Andria, il messaggio senza tempo di Mons. Calabro: “non si va in paradiso direttamente ma per le azioni che si compiono ogni giorno”

Il 17 settembre 2010, sulle pagine della Gazzetta del Nord Barese, S.E. mons. Raffaele Calabro, allora vescovo di Andria, intervenne facendo presagire qualcosa di importante. Il fulcro del suo intervento stampa era tutto incentrato su due imperativi: “No alla doppia morale” e “L’impegno dei laici nella Società”. Durante la presentazione del Programma Pastorale Diocesano l’allora Vescovo incitava i laici all’impegno e a non restare afoni, parlando di etica e di valori. Mons. Raffaele Calabro bacchettò apertamente e chiaramente, senza mezzi termini, coloro che sono usi ad utilizzare la doppia morale in privato e in pubblico”  – ricorda Savino Montaruli (Unimpresa Bat – associazione “Io Ci Sono!” di Andria). 

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Che dire poi del concetto espresso sulla “moralità pubblica”? Mons. Calabro affermava:

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“La moralità pubblica (connessa strettamente con quella privata, spesso chi vive una vita dissoluta risulta anche ladro e corruttore in ambito pubblico) obbedirebbe ad altra legge (quella del consenso popolare), avulsa dai comandamenti”.

“Parole che sono, oggi più che mai, la massima espressione di un’analisi sintetica ma eccezionalmente efficace rispetto al ruolo che in politica i laici svolgono o devono svolgere ai nostri giorni. Coloro che abitualmente operano in ragione del consenso diffuso, traendo maggiori vantaggi personali e di lobby dall’esercizio delle pubbliche funzioni dovrebbero sentirsi i più colpiti e sono sicuramente i più indegni rispetto al grave danno morale e sociale che deriva da tali comportamenti. Ad onor del vero quel messaggio dell’amato ed indimenticato mons. Calabro è stato accolto ma forse dalle persone sbagliate che, evidentemente, avevano la sola, subdola ambizione di entrare a far parte del cerchio magico, come in realtà poi accaduto nello scenario politico locale, falsamente rinnovato e per nulla “stravolgente”. Anzi, a sentire i nomi che circolano quali pretendenti al passaggio delle chiavi di Palazzo San Francesco ce ne sarebbero di analisi da fare. Se poi andiamo ancora oltre e guardiamo ai “manovratori” allora il quadro si tinge di tinte molto fosche.

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“Tornando all’analisi ed alle esternazioni di mons. Calabro, quando egli affronta il tema legato all’economia e alla gravissima crisi occupazionale giovanile lo fa con una chiarezza unica, affermando: “favorire l’occupazione giovanile, il commercio equo e solidale, la Banca Etica e il rispetto dei giorni festivi in riferimento al lavoro, criticando fortemente il falso valore attribuito ai centri commerciali quali nuovi luoghi dove consacrare la domenica e i giorni festivi”. Con queste sue parole l’allora Vescovo non poteva che riferirsi direttamente alle classi dirigenti e politiche che hanno avuto gravissime responsabilità in tal senso, assoggettandosi ai forti gruppi di potere per evidenti motivi di interessi economici ed elettorali. Qualche giorno dopo, domenica 19 settembre 2010, al temine della tradizionale processione dei simulacri dei Santi Patroni, lo stesso Vescovo, in Piazza Vittorio Emanuele II (Piazza Catuma) tornò sul “tema” e tenne un discorso rivolto a tutti i cittadini di Andria. Questa volta non più pensieri affidati ad uno scritto ma la viva voce del Prelato che rincara la dose e si rivolge espressamente e direttamente ai politici e governanti della città di Andria, esprimendo parole di verità e parlando espressamente di malavita, droga, insicurezza e violenza di tutti i tipi. Parlava delle Parrocchie come barometro del clima spirituale ma anche dei problemi di tutta la città, quindi chiese vivamente alle Autorità di tenere presente il parere della Comunità Ecclesiale nel suo insieme, introducendo, in questo modo, un’altra delle prerogative dei cittadini, palesemente e continuamente violate: quella relativa al Diritto di Partecipazione alla vita pubblica e alle scelte amministrative. Entrò nel merito della questione relativa alla vivibilità della città e al suo degrado sociale affermando che “ancora la nostra città non ha risolto il problema né del centro né delle periferie”, con un chiaro invito a cambiare rotta. Ancora invitò gli Amministratori ad evitare di “giustificare” i mancati interventi con motivazioni di natura tecnica o economica, di cifre e contabilità perché evidentemente le cose non sempre sono così interdipendenti ma hanno origine nelle “scelte” che vengono operate”. Un gran bel discorso rivolto ai cittadini, alla stessa Comunità Ecclesiale ma evidentemente soprattutto agli amministratori e politici della nostra città; parole indirizzate in più direzioni che non potevano lasciare insensibili e sordi. Oggi quelle parole, ancora e più che mai risuonano nella loro strettissima attinenza all’attualità. Nulla è cambiato in questi sette lunghi anni, anzi il peggioramento proprio di quelle condizioni di degrado denunciate da mons. Calabro sono all’ordine del giorno della discussione urbana sulla qualità della vita in città. Questo senso di mancato ascolto delle sue “raccomandazioni”, anche negli ultimi anni di malattia di mons. Calabro, lo rendevano triste e consapevole di non essere riuscito a modificare, neppure per poco, quel sistema chiuso ed elitario della politica cittadina con tutti i suoi difetti e senza alcuna propensione all’ammissione di errori e di responsabilità. L’ultimo monito di Mons. Raffaele Calabro fu: “non si va in paradiso direttamente ma per le azioni che si compiono ogni giorno”.

