Centro Ricerche Bonomo, Zinni: “Ostello e centro ricerche potrebbero convivere”

«Per anni si è discusso di cosa fare di quell’imponente complesso di strutture che è il “Centro Ricerche Bonomo“. Dal 2015 in poi quell’insieme di edifici, strumentazioni, arredi, che servivano alla ricerca scientifica in campo agricolo, collocati a poche centinaia di metri dal Castel del Monte, sono in stato di completo abbandono. Le proposte e gli incontri operativi, nel corso del tempo, sono stati tanti, eppure tutti o quasi sono finiti in un vicolo cieco principalmente per due motivi: (1) le competenze in fatto di ricerca non sono più in capo alla Provincia, (2) lo stabilimento preso in toto è troppo grande per la maggior parte delle destinazioni d’uso ipotizzabili» – comincia così l’analisi del consigliere regionale Sabino Zinni, che prosegue:

«Negli ultimi giorni, a seguito della notizia che la Provincia Bat avrebbe deciso di trasformare il Centro in un ostello, si è riaperto il dibattito sulle sue sorti. Da un lato, l’idea di realizzare una struttura ricettiva in quella posizione, appare un’idea sensata. Il Castel del Monte, con circa 250 mila presenze all’anno, è di gran lunga il museo più visitato in Puglia, senza contare che la zona di cui parliamo è una fra le più suggestive del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, cosa che già di per sé rappresenta un motivo di attrazione. Dall’altro lato il nostro territorio è un territorio a vocazione agricola, e avere un Centro Ricerche operante in tale settore rappresenterebbe nel medio-lungo termine un grosso vantaggio competitivo».

«Personalmente penso che le due posizioni – quella di chi vorrebbe trasformare il Centro in un ostello e quella di chi vorrebbe mantenerlo per la ricerca, riattivandolo – non siano inconciliabili. Il complesso di strutture di cui parliamo è talmente vasto che potrebbe servire entrambi gli usi. E tuttavia se da parte provinciale si è potuto dare il via libera alla realizzazione di un ostello, purtroppo non si può fare altrettanto con un centro ricerche, perché tale possibilità non è più fra le competenze dell’ente. Sarebbe certamente auspicabile che la ricerca riprendesse, anche per salvaguardare i diritti degli ex dipendenti, ma l’iter da seguire dovrebbe essere tutt’altro. La verità è che l’intera faccenda riguardante il Centro Ricerche era finita in un grande pantano, e credo che procedere al recupero e al riutilizzo di parte di esso, potrebbe essere la mossa giusta per tirarsene fuori. Prevedendo più di un utilizzo per quei plessi si ovvierebbe anche alle difficoltà di gestione derivanti dalle grandi dimensioni della struttura tutta intera, che è stata poi la causa ultima del suo sostanziale abbandono» – conclude Zinni.