Camera di Commercio, Montaruli (Unimpresa Bat): “la chiudono ad Andria ma da Barletta la aprono in Moldova. Intanto i costi qui aumentano”

Il Presidente dell’associazione di categoria Unimpresa Bat, Savino Montaruli, torna a parlare dell’attuale situazione del commercio nella sesta provincia pugliese, con particolare attenzione sulle ultime novità in merito alla Camera di Commercio e alle sue sedi distaccate, come anche alla notizia che vorrebbe una collaborazione tra la Repubblica di Moldova e il comune di Barletta. Montaruli non risparmia serie critiche anche per l’aumenti di costi annuali per gli esercenti:

“Il 30 giugno si avvicina e non siamo affatto soddisfatti delle scarne ed approssimative “spiegazioni” date dai rappresentanti andriesi nominati nella Giunta della Camera di Commercio di Bari che ha decretato la chiusura dello Sportello di Andria. Nel contempo, si resta in attesa di conoscere l’esito dell’impegno del quale è stato investito il Sindaco Nicola Giorgino direttamente dal Consiglio comunale per “risolvere” la questione. Non sappiamo nulla neppure dell’esito dell’autorevole richiesta del Presidente della Confcommercio di Andria che, in palese dissenso con il suo superiore che ha firmato la chiusura dello Sportello federiciano, ha richiesto “direttamente al Sindaco di Andria, ai referenti politici del territorio di Andria ed al suo stesso superiore presidente della CCIAA di Bari dr. Sandro Ambrosi, di aprire un tavolo di confronto serio e costruttivo per evitare assolutamente di perdere un altro tassello importante per le imprese e i professionisti andriesi“. Nel mentre si aspetta dove quel tavolo di confronto “serio e costruttivo” debba essere allocato, in quale bottega o osteria cittadina, la sceneggiata continua in un silenzio assordante e con la consolidata rassegnazione di liberi professionisti, associazioni, ordini professionali, singoli operatori, utenti e cittadini andriesi. Intanto apprendiamo di un’altra novità assoluta cioè addirittura l’apertura, con tanto di inaugurazione in pompa magna, di un Point della Camera di Commercio Italo Moldova pensate un po’, proprio a Barletta dove resta invece aperto, al contrario di Andria, lo Sportello della Camera di Commercio di Bari.

Tornando all’apertura dell’ufficio moldavo a Barletta in verità questo territorio, soprattutto fino a quando è stata operativa l’illusoria Provincia Bat, di incontri che “stimolavano” gli imprenditori locali ad “approfittare” dei vantaggi fiscali, economici, della forza lavoro a bassissimo prezzo rappresentati dai Paesi esteri, anche di oltre oceano, ce ne sono stati a bizzeffe, senza poi averne mai compreso le reali motivazioni di tali incontri visto che dei risultati nessuno ne è mai venuto a conoscenza né delle ricevute fiscali di ristoranti e altri servizi di accoglienza che mai si sono fatti mancare con rigorosa visita di ricambio perché altrimenti non sarebbe stato educato. Oggi Barletta apre le porte alla Moldavia o Moldova che dir si voglia e lo fa in pompa magna manco fossero arrivati gli sceicchi dagli Emirati Arabi pronti a regalare Rolex come fece nel 2008 a Bari il sultano dell’Oman consegnandoli all’allora presidente della Provincia Vincenzo Divella, all’allora sindaco Michele Emiliano e all’ex presidente della Regione Nichi Vendola, in occasione della cena istituzionale a bordo del lussuosissimo ed esclusivo panfilo. Peccato che nel porto turistico di Barletta non sia arrivato nessun panfilo colmo di imprenditori interessati ad investire nel “nostro territorio”. Nella Sala Rossa del Castello, però, c’erano proprio tutti, anche qualche volto di privilegiato, seduto in prima fila, che continua a portare sul tavolo della discussione posizioni del tutto individualistiche, al limite del “personalistico” ma spacciandole per politiche di sviluppo di interesse generale delle Imprese iscritte alla Camera senza però rappresentare neppure l’1% del tessuto produttivo locale. Eppure, insieme alla cricca, continua a gestire le deliberazioni con un fiume di contributi a favore delle proprie associazioni come un pozzo senza fondo e per finalità tutte da considerare e da approfondire ma per questo c’è tempo ed il “percorso” è già incominciato, anche oltre le finestre che danno sulla Cattedrale di Trani.
Un evento, quello di Barletta, addirittura sponsorizzato da qualche Associazione di Categoria che dovrebbe impegnarsi in ben altro che stimolare quel che è rimasto del fragile tessuto produttivo a delocalizzare “avvantaggiandosi” delle opportunità moldave. Sta di fatto che l’evento c’è stato e a Barletta dovrebbe sorgere il POINT della Camera di Commercio Italo Moldova, che avrà sede in piazza Caduti in Guerra n. 6 senza ch sia dato sapere se essa sia una sede privata pagata dai Moldavi o cos’altro.

