Andria: sul benzinaio mai aperto è scontro tra Montaruli e Miscioscia “chi pagherà il risarcimento da oltre 14 milioni di euro?” – “si leggesse le carte”

“Ha sbagliato l’ufficio nell’anno 2005 a rilasciare il permesso, oppure il Consiglio di Stato che dopo un procedimento giudiziario lungo 12 anni, ha riconosciuto che il permesso di costruire dell’impianto non andava rilasciato? Possibile che Montaruli non si sia posto la domanda sui reali motivi che avevano impedito l’avvio dell’impianto di carburanti autorizzato nel 2005 e rimasto chiuso fino al 2010? Perché in cinque anni non si conclusero i lavori?” si chiedeva in un comunicato diffuso stamane il consigliere comunale Benedetto Miscioscia. A distanza di poche ore, il componente della 4^ Consulta Ambientale (che ha organizzato per il prossimo 18 dicembre un incontro per discutere anche sull’impianto di distribuzione di carburanti di via Togliatti mai aperto) replica al consigliere leghista andriese:

“Altro che cantonata, l’ex assessore Miscioscia, oggi declassato, continua ad intervenire “a tempo” e a telecomando. Il Tuttologo di professione che grazie a quel sapere del nulla oggi si può permettere i privilegi di cui gode grazie al suo servilismo politico, continua ad essere abbagliato dal protagonismo sfrenato. Poiché il Miscioscia alle figuracce si è talmente abituato che ne continua a collezionare a iosa, il mistificatore di professione va fuori traccia e chi va fuori traccia non viene ammesso agli esami e non può diventare “dottore”. Poiché il sottoscritto si sta occupando della vicenda ritenendo di svolgere appropriatamente il proprio ruolo istituzionale in Consulta, essendo stato eletto dalle Associazioni del Forum e non nominato dalla politica come per il Miscioscia, informo il dottore che dopo la mia denuncia pubblica del 3 dicembre sulla questione ambientale, il suo Sindaco si è affrettato ad emanare l’ordinanza sindacale nr. 541 del 5 dicembre 2018 – ordinanza sindacale per l’inibizione dell’usabilità del manufatto posto in viale Togliatti – Stazione di Servizio della Società API Spa. Perché il Sindaco di Andria emana, con tanti anni di ritardo, quell’ordinanza immediatamente dopo la denuncia pubblica del sottoscritto sulla quale il Miscioscia vorrebbe giocare? Comunico al declassato che in data 12 dicembre 2018 il prof. avv. Michele Dionigi ha trasmesso a mezzo Pec a tutti i componenti della 4^ Consulta una dettagliata documentazione inerente la delicatissima vicenda. Al punto 2) di una sua lettera trasmessa il 27 luglio 2017 per conto di un suo assistito, indirizzata a: – Sindaco, Dirigente Suap, Dirigente Settore Avvocatura del comune, Dirigente Polizia Municipale e, per conoscenza all’API, al punto 2) il professore chiede “l’immediato risarcimento al comune, per l’adozione dei provvedimenti definitivamente dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato”, di ben euro 14.557.353,98. Si, oltre quattordici milioni di euro di risarcimento danni. Il Consigliere Miscioscia, prima di accusare meschinamente il sottoscritto di mistificare la realtà faccia mea culpa e dica ai suoi elettori, dei quali si è ben presto dimenticato, come farà a pagare quella somma e in quale parte del Piano di Riequilibrio Finanziario del Comune di Andria quel capitolo, che potrebbe diventare un altro debito fuori bilancio, sia stato messo. La prossima volta, Misciosccia si occupi delle sue faccende di Piazza San Pio X” – ha concluso Montaruli. L’intervento di Miscioscia che ha preceduto quello di Montaruli:

