Canosa-Minervino: Parlamentare europea chiede di fermare l’ampliamento della discarica

“Ho scritto alla Commissione Ue per chiedere lo stop all’ampliamento della discarica di rifiuti speciali (di proprietà della BLEU) nel Comune di Canosa. Una discarica che si trova a poca distanza da un impianto di smaltimento rifiuti speciali liquidi, pericolosi e non (composto da 5 bacini) e da una vecchia discarica esaurita, che è già oggetto di procedura di infrazione per la sua mancata bonifica” – lo rende noto l’eurodeputata Rosa D’Amato (Movmento 5 Stelle) in merito al tanto discusso ampliamento della discarica tra i comuni di Minervino Murge e Canosa di Puglia. Ampliamento che vede contrari gli stessi sindaci del territorio e che ha persino messo in allerta la locale Diocesi di Andria-Minervino. Una notizia, quella dell’ampliamento della discarica, che ha visto due sindaci di due partiti differenti (centrodestra per la Sindaca di Minervino Murge e M5S per il Sindaco di Canosa) unire le forze per un’unica battaglia: quella dell’ampliamento di una discarica in un territorio ad alta vocazione turistica, paesaggistica e di produzione di specialità gastronomiche locali. Nei mesi scorsi si era svolto anche un incontro Provinciale alla presenza del Sindaco di Andria e Presidente della Provincia BAT Nicola Giorgino, mentre in questi ultimi giorni si sta parlando anche di una richiesta di verifica al Ministero. Adesso l’intervento della parlamentare europea tarantina. 

“Nonostante ciò,” – prosegue la D’Amato nel comunicato diffuso nelle ultime ore – “nell’agosto 2017 è stata rilasciata dalla Provincia una autorizzazione per l’ampliamento della discarica della BLEU. Ne è nato un contenzioso legale tuttora in essere. La coesistenza, a distanza così breve, di impianti simili ed aventi gestori diversi causa una difficile individuazione del soggetto responsabile in caso di misure di riparazione del danno ambientale, come richiede invece la direttiva Ue 2004/35/CE”.

“Per questo, riteniamo che non dovrebbero essere consentiti né nuovi impianti né ampliamenti. Ricordo poi il procedimento avviato nel 2015 con COBEMA dopo l’accertamento della potenziale contaminazione in due pozzi. Per tutte tali ragioni, diciamo no a questo scempio all’ambiente e alla salute dei cittadini. L’Ue batta un colpo e faccia rispettare le sue leggi” – conclude D’Amato.