Andria: il Sindaco fa bene a parlare di Papparicotta, ma quelle “forze esterne” non siano l’anticamera di una privatizzazione potenzialmente dannosa

Nei giorni scorsi, il Sindaco di Andria Giovanna Bruno ha reso noto dell’esito di un costruttivo incontro avvenuto a Palazzo di città con i responsabili territoriali di Confindustria. Un incontro molto interessante che va ben oltre frasi e le osservazioni di circostanza poiché arricchito di annunci alquanto decisivi per il destino economico della nostra comunità:

L’azienda agricola situata in agro di Andria, un tempo gestita dalla Provincia di Bari ed oggi dalla Provincia BAT, osservava il Sindaco Bruno, “è in stato di abbandono e potrebbe essere fonte di particolare pericolo di contagio e malattia per le superfici olivetate lì presenti. C’è stato detto che è stato nominato un agronomo per valutare lo stato dell’azienda e pensare al suo rilancio, ma c’è un gruppo di aziende preoccupate perchè quello è un cuore pulsante produttivo per il nostro agro e il nostro olio Dop. Quindi non staremo fermi. Analogamente abbiamo sollecitato ieri, durante l’incontro che si è tenuto a Barletta, anche il Prefetto sui temi della sicurezza. E quanto alla nascita di nuova impresa occorre semplificare e velocizzare le procedure per nuovi insediamenti o per l’ampliamento di quelli esistenti”. Ma, tra le affermazioni del Sindaco, vi è un particolare dettaglio che fa riflettere sulle potenziali modalità di rilancio:

“Il rilancio e lo sviluppo passano – ha detto anche il Sindaco – attraverso la riqualificazione di molte delle nostre strutture comunali, un processo che deve coinvolgere forze esterne. Quanto a Papparicotta siamo intervenuti per difenderne la storia e la sua ricchezza e va difesa perchè non si fanno affari sulla storia di una comunità. La Provincia Bat ha colto il segnale e anche se non abbiamo consiglieri presenti nel Consiglio siamo intervenuti rapidamente sulla Provincia. Non rinunciamo a fare e dire il nostro: siamo il quarto comune più grosso in Puglia , meritiamo attenzione e rispetto. Anche per questo valorizziamo ogni nostro asset, anche puntando sulla green economy, su Montegrosso, porta del Parco della Murgia, scelto come “Borgo della Salute”, sulla sua valorizzazione enogastronomica” – aveva concluso l’avv. Bruno. L’attenzione ricade proprio su quelle “forze esterne”. Un termine che può essere facilmente interpretato, ad esempio, come l’intervento di un’istituzione esterna se non, ad esempio, ad un grande gruppo o di una cooperativa di privati. La problematica nasce proprio da questo bivio: sarebbe meglio lasciare la gestione dell’azienda agricola Papparicotta in mani pubbliche, oppure trasformarla in un’azienda privata o comunque gestita da privati? Per il ricercatore ecologista Nicola Montepulciano – che nei giorni precedenti all’incontro pubblico aveva inviato al nostro blog un’attenta analisi sull’attuale condizione della struttura – la soluzione ideale sarebbe da individuare esclusivamente attraverso una gestione pubblica attraverso  un maggiore sfruttamento delle potenzialità che la struttura offre:

Nella sua relazione autonoma, Montepulciano aveva infatti parlato, ad esempio, di prodotti caseari di una miscela di latte bovino – caprino. Un’idea che potrebbe affiancarsi all’olio Dop. A questo, poi, potrebbe aggiungersi la produzione di miele locale di alta qualità (influenzato inevitabilmente dalla presenza di specie botaniche autoctone che donerebbero profumi e sapori unici) e la coltivazione di frutta e verdura in via di estinzione o di qualità superiori. Se tutto ciò fosse arricchito, ad esempio, con l’introduzione di un’etichettatura finalizzata a promuovere la produzione locale, il solo incasso prodotto dalla vendita di questi prodotti d’alta qualità potrebbe almeno in parte consentire alle istituzioni di evitare una privatizzazione totale della struttura creando non più un “peso” ma piuttosto un’occasione di riscatto economico ed istituzionale. Una grande risorsa che non andrebbe più considerata come una “patata bollente”. Si pensi, ad esempio, del grande potenziale di assunzione di personale che potrebbe aiutare i giovani a formarsi e a lavorare nel proprio territorio piuttosto che promuovere il cosiddetto triste fenomeno della “fuga dei cervelli”. Il salvataggio dell’azienda potrebbe poi essere consolidato anche attraverso l’individuazione di  fondi dall’Unione Europea, ad esempio nell’ambito dei progetti “LIFE 2000”, che garantirebbero così una vita prospera all’insegna della gestione pubblica. Una struttura – quella di Papparicotta – che potrebbe persino ospitare contemporaneamente un centro recupero di fauna locale, nello stile già sperimentato da anni a Bitetto, dove vi è il Centro di recupero dell’Osservatorio Faunistico Regionale. In quest’ultima ipotesi, oltre a professionisti in ambito agricolo, si aggiungerebbero anche ricercatori e maturandi delle svariate discipline legate alla zoologia, biologia e botanica. Un polo per universitari. Con un ulteriore fondo regionale o nazionale, si potrebbe quindi aggiungere ulteriormente un pilastro per garantire lunga vita alla struttura. L’auspicio, dunque, è che le istituzioni possano intervenire in maniera intelligente, rivalutando Papparicotta in maniera strategica ed evitando invece una svendita ai privati. Il futuro di questa grande struttura sarà, con molta probabilità, oggetto di ulteriori osservazioni (sia da parte istituzionale che da parte nostra). Ringraziamo sia il Sindaco per la sensibilità dimostrata a questa realtà ma anche il nostro concittadino Nicola Montepulciano per la sua decisa indole difensiva nei confronti del patrimonio pubblico del nostro territorio.

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