“Rimanendo fermo nella convinzione che la bugia va avanti e la verità dietro, penso che ultimamente si dicano e si scrivano molte “balle” contro l’amministrazione Giorgino tentando di accusarla falsamente di tutto e di più, arrivando a mistificare la realtà dei fatti per veicolare notizie fuorvianti come ci hanno abituati non solo gli arrembanti cinque stelle, ma anche il tuttologo Montaruli che prende una “grossa” cantonata sull’annosa questione del distributore di carburanti API abbandonato su via Palmiro Togliatti, nei pressi del cimitero, arrivando ad accusare l’Amministrazione Giorgino per la sua mancata apertura. Un’Amministrazione che definisce del pre-dissesto ma senza spiegare che a determinarlo hanno contribuito anche quei cittadini che hanno evaso i tributi e/o che hanno omesso di versare oneri milionari magari dopo aver ottenuto il rilascio di concessioni edilizie. Su questo argomento possibile che non abbia nulla da dire o scrivere? Sulla vicenda del distributore ritengo necessario suggerire al signor Montaruli, prima di partire lancia in resta contro l’Amministrazione Giorgino, di documentarsi preventivamente. Una preventiva lettura della sentenza del Consiglio di Stato n. 206 del 2017, sono certo, gli avrebbe evitato di fare una figuraccia accusando l’incolpevole Amministrazione Giorgino.

“Infatti al tuttologo Montaruli andrebbe spiegato che le responsabilità sulla mancata apertura dell’impianto, vanno ricercate nel periodo in cui il Comune di Andria, che oggi definisce disastrato, era amministrato, guarda caso, da amministrazioni di centro sinistra quelle, tanto per chiarirci, che oltre a lasciarci in eredità il bubbone di una trentina di milioni di debiti fuori bilancio, ci hanno lasciato in eredità anche quest’altra annosa vicenda le cui conseguenze potrebbero far scaturire altri debiti fuori bilancio milionari. Una vicenda, guarda caso, che ha inizio con una conferenza di servizi indetta nell’anno 2004 in seguito alla quale il Settore Sviluppo Economico – Servizio Sportello Unico – rilasciò nel corso dell’anno 2005 il permesso di costruire dell’impianto, innescando a partire dal 2006 una complessa vicenda giudiziaria fatta di ricorsi e contro ricorsi di privati interessati a tutelare i propri diritti e interessi che, guarda caso, si è protratta con una serie di cause giudiziarie per ben 12 anni e conclusasi nel 2017 con una Sentenza del Consiglio di Stato, che ha definitivamente sancito il divieto di costruire nella zona di rispetto cimiteriale, in quanto l’impianto di carburanti autorizzato con permesso di costruire n. 38 dell’anno 2005, “ai sensi dell’art. 38 del RD 27/7/1934 ricade in un’area sottoposta a vincolo di inedificabilità che è di carattere assoluto e tale da imporsi anche su contrastanti previsioni di piano regolatore generale che non consente di allocare all’interno della fascia di rispetto nè edifici destinati alla residenza, né altre opere comunque incompatibili con il vincolo medesimo”. La domanda a questo punto sorge spontanea: ha sbagliato l’ufficio nell’anno 2005 a rilasciare il permesso, oppure il Consiglio di Stato che dopo un procedimento giudiziario lungo 12 anni, ha riconosciuto che il permesso di costruire dell’impianto non andava rilasciato? Possibile che Montaruli non si sia posto la domanda sui reali motivi che avevano impedito l’avvio dell’impianto di carburanti autorizzato nel 2005 e rimasto chiuso fino al 2010? Perché in cinque anni non si conclusero i lavori? Montaruli, ha tentato di mistificare la realtà dei fatti facendo ricadere le responsabilità sull’Amministrazione Giorgino, insediatasi nell’anno 2010, accusandola, secondo lui, di aver “bloccato” l’apertura dell’impianto “con una persistente condizione di incertezza che non trova soluzione”. A tal proposito mi permetto di suggerirgli per le prossime volte un’attenta lettura delle carte e l’acquisizione di informazioni più precise, chiarendo che l’Amministrazione Giorgino non solo si è ritrovata a gestire una complessa vicenda giudiziaria ereditata, anche questa dalle passate amministrazioni di centro sinistra, ma oggi, suo malgrado, non può far altro che attenersi al rispetto di una sentenza definitiva emessa da un Tribunale dopo ben 12 anni. Il Montaruli se ne faccia una ragione”- concludeva il Consigliere Benedetto Miscioscia.