Bari, blitz dei Carabinieri contro il traffico illegale di beni archeologici

Denominazione dell’operazione: ‘Boucher’

Il nome dell’operazione prende spunto dall’attività lavorativa di uno dei principali indagati: trattasi di un macellaio con esercizio commerciale in provincia di Bari, il quale, nel corso delle intercettazioni, al fine di comunicare ai vari ricettatori la disponibilità di reperti archeologici, li indicava con le seguenti frasi:

. . . se coloro che erano interessati “agli involtini” erano in procinto di arrivare. . .

. . . sei certo della bontà di quella carne. . .

. . . agnelli piccolini. . . mi raccomando che siano genuini. . .

Inoltre, nel corso della commissione di rogatoria internazionale eseguita in Francia nel periodo Giugno-Settembre 2008, gli indagati transalpini, alla domanda finalizzata a conoscere la provenienza dei reperti archeologici sequestrati, dichiaravano di averli acquistati dal BOUCHER cioè dal macellaio.
Le indagini in Italia

Le indagini sono scaturite a seguito degli incessanti scavi clandestini in aree archeologiche protette e vincolate della Puglia e della Basilicata. Le investigazioni, basatesi essenzialmente su attività di P.G. sul territorio, intercettazioni telefoniche e riscontri relativi alle conversazioni registrate, hanno consentito, anche grazie all’ausilio del Raggruppamento CC Aeromobili – Nucleo CC Elicotteri di Bari, di individuare e monitorare due squadre di tombaroli che eseguivano scavi clandestini: una nell’area archeologica di “Botromagno”, agro del comune di Gravina in Puglia (BA) e l’altra nell’area di “Timmari”, agro del comune di Matera. Le tombe rinvenute, dopo essere state depredate, venivano opportunamente richiuse e ricoperte con vegetazione al fine di non destare sospetti. La morfologia di quei territori, costituita da zone collinari, permetteva ai gruppi di tombaroli di predisporre anche di una vedetta con il compito di allarmare i complici intenti a sondare e a scavare il terreno, alla minima avvisaglia di pericolo o all’avvicinarsi di mezzi. Tuttavia, un servizio opportunamente predisposto nell’area archeologica di Timmari, consentiva nel maggio 2008 di monitorare tutta la procedura dello scavo clandestino, dal rinvenimento della tomba, alla sua spoliazione fino all’occultamento dei reperti rinvenuti.

L’intervento successivo dei Carabinieri di questo Nucleo in flagranza di reato consentiva di denunciare all’A.G. i quattro componenti della squadra, recuperare l’intero corredo funerario della tomba depredata -consistente in 51 reperti archeologici- nonché rinvenire, nelle successive perquisizioni, altri 31 reperti, metal detector ed attrezzature atte allo scavo.

Dalle attività tecniche condotte sul principale ricettatore pugliese emerso dalle indagini, che si identifica nel capo della squadra di tombaroli sorpresa a Timmari, sono state riscontrate comunicazioni con un cittadino francese (con legami di parentela a Gravina in Puglia – BA), nonché con un italiano, già emerso dalle indagini per contatti con tombaroli e ricettatori locali, fermato nel febbraio 2008 al porto di Civitavecchia di rientro dalla Spagna e trovato in possesso di materiale archeologico pre-colombiano e di un biglietto da visita di una galleria di Barcellona. Da qui le indagini internazionali, sviluppatesi in parallelo verso la Francia e la Spagna.

Le indagini Internazionali

FRANCIA
In particolare, per quanto riguarda lo sviluppo delle indagini verso la Francia, dalle captazioni telefoniche emergevano, a carico del cittadino francese, frequenti viaggi in Italia sia in auto sia in aereo unitamente al fratello (di nazionalità italiana ma da anni residente a Digione – F) e incontri con personaggi dediti allo scavo e alla ricettazione di beni archeologici dimoranti a Gravina in Puglia e Poggiorsini (BA). Riscontri sulle attività illecite si hanno avuti grazie alle conversazioni intercorse tra i due fratelli: il più anziano, per motivi di salute o rimaneva in Francia oppure, se in Italia, non si muoveva dall’abitazione o dal centro del paese. L’esperienza maturata dal maggiore nel settore dell’archeologica, ingenerando un rapporto di subordinazione, determinava nel più giovane la necessità di utilizzare il mezzo telefonico per descrivere, prima della conclusione della trattativa, i reperti presentatigli per l’acquisto nonché il prezzo richiesto, ricevendo in risposta l’autorizzazione per l’operazione e valutazioni sulla congruità del prezzo e sul possibile ricavo. Tali comunicazioni erano la prova del traffico, verso la Francia, di reperti archeologici provento di scavo clandestino nelle aree archeologiche pugliesi e materane. Nel momento in cui si stava decidendo l’esecuzione di un’operazione transfrontaliera, è stato informato dell’indagine in corso l’Office Central pour la lutte contre le trafic des Biens Culturels (O.C.B.C.) e sono stati comunicati i nominativi dei cittadini francesi promotori del traffico. I nominativi segnalati erano gli stessi emersi in una più ampia indagine per riciclaggio, ricettazione e truffa ai danni dello Stato, condotta dai colleghi dell’O.C.B.C. unitamente a quelli dell’O.C.R.G.D.F. (Office Central pour la Repressione de la Grande Délinquence Financiaire). Così come quella italiana, anche l’indagine francese era iniziata nel 2005, era tuttora in corso e, nello specifico, era stata originata dalla presentazione al Crédit Municipal di Parigi di una importante e dubbia collezione archeologica.

