Andria: “fate presto per favore, non ce la facciamo più” è il grido disperato delle tante famiglie del quartiere San Valentino

Le conseguenze derivanti dallo stravolgimento sociale, economico, occupazionale, psicologico e morale causati dall’emergenza sanitaria da Coronavirus si sentono e si sentono fortissime nei quartieri notoriamente più disagiati delle grandi città. Il grido di disperazione giunge fortissimo dal Quartiere S. Valentino di Andria:

Uno dei quartieri più densamente popolati della città federiciana ma anche quello che, nei decenni, ha subito più di tutti gli altri l’inerzia, la trascuratezza e l’assenza della politica e delle istituzioni, con ritardi e moltissimi limiti che hanno causato una situazione di enorme emarginazione che oggi, a causa dell’emergenza da Coronavirus, sta esplodendo in tutta la sua evidenza.  A parlare, tenace ed inarrestabile come sempre, il fondatore storico del Comitato di Quartiere S. Valentino, il signor Pietro Canicelli, il quale nonostante la sua età e proprio mentre dovrebbe godere della serenità che si deve doverosamente a chi ha vissuto una vita di duro lavoro e di sacrifici, continua a preoccuparsi per le migliaia di famiglie del quartiere che oggi vivono nella disperazione. Il signor Carnicelli, infatti, ha dichiarato:

invito il Commissario Straordinario della città di Andria, il dott. Gaetano Tufariello, il Prefetto della Provincia Bat ma anche il Governatore della Regione Puglia e tutte le figure istituzionali a fare presto. Fare presto significa erogare immediatamente non solo i fondi stanziati e destinati ai Buoni Spesa ma anche gli altri contributi previsti a livello regionale e nazionale a sostegno delle nuove povertà. Fa un po’ ridere se non fosse drammatico parlare di “nuove povertà” in un quartiere qual è quello di S. Valentino dove la parola povertà fa parte di un quotidiano che nessuno dei politici e delle istituzioni ha mai voluto vedere, bendandosi di fronte al disagio delle famiglie e ad un tasso di disoccupazione che, proprio nel nostro quartiere, è definito tra i più alti dell’intera nazione. Le condizioni di abbandono vissute per quarant’anni hanno portato ad un’emarginazione fisica ma anche sociale che oggi, con questa crisi esistenziale, stanno scoppiano ed anche oggi sono pochi coloro che se ne stanno accorgendo e che ci stanno sostenendo. Poiché siamo persone dal cuore grande e sappiamo riconoscere il bene, quello vero, dobbiamo ringraziare dal profondo del cuore quanti continuano a spendersi per il nostro Quartiere: don Michelangelo Tondolo, il nostro Parroco, instancabile nel suo impegno, sempre vicino e sempre disponibile con tutti noi residenti. Il ruolo fondamentale delle istituzioni scolastiche presenti nel quartiere; un corpo insegnanti che nella loro missione quotidiana dispensano sapere, conoscenza, formazione ma anche tanta umanità e vicinanza per tentare, con enormi difficoltà, di contribuire alla formazione di quelli che saranno i cittadini adulti del domani, per cambiare anche una mentalità diffusa che ha contribuito a determinare le condizioni odierne” – Carnicelli ha concluso così:

Un grazie anche a tutti coloro che, in silenzio, con tenacia e perseveranza, in questi giorni stanno mostrando vicinanza al nostro quartiere: la sensibilità e l’amicizia di altri Comitati di Quartiere cittadini e soprattutto la benevolenza di associazioni ma anche di singoli cittadini andriesi che ci sono vicini e ci stanno anche aiutando nella lotta quotidiana a quella che è diventata una vera e propria guerra di sopravvivenza, soprattutto alimentare. A tal proposito il nostro grazie ai commercianti del quartiere ma anche a quelli che, tramite le associazioni, fanno quel che possono ma comunque non si sottraggono a mandare segnali di cui tanto abbiamo bisogno. Spero che da questa tragedia fiorisca quella nuova stagione della bellezza, dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà mancata per tanto tempo ed alle quali ci eravamo un po’ tutti disabituati. Sono sicuro che ce la faremo perché abbiamo il dovere di farcela. Ce lo chiedono i nostri figli, i nostri nipoti e tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione ma anche con occhi nuovi verso un mondo nuovo – conclude Carnicelli.”

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