Andria un tempo grande centro di produzione ceramiche: le Fornaci sono il segno. La ricerca storica

Forse non tutti sanno che Andria un tempo era nota anche come centro di produzione ceramiche. Lo dimostrano alcune documentazioni rilanciate da una ricerca a cura del prof. Sabino Di Tommaso sul sito web Andriarte.it a seguito di una segnalazione del ricercatore Nicola Montepulciano. Montepulciano la “lanciato la pietra”, il prof. Di Tommaso ha messo in pratica una lunga ricerca, digitalizzandola in maniera certosina (link qui). L’esito è una documentazione importantissima che svela un aspetto quasi inedito o per lo meno dimenticato della nostra città. Su suggerimento di Moltepulciano, vogliamo rilanciare il contenuto di Andriarte.it (premessa: le foto sono condivise dai link originali, tutti i contenuti riportati appartengono ai rispettivi autori):

“Il Borgo delle “Fornaci” ” – si legge in un articolo – “è uno dei più antichi quartieri della Città, subito fuori delle demolite mura di Nord-Ovest, fino agli anni Sessanta del secolo scorso popolato da valenti artigiani vasai, a metà costa del pendio che da via Fornaci piuttosto ripidamente declivia al sottostante canale d’acque piovane, anticamente chiamato Aveldium flumen, oggi canale Camaggio. Nella sottostante carta catastale del 1875 si vede la pianta della chiesa di S. Lorenzo a Nord nella zona delle Fornaci; davanti ad essa una distesa di orti allora scendevano verso un’ansa del sottostante canale, mentre la via denominata pendio San Lorenzo costeggiava le case costruite a ridosso dei resti delle antiche mura della città. Era la zona un popolato agglomerato di abitazioni trogloditiche, i cui abitanti utilizzavano le grotte (in parte naturali, in parte escavate e prospicienti la lama sul dosso volto a mezzogiorno) come laboratorio di vasellami, deposito della necessaria argilla, ascugatura dei semilavorati, eventualmente decoro e smaltatura, ed infine fornace di cottura del prodotto finito; riservavano ad abitazione la parte superiore delle grotte, quasi sempre semiedificata con i blocchi di calcarenite estratti dall’interno delle stesse grotte per ampliarle. Tutte le fornaci erano dotate di un pozzo indispensabile riserva d’acqua per la lavorazione dei manufatti d’argilla”.

Le Fornaci: Note storiche

Il D’Urso nel testo sotto citato, parlando delle “Prove di fatto, che assodano maggiormente l’antichità di Andria”, così descrive il luogo:

Già il suo aspetto interno palesa a prima fronte il volume de’ secoli, … nel basso di S. Lorenzo in continuazione della contrada delle Grotte, luogo, dove il piano si avvalla, molto favorito dal mezzogiorno. Siti per lo più erano questi tanto prescelti dagli antichi per le fabbriche e per andar difesi dal rigore del freddo, e dalla furia de’ venti. Ne fanno fede tante reliquie, e rottami di antichi edifizii, che quivi s’incontrano ne’ scavi; e segnatamente la moltiplicità de’ vasi.

[testo tratto da R. D’Urso in Storia della Città di Andria“, Napoli, tip. Varana, 1842, lib. I, cap. IV, pag 7-9]

La chiesetta ivi eretta (foto della facciata a lato) fu intitolata a San Lorenzo probabilmente in quanto considerato protettore di chi opera col fuoco: pompieri, fornaciai come cuochi, figuli e vetrai; e il quartiere in cui essa sorge, abbiamo detto, era un centro di produzione di vasellami, sia d’uso quotidiano che ornamentali e di pregio.

La citazione più antica sulle pregevoli ceramiche di Andria la ritroviamo in un testo di metà Cinquecento: la “Descrittione di Tutta Italia”, di Fra Leandro Alberti da Bologna; descrivendo Andria l’autore soggiunge:

Quivi ad Andri si fanno bellissimi vasi di terra cotta, quali sono in gran riputatione appresso i vicini popoli, per la loro bellezza. Sono gli Andresi molto traficanti à mercantare, onde ne riportano assai guadagni.

 [testo tratto da “Descrittione di Tutta Italia” di Fra Leandro Alberti da Bologna, Vinegia [Venezia], per Giovan Maria Bonelli, 1553, foglio 221r.]

