Appello al Sindaco di Andria: a San Riccardo fermiamo le bancarelle che vendono animali

Animali tenuti in vaschette e in gabbiette che in molti casi non sopravvivono le prime 24 ore dopo l’acquisto. Pulcini tenuti in scatolette e poi venduti nelle buste di plastica, con le quali i bambini, a volte contenti di aver “vinto sul capriccio”, vanno a spasso con mamma e papà con la busta completamente chiusa stretta tra le mani, impedendo al piccolo animale di poter respirare correttamente.

Ma la stessa cosa accade anche con pesci, criceti, uccelli e tartarughe. Tutti animali molto spesso, troppo spesso, venduti nelle bancarelle mentre andrebbero adottati solo in circostanze favorevoli e da persone ben informate e coscienti. Come vengono tenuti (e per quanto tempo) queste piccole creature durante le giornate delle feste patronali? Animali che molto spesso non riescono a sopravvivere per il forte stress e che forse in certi casi risultano sprovvisti di certificazioni di provenienza.

E’ anche il caso di semplici pesci rossi, come anche per le “tartarughine d’acqua“, le trachemys scripta scripta e le scripta elegans. Forse non tutti ricordano che queste tartarughe non sono animali autoctoni e non sono “acquatiche” o “marine”.

Sono rettili palustri, pertanto hanno bisogno di vivere in posti dove possono uscire dall’acqua. Si tratta di predatori sudamericani che purtroppo ogni anno vengono allevati in migliaia per essere venduti nelle bancarelle dove molto spesso muoiono per lo stress. In altri casi vengono abbandonate in posti dove poi arrecano danni o peggio ancora dove vengono brutalmente uccise dalle auto in corsa. Non sono giocattoli, non sono animali adatti a convivere con i bambini, non vanno liberate perché rischiano di compromettere il nostro ecosistema. Vanno tenute in posti sicuri, in stagni dedicati e recintati e nutrite con vegetali e pesce. I genitori dovrebbero evitare di acquistare queste testuggini (per nulla imparentate con quelle di terra come testudo hermanni) solo per il capriccio dei più piccoli. Da giovani sono grandi quanto una monetina, da grandi anche quanto un piatto. E mangiano, tanto. Al contempo dovremmo chiedere ai nostri sindaci di fare ordinanze per impedire ai venditori ambulanti di vendere questi ed altri animali.

Sarebbe pertanto utile che nelle feste patronali d’Italia, come quella che fra qualche mese si svolgerà come di consueto nella città di Andria, i sindaci possano emanare un’ordinanza per proibire la vendita di animali nelle bancarelle.

Si eviterebbe un commercio che specula sugli animali e al contempo si sensibilizzerebbero le nuove generazioni sul rispetto della vita.

“Ma è solo un pesce rosso, è solo una tartaruga, solo un animaletto” – direbbe qualcuno, ma esseri viventi che vanno rispettati.

Al Sindaco di Andria, come anche al Sindaco di Trani, al Sindaco di Barletta e a tutti i sindaci dei comuni limitrofi chiediamo quindi di riflettere su questa possibilità, anche per evitare poi che associazioni ed altri operatori debbano essere costretti tutto l’anno a impiegare tempo e risorse per salvare animali esotici, quando queste risorse potrebbero essere utilizzate per concentrarsi sul salvataggio di animali autoctoni e sul fenomeno del randagismo.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” – diceva un tempo Mahatma” Gandhi. Sarebbe il caso di seguire il suo consiglio, visto anche il significato che una festa religiosa dovrebbe sempre ricordare.