Andria: migrante chiede elemosina ad anziano con la pensione minima. Il racconto: “non è facile dir di no”

Nella foto: il signor Vincenzo Santovito

Non è facile dir di no quando di primo mattino, pomeriggio o sera, vagando per vie della mia città, per motivi vari ai lati delle strade, sui marciapiedi, spesso e volentieri ci si incontra con amici, parenti, familiari, colleghi assopiti nel silenzio si discute del più e del meno. A volte si sosta sotto un albero dove si odono i cinguettiii dei passeri; si possono fare incontri inaspettati” – comincia così il racconto del signor Vincenzo Santovito, cittadino andriese.

“Capita spesso,” – prosegue Santovito – “sul limitare di una via al selvaggio profumo dell’aria di trovarsi con alcuni passanti e, con un saluto riverente e rispettoso, ad un inaspettato inizio di discorsi. Ciao, come stai? Benino e tu? Lo scambio di informazioni si susseguono, poi ci si accorge chi hai di fronte non vaga con parole senza senso, non naviga nel buio, si sfoga svelando i suoi passati recenti racchiusi in un cuore malinconico, intriso di dolori dovuti ai patemi per la scarsa salute. A volte non si sa se si deve parargli quanto dice oppure rimanendo ad ascoltarli. Un fugace tremito mi impedisce di allontanarmi e rimango, ascolto”.

“Chi mi sta di fronte conosce anche i miei patemi. Incominciamo a sbottonarci, ognuno si racconta. “Io ho subito lo stesso tuo intervento chirurgico, adesso mi sto curando e attendo di essere sottoposto ad un trapianto di cuore”. L’altro amico: “io mi sono sottoposto diverse volte a trapianto di reni, nonostante tutto non riesco a fare a meno di sottopormi a dialisi, continuamente”. L’altro amico: “io ho un figlio sordomuto e vive con me, non trovo una sistemazione adeguata al suo problema”. Poi c’è chi è stato colpito da ictus. Chi ha un figlio di trentasei anni colpito dalla Sla e ancora un ragazzo che, per natura congenita, soffre di timidezza e vive con la madre con una misera pensione di reversibilità e tantissimi altri ancora. L’elenco è lunghissimo e vastissimo. Non siamo quattro amici seduti al bar raccontando frottole, criticando qualcuno, parlando di malapolitica o di sport. No, siamo padri di buone e decenti famiglie abituati a spezzarci la schiera per i figli e la famiglia, preoccupandoci di come tirare a campare e non far mancare nulla. I disagi economici ci sono e sono tantissimi”.

“Oltre ad essere assistiti sanitariamente si ha bisogno di un sussidio economico che nessuno ti può garantire, ad eccezione chi per fortuna riesce a campare con quel po’ di pensione che si percepisce. Nel mentre ecco che si avvicina un energumeno di uomo di colore alto un metro e novanta circa, ben aitante che chiede monete. Al primo impatto ci si sente un po’ a disagio, poi notando bene si ha la netta sensazione di essere preso in giro in quanto chi chiede monete asserisce di essere a digiuno ed ha fame”.

“Chiede con tracotanza un euro e non è la prima volta. Nei nostri cuori e nei nostri occhi non c’è follia e non beviamo vino di papavero selvatico. Non siamo sciocchi e non ridiamo alle loro spalle restando immobili sotto l’ombra di un albero. I nostri piedi sono stanchissimi per la fatica che i nostri cuori hanno dovuto e stanno sopportando il loro peso. Come possiamo farci capire a tutta questa gente che viene da paesi lontani e a noi del tutto sconosciuti che moltissimi di noi si conoscono e mendicano modestamente? E non sempre ciò che si chiede si può ottenere; non è facile dir di no”.

Prendi quello che ti viene dalle nostre mani generose, altro non chiedere. Si, noi ti conosciamo, modesto mendicante. Tu chiedi tutto quello che si ha. Se tu qualche volta potessi levare sul mio viso i tuoi occhi renderesti la mia vita un po’ dolce. Ma se invece ci fossero soltanto sguardi crudeli non li terrei con me facendomi trafiggere il mio cuore. Si, modesto mendicante. Io ti conosco, tu chiedi tutto quello che si ha. No, in un mondo decrepito che vive di gioventù non è ancor tanto giovane da comprendere il vecchio” – conclude Santovito.