Andria: perché diversi alberi della villa comunale stanno morendo? L’esito della nuova analisi indipendente di Nicola Montepulciano

Un albero rinsecchito: piantumato troppo vicino agli altri alberi, è costretto a vivere in una condizione sfavorevole

Villa comunale di Andria o giardino pubblico? Questa la domanda che ci siamo posti leggendo le prime righe del nuovo intervento di Nicola Montepulciano: l’attivista ecologista andriese – che in passato ha ricoperto anche il ruolo di Presidente della sezione andriese di una nota associazione ambientalista internazionale – ha nuovamente impegnato autonomamente molto del suo tempo e senza incentivo alcuno per un censimento autonomo di una parte delle specie arboricole presenti nello storico polmone verde cittadino, con particolare attenzione per quegli alberi che stanno pagando con la sofferenza quellevidente mancanza di visione ecologica di coloro che, nei decenni scorsi, avevano effettuato piantumazioni troppo ravvicinate e indiscriminatamente incentrate sulle conifere (pini, cipressi ecc), capaci di contrastare la normale crescita delle piante autoctone e/o più indonee al contesto. Una situazione non tollerata da chi, come Montepulciano, ricercatore autodidatta dall’animo conservazionista, vorrebbe ammirare una villa comunale degna del suo termine, caratterizzata da una distribuzione delle specie più intelligente, adatta sia al contesto urbano che a quello ecologico. Per questo, riportiamo di seguito il risultato della sua nuova ricerca. Si tratta di un aggiornamento di quanto effettuato già in passato dal nostro stesso concittadino che ancora oggi, come negli anni scorsi, continua a promuovere una coscienza ambientale basata sulla ricerca scientifica, evitando invece posizioni illogiche e mancanza di prospettiva. Attraverso questi articoli è possibile ricostruire la storia della villa comunale (o meglio, giardino comunale) seguirne la sua evoluzione nel tempo. Di seguito, il nuovo intervento di Montepulciano:

In pochissimo spazio furono piantati 3 alberi, un pino e 2 tigli. Un tiglio è morto soffocato, non va sostituito.

«Il Giardino comunale “G.Marano” di Andria, accezione più giusta che non villa comunale, ospita notevole quantità di alberi, ma per la maggior parte appartenenti alla famiglia delle Pinaceae e delle Cupressaceae. Vi sono altre specie, invero, di famiglie diverse da quelle anzidette, ma non tante, fra cui Tiliaceae, Ulmaceae e Palmae. Altre specie di alberi, ancora, sono presenti singolarmente. La prima specie considerata è il tiglio, delle Tiliaceae, presente in buon numero prevalentemente in quella parte del giardino che, genericamente denominata viale principale, la si deve chiamare “asse centrale”, che divide il vasto Giardino in due parti non uguali, caratterizzate dalla presenza di aiuole tutte diverse nella forma e sinuose. L’asse centrale, per la precisione, insieme ad altre peculiarità, è una caratteristica, forse più significativa, del “Giardino all’ italiana”, che viene così diviso in due parti uguali. Le due parti, ancora, sono suddivise in aiuole simmetriche bilateralmente in forme geometriche rigorosamente ben definite. Perciò il nostro non può entrare nel novero del Giardino all’italiana. Contiene ( meglio sarebbe dire conteneva), un certo numero di altre caratteristiche (tipiche) del Giardino all’italiana, (alcune ora distrutte) insieme a caratteristiche proprie di altri stili, come il Giardino inglese e altri stili ancora e tutto questo fa sì che il nostro possa (poteva) essere definito “Giardino paesaggistico”- “Giardino eclettico”, così come fu progettato. Una prima idea di “asse centrale”, non chiaramente espressa, vi era nel famosissimo “Portico di Pompeo” (55 a. C.) con passeggiata alberata, modello imitato fino a tutto il periodo dell’Impero romano. Cadde in disuso, per vari motivi, in tutto il Medioevo, per poi essere ripreso e tornare in auge nel Rinascimento e oltre. Molto probabilmente i viali del Portico di Pompeo erano alberati con platani» – osserva Montepulciano che ha quindi proseguito:

