Andria come Parigi: anche la Cattedrale federiciana devastata da un incendio nel mese di aprile 1916

L’incendio della Cattedrale di Notre Dame di Parigi ha catturato l’attenzione del mondo intero, comunità andriese compresa. Ma forse non tutti ricorderanno che proprio la nostra città così come riportato in un articolo da BATMagazine (che a sua volta menziona il noto sito web andriarte.it, curato dall’illustre professore Sabino Di Tommaso) fu costretta ad affrontare un devastante incendio che danneggiò gravemente la Cattedrale federiciana della città, curiosamente sempre nel mese di aprile ma di oltre 100 anni fa. Come ricorda in un articolo online che riporta la versione digitalizzata della pubblicazione “L’incendio della Cattedrale di Andria” di Giuseppe Ceci, in “Rassegna Tecnica Pugliese”, 1916, fasc. IX, pagg. 136-141, Andriarte.it ricorda infatti:
 
“Nella notte tra il 17 e il 18 aprile un violento incendio divampò nel presbiterio e nel coro della cattedrale di Andria. Appiccatosi il fuoco, per cause che saranno accertate dall’inchiesta giudiziaria, ai panneggi dell’apparato per l’esposizione del Santissimo sull’altar maggiore, l’incendio si propagò al soffitto e alla tettoia, ma per l’opera delle autorità e di cittadini volenterosi, favorita dal vento di ponente che respingeva le fiamme verso il coro, queste si arrestarono al grande arco che divide il presbiterio dalla nave trasversa.
Mentre il villaggio si ampliava e fortificava nella cinta delle mura e si avviava a diventare una Città, accanto al castello feudale e sull’antica chiesetta parrocchiale del secolo VIII, rimasta come succorpo, si sovrapponeva con pianta più vasta la nuova cattedrale.
Ma di quel tempo avanza soltanto il basamento della torre campanaria. La ricostruzione, gli ampliamenti e le decorazioni che la chiesa ha avute dal secolo XV alla metà del XIX le hanno fatto perdere l’impronta primitiva e conseguentemente l’importanza che viene dall’unità architettonica. Tuttavia nelle singole parti essa presenta opere di interesse artistico e storico, alcune di un carattere più elevato, altre di minor rilievo, ma sempre importanti per le memorie locali”.
 
“Riassumendo, oltre i danni materiali, la cattedrale ha sofferto la perdita di due opere di notevole pregio artistico — il coro del sec. XVII e i libri corali miniati del rinascimento — e di altre, sebbene di minor pregio, importanti però per la storia e la cultura regionale.
L’incendio inoltre, distruggendo la tettoia, ha lasciato libera l’entrata delle acque: in caso di qualche pioggia torrenziale è da prevedere l’allagamento della cripta con il conseguente pericolo della rovina non soltanto di quella costruzione tanto interessante sotto il riguardo archeologico, ma anche dello intero presbiterio e delle navate adiacenti.
Invoco dunque solleciti provvedimenti che assicurino la conservazione dell’edificio.

Risalendo poi alle cause dell’incendio fo la proposta che sia assolutamente vietato di apparare con drappi le chiese quando esse siano coverte da soffitti in legno o da tettoie a capri. 

Giuseppe Ceci
Ispettore onorario pei monumenti

[“L’incendio della Cattedrale di Andria” di Giuseppe Ceci, in “Rassegna Tecnica Pugliese”, 1916, fasc. IX, pagg. 136-141]”

NOTE    (Nell’originale la numerazione è di pagina e non progressiva)
[1] AGRESTI. Il Capitolo Cattedrale di Andria. (Andria, Rossignoli, 1912) II, 52.
[2] I quadri erano firmati e vanno aggiunti agli altri accennati da G. De Luca nel cenno su questo pittore pubbl. in Arte e Storia. XIII, 1894, p. 67- 68.
[3] Di questo valente artista si conserva un altro magnifico coro nella sua città natale. Conf. M. TEDESCO: Di un coro intagliato esistente in Bagnoli, città del Principato Ulteriore, in Poliorama pittoresco, XVIII, 1858-59, p. 107; Opere d’arte esistenti nelle chiese e presso private famiglie di Bagnoli Irpina (Avellino, Maggi, 1883); Le opere d’arte a Bagnoli Irpina, in Arte e Storia, XIII, 1894, p. 87.
[4] AGRESTI, Op. cit., II, 51.
[5] I manoscritti delle Biblioteche di Bitonto, Terlizzi, Trani, Andria, Barletta, Canosa, Bisceglie, Ruvo (Forlì, L. Bordandini, 1896). (Estratto dall’opera a cura di Giuseppe Mazzatinti: “Vol.6: [Ancona, Città di Castello, Osimo, Noto, Bosa, Molfetta, Bitonto, Sulmona, Bagnacavallo, Novara, Terlizzi, Trani, Andria, Barletta, Canosa, Bisceglie, Ruvo, Poppi, Longiano, Arezzo, Faenza]”).
[6] D’Addosio: Documenti inediti su artisti napoletani, in Arch. stor. nap., XXXIX, 1914, p. 552.

 

L’intero documento storico è estratto dal sito andriarte.it e consultabile cliccando sul seguente link.