Gli illustri relatori ed esclusivi ospiti nella Sala Rossa “Palumbieri” del Castello hanno discusso degli aspetti SOCIALI, POLITICI ED ECONOMICI DELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA. Un tema interessante che immediatamente suscita la curiosità di quegli imprenditori sul fil di lana che stanno decidendo se e quando chiudere definitivamente le proprie aziende in crisi, massacrate dalla concorrenza proprio di quei Paesi che hanno attratto le nostre imprese con le loro quasi nulle vessazioni, oppure se tentare l’ultima chance andando all’estero liberando definitivamente quei pochi capannoni ancora utilizzati nella città di Eraclio, desertificata, dove un tempo i soldi, guadagnati con la forza lavoro locale, si trasportavano con i tir. Si è poi parlato di OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO TRA PUGLIA E MOLDOVA e soli pochi minuti per il “dibattito”.

Non sappiamo se l’autorevole rappresentante dell’Associazione delle Piccole Imprese che ha patrocinato l’evento lo abbia fatto nel suo intervento ma lo facciamo ora noi, a costo di essere ripetitivi.

La Moldavia non fa parte dell’Unione Europea e il suo ingresso in Europa è solo una lontanissima chimera. Le condizioni del Paese, a cominciare da una fortissima conflittualità interna, afflitta da un elevatissimo tasso di corruzione ai livelli alti (in questo somiglia tantissimo all’Italia al punto da esserne considerata degna gemella), sono estremamente fragili, con un tessuto economico praticamente in mano agli interessi degli oligarchi (come in Italia, appunto, solo che qui si chiamano banchieri, confindustriali, lobbie, multinazionali).

La Banca Mondiale ha definito la Moldavia, anche a causa della sua instabilità politica ed economica, il Paese più povero ed economicamente arretrato d’Europa quindi queste condizioni di conflittualità, aggravate da condizioni che perdurano da anni, rappresentano un ulteriore ostacolo al raggiungimento di una piena integrazione europea nonché un forte disincentivo nell’applicazione delle politiche UE.

Non sappiamo se la Moldavia abbia deciso di partire dalla città della Disfida per avviare il suo percorso di integrazione, sta di fatto che al momento è out. Nel corso dell’incontro possiamo ipotizzare, non essendo stati né invitati dagli illustri e privilegiati “colleghi” né avremmo mai partecipato a tale incontro, che si sia parlato delle “buone ragioni” per investire in Moldova. Ad esempio si dice che i giovani moldavi siano ben preparati, ferrati nelle nuove tecnologie, forti di una non comune capacità di adattamento, pronti a lavorare a ritmi serrati. Esattamente l’opposto dei nostri giovani, almeno di quei pochi ancora rimasti nella terra dei rifiuti dove la disoccupazione supera il 55% e si continua ad incentivare le politiche clientelari e di sostegno “al non reddito” invece di incentivare l’integrazione del reddito ma questo è un concetto troppo difficile per poltronieri ed opinionisti della politica locale.

Tornando alla Moldavia agli imprenditori italiani conviene delocalizzare perché lì esiste la reale possibilità di realizzare dei manufatti a prezzi fortemente concorrenziali nei confronti di buona parte dei Paesi in via di sviluppo. La particolare situazione economica della Moldova fa si che la retribuzione media di un operaio sia oggi molto contenuta, seppure a fronte di una grande capacita e professionalità. Il basso costo del lavoro si rivelerà il volano di un boom economico che abbiamo già visto realizzarsi in altre parti del mondo.

Insomma l’uovo di Colombo per imprenditori in cerca di vie di fuga dall’Italia che li tassa ben oltre il 50% e che chiede loro di lavorare per conto dello Stato per quasi la metà dei giorni annui lavorativi.

Eppure la Moldavia, non sappiamo se sia stato detto dagli “illustri” relatori, è uno dei paesi più poveri del mondo ed è situato in Europa dell’Est al confine con la Romania e l’Ucraina. La lingua è molto simile a quella rumena ed è molto semplice da imparare per un cittadino della Bat visto che il territorio è invaso da rumeni al punto che non sono neppure censiti ma li troviamo dappertutto, a lavorare ma sempre più spesso a fare altro. Nella Sala Rossa a Barletta non si poteva non trovare anche una condivisione di colori. Infatti la Moldavia è rossa, rossissima e fino a pochi anni addietro è stata addirittura sorretta da un regime comunista. Si, avete capito bene, da un regime. Nonostante la sua fedeltà al comunismo, non quello di facciata degli ultimi comunisti milionari rimasti attorno a noi, non le ha consentito di usufruire minimamente dello sviluppo dell’Europa dell’Est. Ed ecco che ci provano con l’Italia, anzi con Barletta visto che la Moldova ha deciso di entrare nel mondo globalizzato pensando di trovarvi al suo interno chissà che. In merito ai danni della globalizzazione proprio l’economia, il tessuto economico barlettano potrebbe relazionare in modo preciso sui danni ricevuti e sulla distruzione di massa delle nostre aziende ma questo lo avrà sicuramente dello il collega dell’Associazione di Categoria azzurra presente nella sala rossa. Un Paese dunque molto arretrato che è ancora fuori dall’Unione Europea e che fuori da essa ci resterà per molto tempo a causa della sua accentuata arretratezza con un bislacco stato sociale in sintonia con il modello comunista e tanti sprechi.

Allora conviene ad un imprenditore barlettano o andriese o tranese o margheritano o canosino delocalizzare la propria azienda in Moldavia? Noi non lo consigliamo.
Il sistema di tassazione in Moldavia è veramente semplice: se guadagni meno di 1500 euro all’anno paghi il 7% di imposte sul reddito personale, se invece ne guadagni di più paghi il 18%. PROPRIO COME IN ITALIA!!!

L’IVA è al 20%, in linea con la media europea e degli altri paesi dell’Est. L’imposta sul capital gain in Moldavia è del 10% (come nella vicina Bulgaria) e questo risulta molto interessante proprio per fare investimenti immobiliari. Tanto più che l’acquisto di immobili e terreni non agricoli è permesso anche agli stranieri quindi chi abbia accumulato ricchezze in denaro contante può investire quel denaro in quel Paese e non in Italia dove ti contano i carnet degli assegni e se ti compri una vecchia automobile a Gpl del valore di millecinquecento euro e devi dimostrare a cosa ti serve e dove hai preso i soldi per pagarla a rate. I prezzi degli immobili al centro di Chisinau, la capitale, sono bassissimi: circa 700 euro a metro quadro. Si tratta di prezzi veramente molto bassi rispetto a Roma, Milano o Barletta. Dunque se qualcuno voglia “trafficare” in immobili il piatto è servito. La Moldavia è ancora un paese molto controverso poiché sebbene possa essere un luogo di delocalizzazione grazie al costo della vita tra i più bassi al mondo. l’imposta sul reddito di impresa è assolutamente basso, è del 12% e quindi si posiziona tra le tasse sull’impresa più basse d’Europa. Tuttavia, bisogna ammettere, ci sono località più convenienti dove impostare l’azienda, i paesi con tassazione territoriale (Inghilterra, Malta, Hong Kong) quindi invitiamo gli autori dell’incontro barlettano, specie a quelli che in giacca e cravatta girano per sale e salette a “rappresentare le Imprese” pur non avendole associate, di organizzare e predisporre altri incontri del genere purché non pesino sui bilanci degli Enti Pubblici e soprattutto della Camera di Commercio di Bari che di questi eventi ne sponsorizza a pagamento in modo industriale.

In Moldavia ci manderei proprio questi soggetti ricordando loro che andare a “quel paese” conviene perché il costo della vita è 4 volte più basso, questo a dimostrazione del potere d’acquisto che ha un italiano in quel piccolo paese ex sovietico.