“Quelle sue ultime parole,” – ricorda Montaruli – “in quel discorso che scosse la Società Civile andriese ma che non toccò minimamente l’arroganza e la sfacciataggine di chi avrebbe voluto apparire nuovo ma che nuovo non lo si è dimostrato, credo bastino per indurre tutti noi, ancora una volta, ad una profonda riflessione sul futuro di questa nostra città“.

 

Già nella giornata di ieri, Montaruli aveva diffuso il suo ricordo personale su Mons. Calabro:

L’ultima volta l’ho incontrato il 20 aprile 2011, nel suo ufficio della Curia Vescovile di Andria. Fu l’occasione per presentargli la rinascita della “Banda Musicale Città di Andria – M° Francesco Zingarelli” che contribuii a ricostituire con altri storici esponenti musicanti andriesi, in primis il Presidente, signor Lorenzo Prodon. Monsignor Calabro, per chi lo ha ben conosciuto, ero un uomo pragmatico e molto concreto, al punto che taluni lo giudicavano troppo “distaccato”. Invece non era così. Anche in quell’occasione venne fuori tutta l’umanità di Mons. Calabro e ci confessò di avvertire moltissimo il senso di disagio che gli provocavano le sue condizioni precarie di salute. Persino quando avrebbe dovuto scattare la foto ricordo di quel bell’evento sottolineò questa difficoltà”.

“Quella fu solo l’ultima occasione in cui incontrai mons. Raffaele Calabro mentre, precedentemente, quanto era ancora Vescovo in pienissima efficienza, immancabile nelle sue esternazioni pungenti e mai fuori luogo tipiche della sua sopraffina intelligenza con spunti di ironia molto pertinenti e mirati, ebbi modo di scambiare con lui, in più occasioni, opinioni, pensieri su argomenti di attualità che investivano la nostra Comunità. Dalle condizioni in cui versava lo stato sociale cittadino ai tempi in cui i procuratori, sui giornali, additavano Andria essere “città mafiosa”, in seguito ai gravissimi episodi di sangue, di guerre tra bande e famiglie e pure di degrado sociale che in realtà hanno caratterizzato più di un ventennio di storia cittadina. Un periodo che è coinciso con la sua carica di Vescovo che è cominciata proprio ad Andria nei primi giorni di gennaio 1989“.

Fu proprio da un nostro approfondimento tematico che il 2 agosto 2005 volle intervenire, con una nota pubblica, a me indirizzata, poi pubblicata sugli organi di informazione. Si trattava del delicatissimo tema delle aperture domenicali e festive degli ipermercati e dei negozi. La mia battaglia divenne storica su questo fronte, con la città di Andria che mai è andata oltre i “minimi di legge” sulle aperture dell’ipermercato perché ciò mai è stato consentito, nonostante questo mi sia costato, a distanza di poco tempo, addirittura il posto di lavoro di funzionario di primo livello in un’organizzazione sindacale che, evidentemente, non approvava questa mia ferma decisione che invece trovava il consenso di tutti i tantissimi associati e piccoli commercianti andriesi. Naturalmente fui io ad andar via, per giusta e legittima causa ed ancora aspetto il mio fondo T.F.R., dopo quasi trent’anni di onorato lavoro in quell’Associazione di Categoria”.

“Tornando alla lettera di Mons. Calabro la sua posizione al riguardo fu ferma e decisa e si collegò benissimo ad un dibattito che poi ha investito tutta la Chiesa anche se con risultati praticamente nulli visto che la deregulation è stata poi totale ed a prevalere sono stati i pesi politici ed economici messi in campo, a tutto vantaggio delle Società Cooperative, dei Grandi Gruppi Commerciali, di Associazioni collegate e compiacenti e delle MultinazionaliSe dovesse capitarvi di rivedere qualche suo discorso, in piazza Catuma, sui temi sociali e politici cittadini, anche recenti, in occasione delle Feste Patronali, fatelo e capirete tutta la profonda intelligenza di un uomo che apparentemente si mostrava distaccato ma con un cuore grandissimo e di grande sensibilità d’animo.Io ho avuto il piacere e l’onore di verificarlo ed ho ancora la fortuna di poterlo testimoniare. Ciao, Vescovo emerito della città di Andria” – conclude Montaruli. La lettera ricevuta all’epoca: