“Andria: quanti altri giovani si ammaleranno di cancro? A noi non sembrano pochi e vorremmo capire perchè”

Troppi malati di cancro in città, anche tra i giovani under 20” – uno dei messaggi diffusi nelle ultime settimane che ha fatto molto discutere. Da tempo sul territorio i cittadini andriesi lamentano un’insorgenza di tumori che dovrebbe risuonare come campanello d’allarme per le istituzioni locali. 

Varie le potenziali cause negli adulti: come riportato su un documento del Registro Tumori, ad esempio, il ruolo di una diversa esposizione a fattori di rischio può essere ipotizzato, nella differenza fra Piemonte e Puglia, che hanno un numero simile di abitanti ma un’incidenza di tumori del polmone tra le donne molto diversa (presumibilmente per una maggior abitudine al fumo di tabacco, nei decenni trascorsi, delle donne piemontesi rispetto alle pugliesi).

Ma cosa sta facendo ammalare i bambini? Fumo passivo a parte, le cause potrebbero essere individuate anche nelle emissioni delle automobili (diesel dichiarato “certamente cancerogeno”); la scorretta alimentazione (come eccessivo consumo di zuccheri, carni lavorate ed alimenti contenenti persino microscopici residui metallici) abbinata all’ingerimento di agenti inquinanti presenti negli stessi alimenti; le potenziali forme di inquinamento elettromagnetico (antenne della telefonia e simili) e probabilmente anche altre forme di inquinamento meno note e meno menzionate dall’opinione pubblica ma che forse andrebbero ulteriormente analizzate (eventuale inquinamento della falda acquifera, roghi illegali che producono diossina, materiali plastici utilizzati quotidianamente ma potenzialmente nocivi per la salute, materiali radioattivi).

Le cause passive dovrebbero però escludere quelle “attive”, ovvero abitudini scorrette dei più giovani che forse 20 anni fa erano più limitate rispetto alle generazioni di oggi.  Ricordiamo ad esempio il consumo di alcolici: inutile nascondere che in città anche i minorenni li consumano abitualmente e molto più di quanto non lo facevano i logo genitori. O almeno, questo è accaduto sino a poco tempo fa, quando l’amministrazione ha cominciato a sanzionare i venditori di alcolici che non si dimostravano responsabili alla vendita dei prodotti vietati ai minorenni. Tuttavia, la sensazione è che l’abitudine al bere sia ancora molto radicata nei minorenni andriesi. A questo inquietante proposito, ricordiamo come lo IARC, che si occupa anche della valutazione degli effetti degli agenti chimici e fisici sul rischio di cancro, ha da tempo classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. L’alcol è stato inserito nel gruppo 1, vale a dire quello in cui sono comprese le sostanze per cui esistono sufficienti prove scientifiche della loro capacità di influenzare l’insorgenza dei tumori. Da allora sempre più ricerche hanno chiarito il legame tra alcol e numerose forme tumorali: quello della bocca, della faringe, dell’esofago, della laringe, del seno, del colon, del fegato, del pancreas. Se questo fattore non escluderebbe gli adolescenti andriesi, ovviamente escluderebbe però i bambini, che quindi si ammalerebbero di cancro per altre ragioni apparentemente sconosciute. In alcuni casi si parlerebbe ad esempio di forme di leucemia

Se in una ricerca dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista Ecological Economics ha analizzato un paradossale collegamento tra Prodotto interno lordo e aumento dei casi di tumore in 122 Paesi del mondo a causa della presenza di agenti inquinanti potenzialmente o certamente cancerogeni negli ecosistemi urbani particolarmente industrializzati (ed evidentemente l’esempio di Andria non è tra i primi vista la mancanza di grandi industri inquinanti), in ambito specifico, ovvero quello riguardante l’incidente di patologie neoplastiche in soggetti particolarmente giovani è una tematica tutt’altro che chiusa ed ancora oggi oggetto di discussioni. Parliamo delle future generazioni che, per cause ancora da accertare, si ritrovano a combattere contro mali in troppi casi difficili da curare.

Tra coloro che lanciano costantemente appelli per la sensibilizzazione ricordiamo ovviamente l’associazione Onda d’Urto – Uniti Contro il Cancro ONLUS che si sta battendo per tentare di individuare le cause che stanno. Tra i suoi fondatori, anche il medico oncologo Dino Leonetti. Tra le varie associazioni, anche il circolo locale di Legambiente ha denunciato l’eccessivo inquinamento atmosferico alludendo così ad una delle potenziali concause dell’insorgenza di tumori in città. E se mentre l’amministrazione sta ampliando giustamente le zone a traffico limitato, ci sarebbe ancora molto da lavorare per tentare di individuare con estrema certezza la causa o le cause dei tumori tra i più giovani. 

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