Andria: i randagi non sono “mostri” ma cani più sfortunati che vanno gestiti nel modo giusto

Il fenomeno randagismo torna a farse sentire a cause dei numerosi casi segnalati nelle ultime settimane in città:

Oltre all’episodio legato all’area che circonda ilf requentato sito di interesse storico-culturale-turistico di Castel del Monte, infatti, in città molteplici cittadini hanno segnalato casi discutibii di branchi di cani randagi che avrebbero attaccato gli animali domestici o causato situazioni spiacevoli, talvolta anche con il ferimento di alcune persone. E’ ancora fresca la ferita per il cane di proprietà privata ucciso nella zona PIP alcune settimane fa, mentre, recentemente, un’insegnante del territorio ha lamentato grossi disagi per lei e per la sua cagnolina. Tuttavia, vista la circostanza creatasi nel tempo, ci sembra doveroso ribadire un concetto volto a promuovere soluzioni costruttive, attraverso chiare precisazioni che, auspichiamo, possano essere condivise dalla cittadinanza:

I cani randagi non sono “diversi” da quelli custoditi nelle case e che passeggiano al guinzaglio dei loro proprietari: sono solo colpiti da disagi che li spingono, in alcune circostanze, ad assumere atteggiamenti aggressivi e territoriali. Non si può paragonare questo contesto a quello degli animali selvatici, molto meno propensi ad avvicinarsi all’uomo (basti pensare gli altrettanto “demonizzati” lupi, che, diversamente dai cani randagi, non si azzardano praticamente mai ad avvicinarsi agli esseri umani, preferendo dileguarsi nel loro habitat). Questo accade perché i cani, diversamente dai loro “cugini” selvatici, necessitano della presenza umana. Diversamente, cresceranno con disagi in branchi poco organizzati. Cosa spinge questi animali di città ad assumere comportamenti per noi inacettabili e preoccupanti? Talvolta, un atteggiamento particolarmente territoriale e difensivo può essere concausato ad una mancata sterilizzazione (che spinge i maschi ad assumere un comportamento particolarmente difensivo nei confronti di eventuali esemplari femmine). A questo, poi, si aggiungono traumi che questi animali randagi possono aver subito:

incidenti, bastonate da parte di persone insensibili, atteggiamenti scontrosi e minacciosi nei loro confronti potrebbero compromettere il loro stato psico-fisico, portandoli ad assumere comportamenti che noi persone non siamo affatto abituato ad accettare. Situazioni spiacevoli che non possono essere risolti con “arresti” di animali che non hanno colpa se non la sfortuna di essere nati per strada. Che fare? La soluzione sarebbe quello di investire sui nostri concittadini giovani e/o meno giovani ma comunque qualificati e volenterosi: guide cinofile, guardie ecozoofile e volontari di svariate realtà animaliste ed ambientaliste che potrebbero essere incentivati a seguire regolarmente questi randagi, in modo da monitorare costantemente le loro attività e risolvere così le eventuali criticità. In alcuni casi, i cani diventano più “combattivi” poiché spinti da istinti naturali (fame compresa) e quindi, viste le circostanze, una campagna di microchippatura non sembra affatto una soluzione completa. I nostri amministratori potrebbero trovare un accordo costruttivo e trasparente e duraturo con i volontari animalisti del territorio, introducendo piccole ma significative convenzioni capaci così di garantire un servizio di sicurezza e sensibilizzazione in più, abbinandolo anche ad una potenziale offerta occupazionale sostenibile, da affiancare alle figure ufficiali. Sarebbe anche opportuno valutare l’uso di fondi del PNRR non solo per la realizzazione di opere pubbliche ma anche per investire su attività annuali volte alla tutela ambientale ed alla vita animale: è evidente che Andria – città dalle numerore potenzialità – sia (purtroppo) ancora in preda all’abbandono di animali e rifiuti e questo fenomeno andrebbe contrastato anche con attività mirate e ben organizzate.

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