A fine Seicento anche Giovanni Battista Pacichelli ne “Il Regno di Napoli in prospettivaloda le ceramiche prodotte nella nostra Città di Andria:

Li belli Vasi di Terra, che qui si lavorano, volentieri, e di lontano smaltisconsi. Civilissimi poi, e di ottimo garbo sono gli Andriesi …

[tratto da “ Il Regno di Napoli in Prospettiva diviso in dodeci Provincie … – ANDRIA”, dell’abate Gio: Battista Pacichelli, parte seconda, in Napoli, nella Stamperia di Dom. Ant. Parrino 1703, pag. 208.]

Nella stessa epoca, nel 1703, il Coronelli, descrivendo brevemente Andria, scrive:

Città Mediterranea … Ducato della famiglia Caraffa, abitata da 4000. Famiglie, celebre per l’Arte Figulina, poiche i Vasi, che quivi si fabbricano, son bellissimi. I Cittadini Andriensi son dediti assai alla Mercanzia: il Territorio è fertilissimo d’Olio, Vino, Mandorle, Cedri, e d’ameni Giardini.

 [testo tratto da “Andri”, in “Biblioteca Universale”, di Fra’ Vincenzo Coronelli, in Venezia, MDCCIII, a’ spese di Antonio Tivani, Tomo III. pag. (colonna) 653]

Conferma nella seconda metà del Settecento la bravura dei figuli andriesi e la preziosità delle loro ceramiche Riccardo Colavecchia nell’opera sotto citata dell’Orlandi:

Sono in questo Territorio varie Miniere di Argille bianche, e nere, donde gli Artefici cavano un notabil guadagno, per i vasi, che riescono assai gentili.”

[tratto da: Riccardo Colavecchia, “ANDRIA città nel Regno di Napoli nella Provincia di Bari”, in C. Orlandi, “Delle Città d’Italia e sue isole adjacenti compendiose notizie sacre, e profane”, Perugia, Stamperia M. Reginaldi, 1772, Tomo II, pag 78;]

Nella seconda metà dell’Ottocento (nel maggio del 1874) il Gregorovius visita la nostra Città e, dove descrive gli aspetti culturali ed economici di Andria, evidenzia un certo degrado e decadenza nell’arte della ceramica; scrive:

“Nelle botteghe di merciai ed artigiani si nota per tutto un grado affatto primitivo di cultura, rispondente appena ai bisogni della plebe contadinesca. Nel medio evo Andria andava famosa per le sue fabbriche di vasi, le quali assai probabilmente continuavano le antiche tradizioni della nobile arte che in codesti luoghi aveva un tempo fiorito. Infatti la vicina Ruvo, miniera inesauribile di magnifici vasi, de’ quali il Museo Jatta ha una collezione ammirevole, è prova che l’arte del vasellaio era quivi indigena. Oggi anche la fabbricazione dei vasi si limita allo stretto necessario.

[tratto da “ANDRIA“, in “Nelle Puglie, con notarelle di viaggio del traduttore“ di Ferdinand Gregorovius, traduzione di Raffaele Mariano, Firenze, Ed. G. Barbera, 1882]

Ai primi del Novecento il prof. Nicolò Vaccina-Lamàrtora, descrivendo le vie della Città, in quelle che attraversano contrada San Lorenzo – Fornaci vede, ancora ai suoi tempi, affacciarsi le botteghe degli abitanti dediti alla lavorazione della creta; infatti scrive:

“Via – Lorenzo San – Vichi 4 – dal titolo della Chiesa di colà presso. Poiché quel luogo fu sempre abitato da figuli, usi a trattare abitualmente col fuoco de’ forni per la cottura delle stoviglie, è tradizione che avessero colà scelto a loro speciale Protettore quel santo Martire romano, condannato dall’imperatore Valeriano ad essere abrustolito su di una graticola.

Via – Fornaci – Vichi 9 – Contrada abitata da popolani, esercenti l’arte della creta per stoviglie ed altri simili recipienti.”

 [testo tratto da: Nicolò Vaccina Lamàrtora, “ANDRIA le sue VIE e i suoi MONUMENTI a volo d’uccello“, Andria, tip. F. Rossignoli, 1911, pag. 68]


Questi qui sotto illustrati sono alcuni importanti manufatti fittili, di provenienza non documentata, ma probabilmente realizzati nelle fornaci di Andria:
una mostra – cornice d’edicola, presente in un pub di piazza “Catuma” (foto Riccardo Cannone);
frammento di cornice, simile alla cornice dell’edicola di piazza “Catuma”, trovato nell’ex 2° chiostro grande scoperto di S. Domenico, poi “Officina S. Domenico” (foto Riccardo Cannone);
una maestosa edicola su altare nell’ambiente adiacente a destra della Chiesa di Porta Santa, un tempo parte dell’Ospedale della Misericordia (da una ripresa filmata di Riccardo Cannone) [1];
la statua fittile di Sant’Andrea sul frontone dell’omonima Chiesa alle grotte, demolita negli anni Cinquanta del Novecento;
la statua fittile del Cristo nell’ultimo arco del campaniletto a vela di Cristo di Misericordia;
la statua fittile di San Lorenzo nella finestra sull’accesso all’omonima chiesa del rione.

  

        
[le foto non sono riprodotte nella stessa scala]


Le Fornaci: Note documentarie

I documenti che qui di seguito si riportano sono stati reperiti negli archivi storici dagli studiosi Antonio e Carlo dell’Aquila, e da loro citati nelle ricerche in calce agli stessi indicate.

Il primo documento non si riferisce esplicitamente alle terrecotte e ceramiche andriesi, ma interessa la produzione pugliese in generale, la quale è nel medesimo implicitamente riconosciuta di qualità eccellente.
È un bando, una cinquecentesca “grida”, di Sigismondo Pandolfo IV Malatesta, detto Pandolfaccio, signore delle terre di Rimini, emessa per proibire l’importazione nella sua Signoria di qualsiasi manufatto ceramico che non provenisse da Montefitti, frazione di Sogliano al Rubicone, o dalla Puglia, unici ammessi. Vi si legge:

«Rimini, 2 luglio 1527.
Per parte del nostro Ill.mo Signor Sigismondo Malatesta …, se fa per questa … pubblica grida … comandare … che non sia alcuna persona che ardisca … portare o far portare in la Città d’Arimino … alcuna quantità de vaxi de terra forastieri … cun colori o senza colori, invidriati o non invidriati per venderli in dicta Città e distretto: reservando li vaxi de terra d’ogni sorte vel qualità, che fossino facti et conducti da Montestiffi, vel la Puglia: li quali liberamente si possono vendere …

[tratto da Antonio e Carlo dell’Aquila, “CERAMICA PUGLIESE DEL ‘500 DOCUMENTI E FRAMMENTI DA RECUPERO”, in “Atti del Convegno in Pescara 22/25 aprile 1989”, Umberto Sala Editore, p.211]

Come su detto, si riportano ora alcuni protocolli notarili del Seicento che Antonio e Carlo Dell’Aquila ricercarono in una loro indagine di fine anni Sessanta del Novecento, condotta sulle Fornaci di Andria sopra S. Lorenzo [2].

1° documento estratto da:
Arch. di Stato di Trani – Sezione Notarile – Andria, Notaio N. 151, N.r Francesco Antonio Colavecchia – Vol. 1820, parte I, Fg. 10 tg. – Data: Andria, 20/1/1668.

[trascrizione del testo in latino]

«Pro Riccardo Vurchio cum Leonardo Cannone.
… (dictus Riccardus) vendidit d[ict]o Leonardo p[rese]nti, bona fide ementi pro se, griptam unam cum fornare intus vetere, puteo, et alijs membris sitam ( … ) in loco ubi dicitur le fornare di S. Lorenzo extra m[o]enia huius Civitatis (Andriae) iuxta griptam hered[um] q[uonda]m Julij Bevilacqua, griptam supradicti Riccardi, et alios fines, francam pr[a]eterque ab onere annui census perpetui granorum viginti quinque addititiorum Rectori et beneficiato Eccl[esia]e S. Laurentij huius Civ[ita]tis …».

Traduzione:

«Atto tra Riccardo Vurchio e Leonardo Cannone.
… (detto Riccardo) ha venduto al presente detto Leonardo, garantendo per sé, una grotta, con una fornace internamente consunta, con un pozzo ed altre pertinenze, posta (…) nella contrada chiamata “le fornare di S. Lorenzo”, fuori delle mura di questa Città di Andria, presso una grotta degli eredi del defunto Giulio Bevilacqua, presso anche ad una grotta del suddetto Riccardo e altri confinanti, senza vincoli ad esclusione di una tassa sul censo, annuale e perpetua, ammontante a venticinque grani da versare al Rettore beneficiato della Chiesa di San Lorenzo di questa Città …».

2° documento estratto da:
Arch. di Stato di Trani – Sezione Notarile – Andria, Notaio N. 151, N.r Francesco Antonio Colavecchia – Vol. 1820, parte I, Fg. 11 tg. e . idem Fg. 26. fr. Data: Andria, 20/1/1668.

[trascrizione del testo in latino]

«Pro Leonardo Cannone cum Antonio Cannone.
… (detto Antonio dichiara di aver venduto negli anni ultimi scorsi a Bartolomeo Santoro) huius Civ[ita]tis griptam unam cum fornare vetere, duobus puteis et aliis membris sitam extra moenia huius Civitatis in loco ubi dicitur le fornari di S. Lorenzo, iuxta griptam eiusdem Bartolomei, griptam Riccardi Pictonio, et alios fines, francam …».

 Traduzione:

«Atto tra Leonardo Vurchio e Antonio Cannone.
… (detto Antonio dichiara di aver venduto negli anni ultimi scorsi a Bartolomeo Santoro) di questa Città una grotta con una vecchia fornace, due pozzi ed altre pertinenze, posta fuori delle mura di questa Città, nella contrada chiamata “le fornari di S. Lorenzo”, presso un’altra grotta dello stesso Bartolomeo, presso anche una grotta di Riccardo Pictonio, ed altri confinanti, senza vincoli …».

3° documento estratto da:
Arch. di Stato di Trani – Sezione Notarile – Andria, Notaio N. 201, N.r Domenico Genco – Vol. 2585, parte I, Fg. 109 fr. – Data: Andria, 21/10/1693.

[trascrizione del testo in latino]

«Quietatio, et alia Pro Riccardo Antonio Meo facta ab Elisabet de Bitecto et filio, nomine ut infra..
… Pr[a]efat[a]e quidem partes, sponte pariter asseruunt, coram nobis, sub die 25 mensis octobris anni 1691, hic Andri[a]e, in publico testimonio constitutos d[ic]tos Matrem et filium (Nicolaum Angelum Vurchio) vendidisse libere, et absque pacto de retrovendendo dicto Riccardo Ant[oni]o Meo … quamdam fornacem ad usum, et artem coquendi omnia vasa, et alia laborata cretarum, consistentem in uno corpore, cum puteo ab aqua, distante a fornace p[raedi]cta circa palmorum quatuor latitudinem, et longitudinem, ultra alium puteum in eadem fornace sistentem, in parte, quando ingreditur. In illam et cum alia parva terra circum circa fornacem ipsam ordinum in circa quatuor supra illam, in loco d[ict]o sopra S. Lorenzo, iuxta aliam fornacem fratrum de Nuzzo, alt[er]am fornacem ipsorummet venditorum, et alios fines francam, et liberam, et pro convento precio ducatorum triginta quinque».

Traduzione:

«Quietanza ed altre note a favore di Riccardo Antonio Meo rilasciata da Elisabetta di Bitetto e dal figlio, il cui nome è sotto scritto ..
… Le suddette parti contraenti, spontaneamente insieme hanno dichiarato, davanti a noi, che il giorno 25 ottobre 1691, qui in Andria, in pubblica deposizione costituiti detti Madre e figlio (Nicola Angelo Vurchio) vendettero liberamente, e senza condizioni di rivendita, a detto Riccardo Antonio Meo … una certa fornace specificatamente atta alla cottura di qualsiasi vaso ed altro manufatto di creta, consistente in una struttura, dotata di pozzo d’acqua, distante dalla predetta fornace circa quattro palmi sia in larghezza che in lunghezza, oltre ad un altro pozzo presente nella stessa fornace, nella zona dove si entra nella stessa, insieme ad un altro po’ di terra di circa quattro ordini intorno alla stessa fornace e sulla stessa, nella contrada detta “sopra San Lorenzo”, presso un’altra fornace dei fratelli de Nuzzo e ad un’altra degli stessi venditori ed altri confinanti, senza vincoli e libera, per il prezzo convenuto di trentacinque ducati.».

4° documento estratto da:
Arch. di Stato di Trani – Sezione Notarile – Andria, Notaio N. 201, N.r Domenico Genco – Vol. 2585, parte IV, Fg. 39 tg. Data: Andria, 27/8/1696 IV Indizione.