Dall’incontro tra gli inquirenti è emersa, sorprendentemente, la complementarietà delle due indagini: in particolare per quella italiana vi era la necessità di dimostrare l’effettiva ricettazione dei beni archeologici descritti nelle comunicazioni telefoniche, l’esportazione illecita in Francia nonché l’interesse ad identificare e perseguire i ricettatori esteri dei reperti illecitamente sottratti dal territorio italiano al fine della disarticolazione del canale di traffico. L’ordine della magistratura transalpina di procedere con i fermi (garde à vue), già pianificati per metà giugno 2008, ha determinato, d’intesa con la Procura della Repubblica di Bari, titolare dell’inchiesta, l’emissione di una C.R.I. in forza della quale l’A.G. e questo Comando hanno potuto partecipare alle operazioni a Parigi, Nizza e Digione presenziando, in particolare alle perquisizioni, ed escutendo, per il tramite della polizia giudiziaria francese, gli indagati posti in stato di garde à vue. In questo contesto sono state definite le modalità e la consistenza del traffico illecito nonché sono stati identificati tutti gli attori transalpini delle attività criminali. In particolare:

il traffico individuato era uno dei principali filoni di commercializzazione illecita all’estero dei reperti archeologici apuli; attivo da almeno 15 anni, prevedeva l’esportazione dei beni archeologici italiani, in numero variabile, almeno due volte l’anno;
i beni apuli esportati clandestinamente finivano ad arricchire la collezione di importanti e rinomate gallerie antiquarie di Parigi che li rivendevano ad appassionati del settore corredandoli di falsa documentazione di provenienza.

SPAGNA, LUSSEMBURGO, GERMANIA
Un parallelo canale di traffico si sviluppava verso la Spagna. Partendo dal biglietto da visita della galleria antiquaria spagnola trovato in possesso di uno degli indagati, si procedeva ad attività di captazione telefonica e al monitoraggio dei viaggi all’estero. Grazie ai risultati conseguiti, l’A.G. di Bari emetteva una C.R.I. verso la Spagna finalizzata alla perquisizione della citata Galleria nonché della base operativa del commercio illecito individuata nel territorio iberico. Le operazioni di P.G., eseguite nel dicembre 2008, hanno portato, tra l’altro, al sequestro di documentazione grazie alla quale le indagini internazionali sono proseguite, con successo, anche in Lussemburgo e Germania.
Esiti dell’operazione BOUCHER

Nel corso dell’operazione:

sono state emesse dall’Ufficio GIP del Tribunale di Bari, 13 misure cautelari personali;
in esecuzione delle suddette ordinanze, sono state poste agli arresti domiciliari, nr. 7 persone, residenti nella provincia di Bari e con precedenti di polizia;
sono state notificate a 4 persone (tre della provincia di Bari ed una della provincia di Potenza) altrettante misure dell’obbligo di dimora;
venivano deferite all’A.G., in stato di libertà, altre 27 persone resesi responsabili, a vario titolo, di ricettazione di beni archeologici, ricerche non autorizzate e impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato.

Nelle operazioni di P.G. (riscontri in flagranza, perquisizioni delegate, esecuzione di commissione di rogatoria internazionale) sono stati sequestrati, complessivamente:

ITALIA: (Puglia – Basilicata – Piemonte – Lombardia – Emilia Romagna): nr. 523 reperti archeologici; nr. 445 monete di natura archeologica; nr. 32 frammenti; nr. 3 casse contenenti fossili; nr. 12 metal detector; nr. 20 attrezzi utilizzati per lo scavo clandestino;

FRANCIA: nr. 39 reperti archeologici; nr. 12 monete di natura archeologica; nr. 62 frammenti;

SPAGNA: nr. 121 reperti archeologici;

GERMANIA: nr. 8 reperti archeologici;

LUSSEMBURGO: documentazione utile alle indagini.

Fonte: Comando Provinciale Carabinieri di Bari