Andria: sforati livelli inquinamento. Aumenta rischio tumori e diminuzione vita media? Lo dicono studi scientifici

Mentre la nostra redazione continua a segnalare la presenza di auto ovunque, persino li dove non potrebbero parcheggiare, nella città di Andria l’ARPA (l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente), grazie alla centralina sita in via Vaccina, ha registrato due sforamenti differenti negli ultimi giorni: PM10 e PM2. E’ quanto possibile constatare nell’aggiornamento mensile del grafico interattivo per quanto concerne le rilevazioni del 30 gennaio 2018. Per quanto riguarda il PM10, lo ricordiamo, il termine tecnico identifica “Particulate Matter” o “Materia Particolata“, cioè in piccole particelle riguardanti una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato, quel materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico (ovvero corrispondente al diametro di un’ipotetica sferetta di densità uguale a 1 g/cm³ ugualmente veicolata dall’aria) è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro. Circa il 60% dei PM10 è composto da particelle più piccole, dette PM2,5, le quali sono capaci di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni.

È costituito da polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol: esso, infatti, è un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole. Queste particelle presenti nell’atmosfera sono indicate con molti nomi comuni: polvere e fuliggine per quelle solide, caligine e nebbia per quelle liquide. Secondo ricerche sperimentali su pazienti di città USA e a Milano: il particolato riduce l’aspettativa di vita di 1-2 anni e in particolare di 0,77 anni ogni 10 µg/m³ di PM2,5; il PM10 aumenta l’asma tutto l’anno e le bronchiti in inverno (a causa degli idrocarburi policiclici aromatici); il PM2,5 è un probabile fattore di rischio per l’insorgenza di tumori. In una parte del grafico diffuso dall’Arpa Puglia, sono riportati due sforamenti del Pm10:


La nocività delle polveri sottili dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio:

oltre i 7 µm: cavità orale e nasale
fino a 7 µm: laringe
fino a 4,7 µm: trachea e bronchi primari
fino a 3,3 µm: bronchi secondari
fino a 2,1 µm: bronchi terminali
fino a 1,1 µm: alveoli polmonari
Infatti le particelle di maggiori dimensioni non rappresentano un grave problema per la salute per due motivi: il primo è che, data la velocità con cui sedimentano, il tempo di esposizione è assai ridotto, e il secondo è che le particelle più grosse vengono efficacemente filtrate dal naso mentre quelle più piccole (come nel caso del PM1) possono persino raggiungere gli alveoli polmonari.

Dipende inoltre dalla loro natura chimica. In genere, le patologie legate all’inquinamento da polveri sottili sono riconosciute essere l’asma, le affezioni cardio-polmonari e la diminuzione delle funzionalità polmonari. La mortalità indotta dalle polveri sottili è oggetto di dibattito.

Stima dei morti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, basandosi su dati raccolti nel 2008, ha stimato che le polveri sottili siano responsabili di circa 2 milioni di decessi nel mondo all’anno[8]. Le polveri sottili causano 22000-52000 morti all’anno negli USA (dati del 2000)[9] e in Europa contribuiscono a circa 370 000 morti premature (dati 2005)[10] o circa 400 000 (secondo dati più recenti[11]. Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 5 µg/m³ di PM 2,5 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 18%, mentre cresce del 22% a ogni aumento di 10 µg/m³ di PM 10. Nell’ottobre 2013 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito l’inquinamento ambientale e le polveri sottili nel gruppo 1, cioè fra i cancerogeni per l’uomo. Secondo le linee guida dell’OMS del 2005 sulla qualità dell’aria, riducendo i PM 10 da 70 a 20 µg/m³, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno. La cosa più inquietante è proprio lo sforamento del valore del PM2, così come riportato dall’Arpa nello stesso periodo:

Se le PM10 possono essere inalate e penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe, infatti, le PM2,5 possono essere respirate e spingersi nella parte più profonda dell’apparato, fino a raggiungere i bronchi. Le polveri ultrafini potrebbero essere addirittura in grado di filtrare fino agli alveoli e ancora più in profondità nell’organismo e, si sospetta, entrare nel circolo sanguigno e poi nelle cellule.

  • PM10: diametro inferiore a 10 µm
  • PM2,5: diametro inferiore a 2,5 µm
  • polveri ultrafini: UFP, diametro inferiore ad 0,1 µm

Origine
Le fonti principali di polveri fini sono due:

  • fonti naturali
    • incendi boschivi
    • attività vulcanica
    • polveri, terra e sale marino alzati dal vento (il cosiddetto aerosol marino)
    • pollini e spore
    • erosione di rocce
  • fonti antropogeniche
    • traffico veicolare, sia dei mezzi diesel che benzina
    • uso di combustibili solidi per il riscaldamento domestico (carbone, legna e gasolio)
    • residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture
    • attività industriale

Il livello di concentrazione delle PM10 nelle aree urbane aumenta nel periodo autunno-inverno, cioè quando al traffico veicolare si aggiungono le emissioni di polveri derivanti dall’accensione degli impianti di riscaldamento, in modo particolare quelli alimentati a biomasse legnose. Le condizioni meteorologiche di questo periodo, inoltre, favoriscono un innalzamento del livello delle polveri fini. Fenomeni atmosferici come quello dell’inversione termica, infatti, causano lo schiacciamento delle polveri al suolo e ne impediscono la dispersione.

Effetti sull’uomo
Studi epidemiologici, confermati anche da analisi cliniche e tossicologiche, hanno dimostrato come l’inquinamento atmosferico abbia un impatto sanitario notevole; quanto più è alta la concentrazione di polveri fini nell’aria, infatti, tanto maggiore è l’effetto sulla salute della popolazione.