[trascrizione del testo in latino]

«Emptio pro Laurentio Bruno facta a Lucia Cannone.
… Eidem ibidem p[raese]nti et bona fide em[en]ti pro se suisque heredum quoddam bassum, seu fornacem veteram ad usum operarum cretalium, seu dicto un lagnone, totum dirutum, plenum lapidibus, et terra cum urdinibus quinque vel sex incirca terr[a]e vacu[a]e circum circa, et alijs urdinibus duobus supra incultis et sterilis, in loco dicto alla fornace, seu sopra a S. Lorenzo, iuxta terras beneficiales Ven[erabila]e Eccl[esia]e di[c]ti Santi, paucum distanti, ex uno tamen latere, ex alio latere bassum seu fornacem Fran[cis]ci Simeone, et alios fines, quod asseruit ipsa Lucia venditrix, possidere, uti vera Domina et padrona et hereditarium q[uonda]m Antonij Cannone sui patris … iure …».

Traduzione:

«Contratto di vendita realizzato da Lucia Cannone a favore di Lorenzo Bruno.
… allo stesso ivi presente, e garantendo sia per sé che per i suoi eredi, [vende] un certo sottano, o vecchia fornace per realizzare terrecotte, detto anche “un lagnone”, del tutto diroccato, pieno di pietre e terra, con intorno circa cinque o sei ordini di terra vuota, e con sopra altri due ordini di terreno incolto e sterile, nella contrada detta “alla fornace”, cioè “sopra a San Lorenzo”, presso le terre appartenenti alla Venerabile Chiesa di detto Santo da un lato, tuttavia poco distante, mentre dall’altro lato [c’è] un sottano o fornace di Francesco Simeone, ed altri confinanti; il quale [sottano con fornace e terreno circostante] la stessa Lucia venditrice asserisce di possedere, come vera Signora e padrona, un tempo ereditato da suo padre Antonio Cannone … per diritto …».

[Questi 4 documenti in latino (la traduzione è di Sabino Di Tommaso) sono stati trascritti dallo studio di Antonio e Carlo dell’Aquila, “ Contributo alla conoscenza della maiolica pugliese. La produzione ceramica in Andria”, nella rivista “Faenza”, Bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, Annata LVI (1970) N. 2-6, Faenza, Stab. Grafico F.lli Lega, pp. 55-62]


Le immagini che seguono illustrano alcune edicole fittili, probabilmente dell’Sette-Ottocento, ancora presenti sui prospetti di alcune case del centro storico di Andria; il soggetto raffigurato, molto legato alla tradizione religiosa andriese, fa supporre che siano state plasmate e cotte nelle fornaci della Città:
– un’edicola della “Pietà“, incassata sul prospetto della casa al n. civico 24 di Via Santa Chiara (attualmente imbiancata – foto tratta dal testo della Cestari sulle edicole) [3];
– un’edicola della “Congrega del SS. Sacramento”, incassata sul prospetto della casa al n. civico 8, di via Ponte Giulio;
– un’edicola di “S. Riccardo, inserita nel prospetto della casa” al n. civico 7, di largo Casalino (attualmente imbiancata).

 


Si riportano infine alcune annotazioni desunte dal Catasto Onciario di fine Settecento (anni 1798-1800), che gli stessi Antonio e Carlo Dell’Aquila, reperirono ed enuclearono nella su citata indagine sulle Fornaci di Andria sopra S. Lorenzo.
Da tali annotazioni appare evidente che a fine Settecento erano attive non meno di sette fornaci con numerosi addetti, dei quali almeno sei erano maestri fornaciari.

– Attimonelli Nicola, Fornaciaro di anni 32.
– Attimonelli Giuseppe, Fornaciaro di anni 27 (fratello del precedente).
– Attimonelli Vincenzo, Fornaciaro di anni 19 (fratello del precedente).
– Attimonelli Mastro Tommaso, Fornaciaro di anni 71; possiede due grotte site nel luogo detto Monticello per uso proprio [con fornace, in altra nota indicata].
– Caracciolo Antonio, Cretaiolo di anni 37.
– di Bari Mastro Domenico q.m [= figlio di / fu] Francesco, Fornaciaro di anni 36; possiede due fornaci per uso di cuocer creta site nel luogo detto di S. Lorenzo, quali servono per il proprio mestiere. Questi tiene inoltre una fornace locatagli da Riccardo Zinni, massaro di campo, per annui ducati 2,20.
– Ferro Riccardo, Fornaciaro di anni 26.
– Memeo (Meo?) M.[ast]ro Antonio q.m Domenico, Fornaciaro di anni 42; possiede una fornace per uso di cuocer creta, sita nel luogo detto S. Lorenzo, per uso suo. Ordini 4 di territorio seminatorio nel luogo detto Monticello; e propriamente accosto alla detta fornace giusta i beni di M.ro Francesco Paolo Meo.
-Memeo (Meo?) Domenico, Fornaciaro di anni 18 (figlio del precedente).
– Meo Mastro Francesco Paolo, Lavoratore di creta di anni 54; possiede una bottega per uso di fornace sita nel luogo detto di S. Lorenzo, quale si tiene per uso proprio.
– Meo Nunzio, Lavoratore di creta di anni 16 (figlio del precedente).
– la Penna Mastro Antonio, Fornaciaro di anni 26.
– la Penna Marco, Fornaciaro di anni 40.
– la Penna Nicola q.m Marco, Fornaciaro di anni 66; possiede una fornace per uso da cuocer creta, luogo detto S. Lorenzo, per uso proprio.
– della Penna Savino q.m Marco; Fornaciaro di anni 56; possiede una fornace per uso di cuocer creta, sita nel luogo detto di S. Lorenzo, della quale se ne serve per proprio uso. Tiene in affitto da Saverio Carbone una grotta sita a S. Lorenzo per annui duc[ati]. 2 e grana 40 (tale grotta fu venduta poi al Fornaciaro Riccardo Ferro il 29-1-1801).
– la Penna Vito, mastro Fornaciaro di anni 27.
– Piciocco Riçcardo q.m Francesco, Fornaciaro di anni 24.

Tra l’ottobre del 1998 ed il marzo del 1999, nella zona nord-ovest di piazza “Catuma” fu eseguito un saggio archeologico che portò alla luce una considerevole quantità di frammenti fittili, anche di epoca medioevale, materiale che gli esperti infatti datarono tra il XIII ed il XVI secolo.
I decori dei reperti ceramici, in prevalenza vasellame, nei colori prevalenti del bruno, rosso e verde, seguivano schemi floreali o geometrici. È molto probabile che gran parte degli originali manufatti provenissero dalle botteghe delle locali fornaci andriesi, altri da un territorio compreso tra la Capitanata e la Terra di Bari.

Di tale saggio nel 2009 fu stampata la pubblicazione “Le ceramiche medievali di Piazza Vittorio Emanuele ad Andria“, a cura della Soprintendenza archeologica e finanziata del Comune di Andria, ma senza tuttavia la dovuta pubblicazione; nella pagina di presentazione del catalogo, realizzata da Paolo Farina, si legge:
È stato compiuto un lavoro certosino dalla ditta CAST … altamente specializzata, sotto la costante sorveglianza del Centro Operativo per l’Archeologia della Daunia di Foggia con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia di Taranto, che è riuscita a datare tutti i reperti procedendo alla ricostruzione virtuale di quelli più significativi, nonostante i pochi frammenti disponibili.

Di detto preciso lavoro effettuato dagli esperti della CAST di Bari qui sotto si riproduce il restauro virtuale di tre dei numerosi reperti di ceramica, le cui immagini sono state riprese dal catalogo su citato, pp. 42-45:
– un piatto di ceramica vetrosa bicroma con disegno a scacchiera di rombi, dagli esperti datato al XIII secolo;
– un piatto di ceramica invetriata bicroma (verde e rosso) con disegno prevalentemente geometrico, datato tra il XIII ed il XIV secolo.
– un piatto di ceramica graffita policroma in stile “Torre Alemanna” (presso Cerignola), con l’originale soggetto decorativo di un uccello, dagli esperti datato tra il XV ed il XVI secolo.

       


NOTE

[1] l’immagine qui riprodotta è mossa in quanto è un fotogramma (al 14:58 minuto) di una ripresa in movimento del pregevole cortometraggio “Andria Città Europea” girato nel 1991 dal regista Riccardo Cannone.

[2] La consultazione di questo valido studio di Carlo ed Antonio dell’Aquila mi è stata suggerita dall’amico ricercatore Nicola Montepulciano, al quale va il mio sentito grazie.

[3] Cfr. Beatrice Andriano Cestari, “Le edicole sacre di Andria“, edito a cura della Regione Puglia, Andria, Poligrafica Andriese, 1995, scheda n° 72, pag. 131.

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