stando a quanto sostenuto dall’associazione di categoria, i malumori tra gli ambulanti sono legati anche alla spesa complessiva per la richiesta di occupazione delle bancarelle, che quest’anno si rinnovaca dopo l’infelice periodo di restrizioni legate alla pandemia. Lo schema diffuso da Savino Montaruli:

 

Oltre all’esoso canone unico patrimoniale che pesa non poco sulle imprese, gli ambulanti, per ottenere un posteggio di dimensioni regolamentari (come la legge prevede cioè di dimensioni che debbano perlomeno tendere almeno ai 32 metri quadrati), hanno dovuto esborsare, oltre che il canone unico anche il diritto di segreteria che il comune di Andria fa pagare di ben 50 euro a testa, la marca da bollo ed ovviamente gli oneri professionali per l’istruttoria della pratica. “Pagare fino a 500 euro per una festa che oggi vale molto meno di quelle che si stanno svolgendo nei comuni vicini, dove paghiamo somme nemmeno paragonabili a quelle di Andria, è un salasso indigesto. Nel caso di Molfetta abbiamo vissuto una Festa Patronale straordinaria, con cinque giornate di vendite e uno scenario splendido, come era anche accaduto a Corato, a Canosa, a Barletta, a Terlizzi, a Bisceglie. Andria dunque fanalino di coda, città matrigna per gli Ambulanti eppure è la capitale dell’ambulantato in Italia. Siamo delusi, profondamente delusi da come stiano andando le cose in questa città. Stiamo continuamento sollecitando interventi ed iniziative ma oltre ad un distacco politico ed istituzionale inaccettabile, sembra essere piombati in così poco tempo in un baratro senza uscita. Eppure le potenzialità ci sono, la volontà dei privati e delle associazioni anche: dunque cosa sta bloccando la città di Andria? Chi e cosa la stanno facendo morire?”  si chiedono ripetutamente e da tempo da CasAmbulanti. “Un declino inarrestabile quello che investe la città di Andria, soprattutto per la quasi totale scomparsa delle Feste Popolari mentre si continua a privilegiare un elitario contesto che nulla sta portando di buono in città se non spreco di denaro pubblico” – hanno commentato dall’associazione di categoria. Dopo le polemiche, l’assessore ha diffuso sui social l’elenco dei costi di posteggio che invece riporta cifre differenti da quelle segnalate dagli ambulanti:

L’impressione è che, almeno per i diretti interessati, sia necessario fare il punto della situazione sui costi complessivi che hanno interessato questa attività. Chi abbia ragione, non spetta a questo blog dirlo, che invece, come sempre, si limita a menzionare informazioni ed opinioni diffuse in rete. Ciò che sappiamo è che questi ambulanti si sono detti contrariati già giorni prima dell’evento, “Unico punto di positività l’impegno dei privati che, peraltro prendendo anche le distanze dalle inizitive sovvenzionate con denaro pubblico così come hanno fatto lo scorso anno sopperendo alle inerzie ed assenze della pubblica amministrazione, ha deciso di attuare un suo programma di iniziative a costo zero per il comune” – osservavano anche da Fivap-Unionecommercio. “Questo stato di isolamento porterà la città ad un punto di non ritorno mentre noi ci troviamo a dover pagare anche fino a 500 euro cadauno per occupare un posteggio di otto metri in una Festa che non esiste, da quello che abbiamo ascoltato e letto” – insistevano i professionisti della vendita al pubblico.

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