Andria: “la tassa rifiuti andrebbe abbassata visti i blocchi imposti dal Governo che hanno causato danni economici”

Le cartelle di pagamento della Tari in questi giorni stanno arrivando nelle case degli andriesi. Stessa cosa per quanto riguarda naturalmente gli esercizi commerciali. Il problema è che, oltre ad esserci un incremento della tassa, non c’è stata nessuna agevolazione per tutte quelle categorie che durante il lockdown hanno dovuto tenere chiuse le proprie attività. Da marzo a maggio, come è evidente, non sono stati prodotti rifiuti perché le attività erano completamente ferme al palo:

“Tutte le categorie sono in subbuglio, a cominciare dai bar e ristoranti. Abbiamo bisogno di fare chiarezza ma soprattutto è necessario che ci sia immediatamente una revisione dei calcoli per chi ha dovuto chiudere la propria attività commerciale. La tassa andrebbe stimata in base ai giorni di lavoro, considerando quelli di stop, perché altrimenti i commercianti pagherebbero per un servizio di cui non hanno usufruito. Ma non solo, questa volta il pagamento (indipendentemente dall’ammontare) è stato stabilito in due soluzioni e non in tre rate come è sempre stato. Dunque, ci sono commercianti che si troveranno a pagare due o tremila euro da aggiungersi alla tassa che dovranno versare per le proprie residenze. Insomma, una situazione davvero insostenibile per alcuni”, spiega il presidente della Confcommercio di Andria, Claudio Sinisi. Queste sono le ragioni per le quali l’associazione ha inoltrato al commissario Gaetano Tufariello una richiesta di incontro in cui parlare dell’incremento della Tari, per chiedere una maggiore rateizzazione della tassa e soprattutto la rimodulazione del tributo per tutte quelle attività che a causa del Covid sono rimaste chiuse. “Speriamo che il Commissario ci convochi presto visto che la scadenza della prima rata è imminente”, conclude Sinisi.

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