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«In LARGO 25 APRILE vi è l’ingresso principale del Giardino pubblico comunale di Andria e appena superato inizia l’asse centrale, denominato VIALE 2 GIUGNO, che porta direttamente a PIAZZALE DELLA REPUBBLICA, antistante l’ingresso principale dello Stadio Comunale che è monumentale. Perciò l’Asse centrale collega(va) direttamente lo stadio alla città. Misura 295m, come pure le due passeggiate alberate affiancate a dx e sn; sono alberate a tigli disposti a coppia per tutta la lunghezza a formare un doppio colonnato vegetale su entrambi i lati. A partire dalla primavera quando i rami si rivestono di foglie a base cordata, diventano “colonnati pergolati” ombrosi e anche molto profumati quando, un po’ più tardi, emettono fiori di un bel giallo pallido. Purtroppo, furono piantati a 5-6m di distanza fra loro, secondo i criteri in uso in quel periodo, anni ‘50 – ‘60, che perdura ancora oggi e con presenza di pini ai lati sempre distanti 5-6m, in certi punti quasi a ridosso. Tutti questi modi di mettere a dimora gli alberi hanno creato e creano notevoli problemi di tenuta. La passeggiata alberata destra è formata da 103 tigli vegetanti e 5 morti da eliminare quanto prima, senza sostituirli, mentre sul lato sinistro 106 sono quelli vegetanti, 4 quelli secchi da eliminare quanto prima e da non sostituire. Dopo aver superato due coppie di tigli del colonnato destro, vi è una prima deviazione, che immette in un vialetto, permettendo di raggiungere varie aiuole; ai bordi e all’interno di alcune di queste vi sono ancora 18 tigli vegetanti e ben 9 secchi da eliminare, ovviamente, “quam celerrime”. Ma alcuni tigli delle due passeggiate alberate e di quelli del vialetto sono sofferenti e crescono molto stentatamente offrendo un penoso spettacolo. In totale i tigli secchi sono 18, molti quelli sofferenti. Quali le cause della morte dei 18 tigli e delle sofferenze di altri? La prima è la mancanza di spazio, poi la presenza di pini, alcuni a ridosso dei tigli. Gli alberi da ombra hanno bisogno di tanto spazio e non necessitano di potature, ma, eventualmente, di “rimonda”. La mancanza di spazio induce a ritenere utile la potatura (come se fossero alberi da frutta) e questa procura, a lungo andare, tanti danni sino alla morte. I pini piantati vicino agli altri alberi li privano della luce non permettendo normale fotosintesi, causando ridotta produzione di ossigeno, scarso assorbimento di anidride carbonica, notevole riduzione di evapotraspirazione. L’altra causa è la competizione per la ricerca dell’acqua da parte delle radici: quelle dei pini ne impediscono l’assorbimento alle radici di altre piante. L’altra, ma non ultima causa, è che i tigli vegetano bene in luoghi umidi e freschi, condizioni impossibili nel nostro territorio» – ha aggiunto Montepulciano che ha quindi concluso così la sua analisi:

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«La conseguenza di tutto questo è che molte foglie dei tigli muoiono e cadono prestissimo, come si può osservare. Si può anche osservare benissimo come lo spazio lasciato libero dai tigli secchi viene sistematicamente occupato dai rami di tigli accanto vivi che così crescono più vigorosi, rendendoci un grande favore. Proseguendo sempre sul lato destro, superato il primo vialetto, inizia, proprio accanto al padiglione per anziani, il secondo, alberato ad olmi, alberi dalle originali foglie asimmetriche alla base. Questo tipo di alberatura costeggia il vialetto proprio dall’inizio, prosegue verso le fontane quadrigetto dell’Avis, si porta a sinistra fino a costeggiare l’anfiteatro. In tutto vi sono 21 olmi, più due secchi. Basta uno sguardo superficiale per comprendere il cattivo stato vegetativo e le relative cause. Mai come nel caso di questi olmi sono evidenti le orribili, verrebbe voglia di dire quasi strazianti, potature che li hanno ridotti nelle inguardabili condizioni in cui si trovano. I due olmi secchi, che al pari dei tigli, giacciono lì da molti anni sono la dimostrazione dell’incapacità delle varie amministrazioni succedutesi, compresa l’attuale, nel gestire il verde pubblico e in modo particolare il giardino pubblico. Ma ci vuole proprio tanto ad eliminare gli alberi secchi? Politici e tecnici (!) passati e presenti si sono mostrati e si mostrano a tal punto incompetenti nella gestione in modo particolare del Giardino pubblico, da non riuscire a capire che ne guadagnerebbe in bellezza semplicemente eliminando gli alberi secchi e quelli più malandati. Soltanto il sindaco Giorgino e l’assessore Lotito diedero prova di buona gestione del Giardino insieme al tentativo di cambiare alberatura stradale, e lo dimostrerò. Bravi tutti e due. Peccato che finì come finì» – ha concluso il nostro concittadino ecologista, Nicola Montepulciano, che ringraziamo per questo suo interessante contributo.

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