Andria: un piatto che parla di Storia. Le ceramiche artigianali d’epoca, simbolo di un’economia perduta

Il Quartiere Fornaci di Andria, un tempo “fornace” anche per le ceramiche artigianali

Delle ceramiche andriesi ne avevamo parlato già in passato grazie al nostro concittadino appassionato di Storia ed ambiente, Nicola Montepulciano. Ed è proprio grazie a lui che anche in questo nuova occasione siamo in grado di mostrarvi ulteriori immagini di questi prodotti oggi finiti nel dimenticatoio della società moderna. Immagini di un piatto che parla di Storia:

Si tratta di un piatto realizzato decenni or sono mediante l’antica tecnica artigianale della lavorazione delle ceramiche. Questo prodotto popolare – spesso caratterizzato da un colore tendenzialmente verde smeraldo – era un tempo venduto in buona parte della città e, unitamente alle forse più note ceramiche di Laterza, simbolo dell’economia interna e di una sapiente tecnica di lavorazione durata forse secoli sino ai primi del ‘900 e poi sfortunatamente perduta a causa dei prodotti industriali spesso provenienti dall’estero. Immagini semplici ma che quindi fanno riflettere. Un piatto custodito gelosamente, che, grazie al suo materiale particolarmente resistente, svolge egregiamente ancora oggi la sua funzione:

Come i lettori ricorderanno, grazie anche al lavoro del prof. Sabino Di Tommaso mediante il sito web AndriArte.it, possiamo ancora oggi ricordare l’importante funzione del quartiere Fornaci, chiamato così proprio per la presenza – un tempo – di antichi forni che quindi avranno prodotto anche queste ceramiche. Una Storia tutta da riscoprire che può aiutarci a comprendere i potenziali economici non solo del passato, ma anche di un futuro più sostenibile e, forse, anche a chilometro zero. Paradossalmente, una realtà tipica di allora, oggi ingiustamente dimenticata da un mix di consumismo e disinteresse per la storia locale dell’opinione pubblica. Un ringraziamento, dunque, va ancora una volta al ricercatore Nicola Montepulciano, al prof. Sabino di Tommaso e a tutti coloro che, nonostante tutto, continuano ininterrottamente a portare avanti il piacere della riscoperta delle nostre radici.

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