In prospettiva il livello di reddito in Moldavia aumenterà velocemente. La distanza dai livelli di reddito europeo è troppo elevata perché resti inalterata a lungo. I costi saliranno e anche i prezzi. Quindi occhi aperti cari imprenditori allettati dall’incontro barlettano perché la situazione è tutta in veloce cambiamento e le agevolazioni potrebbero ben presto finire. Questo i vostri “rappresentanti” non ve l’hanno detto e poiché avrei voluto dirlo io non mi hanno invitato per timore che prendessi in mano il microfono. Anche il costo del cibo in Moldavia è enormemente più basso di quello italiano. Il costo di un ristorante è del 77% più economico di un ristorante medio romano. Lo stesso vale per la connessione a Internet, il telefono e i vestiti quindi i damerini così osannati a Barletta potranno ingrandire a basso presso il proprio guardaroba sartoriale rendendo almeno utile il loro “viaggio di ricambio della cortesia”.

Un salario medio equivale a 190 euro al mese rispetto ai 1500 euro di un salario medio di Roma o Milano i 450 euro a nero che ancora oggi vengono pagati in moltissimi opifici ubicati in questo territorio. Questa è un’ottima notizia se vuoi assumere dei dipendenti per le aziende invogliate a delocalizzare nel Paese ex comunista.

Pensate che nel corso dell’incontro il Sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, avrebbe dichiarato: “un’occasione per conoscere una meravigliosa nazione che può offrire opportunità di lavoro interessanti”. Avrà parlato per sentito dire o forse “il viaggio di cortesia” si è già consumato?

Questo sarebbe stato il piano della discussione quindi cari imprenditori barlettani ora tocca a voi se “approfittare” dello sfruttamento dei lavoratori all’estero piuttosto che tenervi ben strette le vostre professionalità barlettane, almeno quelle poche rimaste dopo la caduta verticale del lavoro nei settori che hanno fatto ricca la città nei decenni passati e che la politica ha dimenticato ormai da troppo tempo sentendosi nana rispetto a problemi così grandi.
Non sappiamo come, quando, se e se mai un Paese come l’Italia comincerà a promuovere all’estero il proprio territorio e soprattutto a “richiamare” le imprese ad investire invece che continuare ad invogliarle a ricercare paradisi fiscali dove trovare persone da “sfruttare” per quattro denari, sta di fatto che si stanno superando tutti i limiti.

A fronte di tutto ciò, visto che comunque di Camera di Commercio si parla, i furbetti del diritto annuale, coadiuvati sempre da quelle che si autodefiniscono Associazioni più rappresentative ma con una percentuale di rappresentatività che non supera il 10% su scala nazionale, il 5% su scala locale, hanno deciso di aumentare per il 2017 di ben il 20% l’importo del diritto annuale pagato dalle centinaia di migliaia di imprese di Bari e Bat, come tutte le altre d’Italia. Questo lo stabilisce Il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico firmato in data 22 maggio 2017, attualmente in corso di registrazione alla Corte dei Conti, che ha autorizzato l’aumento per il 2017 della misura del diritto annuale del 20 per cento, secondo quanto previsto dall’articolo 18, comma 10, della legge n.580/93 e s.m.i., per il finanziamento di progetti strategici. Sperando che per “Progetti Strategici” non si intendano i Festival delle canzonette o le sagrette o peggio ancora le attività promozionali e convegni organizzate dagli amici degli amici o dagli amici stessi che deliberano per se stessi.
Eppure ai sensi dell’articolo 28 DL n. 90 del 24 giugno 2014, convertito in Legge n. 114 del 11 agosto 2014, il diritto annuale dovuto dalle imprese iscritte alla Camera di Commercio avrebbe dovuto essere ridotto progressivamente con la riduzione del 35% per l’anno 2015, del 40% per l’anno 2016 e, a partire dal 2017, addirittura del 50%. Tutto vanificato e i damerini della rappresentanza sempre in silenzio.

Come dire, ci hanno fatto credere che diminuivano per poi cambiare immediatamente le carte in tavola al momento di godimento del beneficio.

Questo, almeno questo, in Moldavia non succede ma in un Paese sbandato come l’Italia, mal governato dove non si distingue più la politica dall’affarismo, la rappresentanza dal consociativismo e il bene pubblico; dove a prevalere è solamente il benessere dei nominati allora se poi i nostri imprenditori, in Moldavia, ci vanno veramente portandovi aziende e macchinari ma lasciando a terra dipendenti, baracca e burattini allora forse hanno proprio ragione di farlo.

Alla prossima ambasciata”.