Andria: ancora roghi e puzza di plastica bruciata nella serata del 19 luglio

Andria – ancora puzza di plastica nauseabonda e roghi in città. E’ quanto constatato dai cittadini andriesi nella giornata di ieri. Il cattivo odore è stato distintamente percepito anche nella periferia andriese, dove probabilmente alcuni soggetti incendiano di proposito del materiale per questioni economiche (si tratta soltanto di ipotesi, ma vista la preoccupante frequenza del fenomeno, l’impressione è quella). Al momento, come ricordiamo sempre, restano gli innumerevoli appelli di chi, dal dott. Dino Leonetti di Onda d’Urto a Legambiente passando per i volontari ambientalisti coordinati dal prof. Francesco Martiradonna quasi quotidianamente e costantemente denunciano i gravi reati ambientali che stanno avvenendo ai danni della salute del nostro territorio.

Come se non bastasse già un progetto di geolocalizzazione delle patologie neoplastiche che tarda a decollare, ora a girare il coltello nella piaga ci mettono pure i loschi soggetti che, in maniera indisturbata, incendiano qualsiasi cosa senza essere nemmeno sanzionati. Usate i droni, l’elicottero, l’esercito se necessario, ma intervenite: noi di VideoAndria.com come anche tutte le organizzazioni sociali altro non possiamo fare che segnalare e sollecitare. Il compito di arrestare questo fenomeno e di consegnare gli autori alla Giustizia spetta ad altri, ovvero alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Auspichiamo che in tempi brevi si possa finalmente intervenire. Secondo alcuni a bruciare potrebbero essere ad esempio dei copertoni d’auto: stando ad una ricostruzione, infatti, bruciando la “gomma” i trasgressori ne recupererebbero materiali ferrosi. Altra ipotesi sarebbe legata all’incendio di altro materiale abbandonato al di fuori dell’isola ecologica.

Materiale che, in maniera del tutto illecita e pericolosa, viene troppo spesso recuperato da soggetti senza scrupoli che abbandonerebbero per strada le parti di elettrodomestici ed altro per impadronirsi esclusivamente di quelle che a loro può interessare per un’eventuale rivendita. Le restanti parti vengono così bruciate per essere eliminate anziché trasportate presso l’isola ecologica o conferite negli appositi contenitori di riciclo così come dovrebbe accadere in una situazione normale e dunque civile. Insomma, una situazione che parte da una cultura sbagliata del “mi faccio solo i cavoli miei” che non fa conto del benessere collettivo. Come abbiamo già precisato in un precedente articolo, il nostro lavoro di informazione proseguirà incessantemente nei prossimi giorni sino a quando il fenomeno non verrà definitivamente debellato. Se cominciamo tutti a far finta di nulla avranno vinto questi soggetti che vergognosamente stanno proseguendo ad avvelenare la nostra città, come se non bastassero già le altre forme di inquinamento (gas di scarico delle automobili ecc…).

La segnalazione è giunta in redazione attraverso il nostro sistema di segnalazione mobile (a tal proposito, ricordiamo inoltre che scrivendo un messaggio al numero 353 3187906 è possibile effettuare segnalazioni, immagini e partecipare al gruppo Whatsapp per seguire tutte le news in tempo reale oppure iscrivendosi al gruppo Telegram cliccando qui o anche iscrivendosi al gruppo Facebook cliccando qui oppure scrivendoci anche all’indirizzo redazione@videoandria.com). Qui sotto una foto scattata nella giornata di ieri che mostra del fumo in zona Via Trani: