Andria: Palazzo Marchio torna a splendere. A proposito di bellezza e di palazzi otto-novecenteschi di Corso Cavour

Una nuova riflesisone basata su un pezzo di architettura storica della città – ma anche di decoro urbano e logica paesaggistica – ci giunge dal nostro concittadino ecologista ed appassionato di Storia locale, Nicola Montepulciano. Queste le sue osservazioni:

“Molti anni fa, Corso Cavour era una strada molto bella tanto da suscitare meraviglia nei forestieri. Vi erano palazzi otto-novecenteschi, uno era dotato di una bellissima scalinata semicircolare posta ad angolo c.so Cavour- viale Roma. Vi erano pure piccole abitazioni, alcune con giardino, pure belle a vedersi. Tutte costruzioni abbattute per far posto agli orribili palazzoni senza arte né parte. Tuttavia alcuni palazzi dalle belle facciate sono rimasti, ma non possiamo ammirarle appieno perché lecci e magnolie, improvvidamente messi a dimora a suo tempo, cresciuti di molto come tutti gli alberi da ombra, impediscono quasi completamente la visione” – ha osservato Montepulciano che ha proseguito:

“Il palazzo Marchio di c.so Cavour è uno di questi. Fu progettato dall’ing. Ceci e terminato nel 1907. Per una fortunata coincidenza è possibile ammirarlo seppur parzialmente. Tolta l’impalcatura a conclusione del restauro della facciata e per la più che energica potatura dei 5 lecci malvegetanti (uno era rinsecchito) sull’antistante marciapiede è possibile ammirarla in buona parte. E un sapiente restauro ha reso in pieno lo splendore originale. Lo stile architettonico da alcuni è definito “ eclettico “, da altri “ Liberty “ , ma al di là di questa piacevole disputa, la facciata, va ripetuto, è splendida. Questa mostra un bellissimo balcone centrale con tre portefinestre rientranti. Gli stipiti della finestra centrale sono più robusti perché sono in comune con gli altri due laterali, sicché gli stipiti sono quattro e non sei. Terminano a mo’ di capitello dove sono scolpiti graziosamente foglie di acanto; su questi poggiano gli architravi ad arco delle tre finestre. Il balcone mistilineo è balaustrato, infatti, è costituito da balaustri finemente e classicamente sagomati. Due finestre, una per ciascun lato del balcone, hanno il parapetto pure balaustrato” – ha ricordato Montepulciano, che ha quindi proseguito:

“Sulle tre finestre del balcone vi è un’unica cornice lineare aggettante sulla quale insistono due volute baroccheggianti unite per la parte delle spirali e sopra il punto di unione è collocato lo stemma di famiglia. Sotto questo balcone ve ne è un altro, pure di gran bellezza, ma come per il resto della facciata non si descrive perché, per descriverla compiutamente in tutti i finissimi artistici particolari architettonici, bisognerebbe occupare più di una intera pagina. E’ da sottolineare che le piante, a sviluppo arbustivo, messe a dimora nel piccolo ma vezzoso giardino antistante la facciata, ne deturpano la parte inferiore e ne limitano quasi completamente la vista, balcone compreso. E’ auspicabile che vengano tutte eliminate, in primo luogo le palme nane, che intanto crescono malissimo, sbilenche, per mancanza di spazio. Questa specie di palma (probabilmente Chamaerops humilis L. ) ha le foglie con un lungo picciolo pieno di aculei eretti e pungentissimi; se una foglia dovesse malauguratamente cadere in faccia ad un passante può danneggiarla in modo grave. Al loro posto sarebbe opportuno mettere a dimora varie specie di rose di diverso colore e due piante di acanto. Esalterebbero ulteriormente la splendida, unica facciata. Proprio ieri 26 gennaio il Comune ha provveduto ad eliminare il leccio rinsecchito (speriamo non sia più sostituito), insieme alla potatura, piuttosto energica, degli altri 4 lecci. Tutto questo ha reso meglio visibile una buona parte della facciata. A mio parere andrebbero eliminati (un altro ancora sta seccando), per permettere di godere della bellezza di tutta la facciata. Chiaramente fu costruita per stupire. La bellezza, si sa, ingentilisce l’animo e aiuta a vivere con serenità” – ha concluso Montepulciano.

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