Gli effetti di tipo acuto, sono legati ad una esposizione di breve durata (uno o due giorni) a elevate concentrazioni di polveri contenenti metalli. Questa condizione può provocare infiammazione delle vie respiratorie, come crisi di asma, o inficiare il funzionamento del sistema cardiocircolatorio.

Gli effetti di tipo cronico dipendono, invece, da una esposizione prolungata ad alte concentrazioni di polveri e possono determinare sintomi respiratori come tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare e bronchite cronica. Per soggetti sensibili, cioè persone già affette da patologie polmonari e cardiache o asmatiche, è ragionevole temere un peggioramento delle malattie e uno scatenamento dei sintomi tipici del disturbo.
Studi condotti in materia hanno anche registrato un aumento dei ricoveri ospedalieri e della mortalità per patologie respiratorie e cardiache direttamente riferibili all’inquinamento da polveri.

Consigli di comportamento
Adottando un comportamento più consapevole tutti i cittadini possono contribuire quotidianamente alla riduzione dell’inquinamento da polveri fini, ecco alcuni consigli:

  • usare di meno e meglio l’automobile
  • far controllare periodicamente il motore e il consumo dei pneumatici dell’auto
  • privilegiare nell’acquisto di un’auto nuova modelli a metano o GPL e comunque meno inquinanti
  • praticare il carpool, ovvero usare la stessa macchina in più persone
  • ridurre la velocità di marcia
  • muoversi in bicicletta o a piedi usare i mezzi pubblici

L’aumento delle concentrazioni delle PM10 è determinato anche dalla produzione di energia. È quindi opportuno:

  • spegnere le luci quando si esce da una stanza
  • spegnere il riscaldamento o il condizionatore quando non è necessario
  • preferire il ventilatore al condizionatore d’aria
  • utilizzare impianti di riscaldamento a biomasse legnose ad alta efficienza

+ metano / + GPL / + passeggeri in un auto / meno condizionatore / meno spreco di energia

Limiti dei livelli di concentrazione stabiliti dal D.lgs. 155/2010

Stavolta la “colpa” non è dei politici. L’Arpa sta facendo il suo dovere e sono in atto politiche per l’allargamento di zone a traffico limitato. Il problema è l’uso comune dell’auto, utilizzata spesso anche quando non servirebbe. Dal lunedì sino alla domenica, vengono utilizzate automobili in continuazione, anche soltanto per fare la “passerella” nelle vie del centro. Pubblicità incessanti, abbinate anche a quelle di finanziarie e prestiti bancari sui maggiori canali televisivi italiani ci stanno letteralmente lavando il cervello, spingendoci ad acquistare le auto anche quando non servono. Sotto questo aspetto, insufficienti risultano le campagne di sensibilizzazione e i tentativi di formazione: serve piuttosto una sensibilizzazione nelle stesse famiglie che invece, in troppi casi, spingono i figli ad acquistare automobili o comunque non replicano ad eventuali tentativi di consumismo estremo e spreco inutile. I gas di scarico ci sono. E’ una realtà. Ad Andria non abbiamo l’Ilva, non ci sono industrie che emettono gas nocivi. Salvo qualche incendio illegale di rifiuti, è evidente che il quantitativo più considerevole di queste polveri sottili inquinanti sia proprio legato alle automobili.

Oltre a questo, ad Andria vi è un aggravante: i motori a diesel.  Il diesel causa ancora 10mila morti in Europa e, manipolati dai produttori per farli apparire sulla carta più ecologici di quanto siano (lo scandalo conosciuto come Dieselgate), sono responsabili di circa 5mila morti all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico da loro prodotto. L’Italia è l’hotspot europeo per l’inquinamento da ossidi di azoto e particelle fini.

La presenza di ossidi di azoto, oggetto di studio, è indice della concentrazione delle particelle fini. In Europa queste ultime sono tra le principali cause di morte prematura dovuta a malattie respiratorie e cardiovascolari.

Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters, ogni anno circa 10mila morti premature possono essere attribuite alle emissioni di NOx da automobili dieselfurgoni e veicoli commerciali leggeri.

Non c’è da stupersene, infatti Europa ci sono più di 100 milioni di automobili diesel, in doppio rispetto al resto del mondo. Ciò che invece stupisce è che le emissioni misurate sono 4-7 volte più elevate nella realtà rispetto alle prove ufficiali per la certificazione. Test di fabbrica e strada non coincidono, insomma.

Da tempo la redazione di VideoAndria.com sta cercando di sensibilizzare i cittadini ad usare più biciclette e a preferire “i piedi” alle ruote, ma purtroppo è anche vero che ancora oggi tanti, troppi cittadini, non fanno altro che lamentarsi di non poter girovagare con le proprie auto, anche quando ad esempio devono semplicemente uscire la domenica per farsi un gelato. Nel corso degli anni, ci sono stati anche alcuni cittadini che hanno creato gruppi di ricerca autonoma e sensibilizzazione, come l’associazione Onda d’Urto – Uniti contro il cancro ONLUS che, tra le altre cose, ha anche sensibilizzato i cittadini a spegnere i motori delle proprie auto quanto queste sono in sosta davanti ai passaggi a livello.

Tuttavia, nulla è possibile cambiare se a cambiare non saranno i cittadini che si lamentano mentre guidano. Le stesse persone che poi, puntualmente, si lamentano della morte dei propri cari, deceduti per tumori, dando la colpa alla “politica” o ad altre fonti di inquinamento, senza considerare quello che quotidianamente viene emesso dai gas di scarico delle proprie auto. Insomma, una situazione paradossale che tutti noi dovremmo combattere con un semplice gesto: lasciare l’auto ferma il più possibile. Video: