Chiusa nuovamente l’isola ecologica di Andria. La soluzione definitiva è una sola ed è inutile nasconderla

Andria: ti svegli la mattina e dici: “ok, ora mi metto in macchina, carico quel rifiuti ingombrante e lo scarico all’isola ecologica. Per fortuna che c’è e che l’hanno riaperta!” – vai tutto contento e … la scoperta: l’isola ecologica di Andria è nuovamente chiusa.

Da una parte dell’opposizione politica andriese sono state diffuse le immagini di un’isola ecologica nuovamente inattiva, con un lucchetto “poggiato” sul cancello e un ammasso di rifiuti ingombranti al suo interno. Dall’esterno, solita storia: cittadini si avvicinano, notano la struttura chiusa e quindi o tornano indietro, oppure, nella maniera più incivile e menefreghista abbandonano i rifiuti all’ingresso dell’isola.

Ma ovviamente, i cittadini, civili o incivili che siano, pretendono delle risposte perché nell’arco di pochi anni quell’isola ecologica, l’unica presente in una città di oltre 100.000 abitanti, è stata chiusa e riaperta almeno tre volte (per non dire di più!) e giustamente le conseguenze ai disservizi risultano evidenti e non pochi cittadini andriesi cominciano a stufarsi della problematica.

Cosa sta succedendo? Piuttosto che fare discorsi polemici privi di soluzioni e mantenendo un’osservazione razionale e neutrale piuttosto che con finalità partitiche, occorre forse osservare il problema alla radice, che non è Andria. Evidentemente le dichiarazioni dell’assessore all’ambiente già diffuse a mezzo stampa per i casi di chiusura precedenti a questo, la questione è legata ad un problema di quantità di rifiuti (soprattutto indifferenziati) che poco o a nulla hanno che fare con l’amministrazione comunale di Andria, (che ovviamente avrebbe tutto l’interesse invece a dimostrare un servizio di raccolta rifiuti efficiente).

La questione, come riportato anche in un recente incontro svoltosi proprio ad Andria e al quale hanno partecipato anche esponenti regionali di Legambiente e illustri professori, è legata anzitutto alla mancanza di impianti di trattamento rifiuti, collegato poi al dilagante fenomeno di abbandono rifiuti, riscontrato con centinaia di filmati e fotografie non solo ad Andria, ma anche a Bari e in moltissimi altri comuni pugliesi. Su questa problematica sono tutti responsabili: chi ha amministrato prima senza affrontare l’argomento, chi amministra oggi perché gli impianti di fatto non esistono ancora e chi amministrerà domani se continuerà a mantenere il sistema così com’è oggi, ovvero incompleto.

Cosa accade di conseguenza: una volta raccolti, i rifiuti abbandonati aumentano l’indifferenziato. Aumentando il numero di rifiuti indifferenziati aumenta il conferimento nelle discariche. Aumentando il conferimento nelle discariche aumentano i costi per i comuni e al contempo diminuiscono gli spazi nelle discariche (a proposito, ve la ricordate la storiella dell’ampliamento della discarica di Minervino Murge?) e quindi i comuni sono costretti a trasportare i loro rifiuti in discariche sempre più lontane. Aumentando la distanza aumenta il costo di carburante per i veicoli che trasportano i rifiuti indifferenziati nelle discariche in provincia di Foggia e Taranto (se non ancora più lontano!).

Negli ultimi tempi, gruppi di cittadini chiedono (giustamente!) di non fare più discariche ne di ampliare quelle esistenti (l’ultima protesta che ha visto la contrarierà anche dei Sindaci di Minervino Murge e di Canosa di Puglia mira proprio a bloccare l’ampliamento di ulteriori discariche). A Trani dopo il disastro ambientale…che ne parliamo a fare? La conseguenza è evidente: è sempre più difficile trovare lo spazio per i rifiuti indifferenziati e al contempo anche il conferimento in appositi impianti per il riciclo di rifiuti differenziati può rivelarsi costoso semplicemente perché noi pugliesi non siamo attrezzati adeguatamente per trattare i rifiuti da riciclare o trattare alternativamente quelli indifferenziati.

La soluzione definitiva quindi non è certo quella di cambiare partito, di fare polemiche spicciole stile “heee, sò pagoit r stirk i mo nan ‘z putt nimmank sch-ttè ‘u cottonfffiokk” perché occorre un’ulteriore sforzo e una coscienza ambientale che forse manca ancora troppo. Qualche giorno fa i volontari di Legambiente Andria hanno tentato di ripulire l’area nei pressi del canalone Ciappetta-Camaggio in via Caneva. Il risultato? Oltre 50 bustoni di rifiuti raccolti in poco più di due ore di attività di volontariato. Quei rifiuti sono poi stati trasportati da un veicolo adibito al trasporto rifiuti della ditta Sangalli, giunto sul posto su richiesta dell’assessore all’ambiente Michele Lopetuso, che quel giorno ha partecipato alle attività di pulizia insieme ai volontari. A prescindere dalle appartenenze e militanze politiche di ognuno, quindi, ha fatto il suo dovere. Se per qualcuno la soluzione definitiva resta quella di preferire una lista politica piuttosto che un’altra non vogliamo discuterne: è un suo pensiero e facciamo tanti auguri a chi oggi amministra la città e anche a chi la amministrerà domani. Tuttavia, vorremmo che la questione venga risolta ben prima della prossima tornata elettorale, anche perché gli andriesi “puliti” sono stanchi e la questione rifiuti non può più attendere.

La soluzione definitiva resta quindi una sola: chiudere il ciclo dei rifiuti. Applicare la Strategia Rifiuti Zero, ovvero permettere che la Regione Puglia venga dotata di decine se non centinaia di impianti di trattamento rifiuti distribuiti equamente sul territorio pugliese: da quelli organici alla carta, vetro, pile esauste, elettrodomestici e trovare idee creative e soluzioni alternative anche per il trattamento dei rifiuti indifferenziati. Per farvi un esempio: una società italiana sta sperimentando il riutilizzo dei gusci d’uovo per creare cemento resistente ed ecosostenibile.

In nord europa si riesce a riutilizzare più volte anche la plastica usata. I sistemi ci sono. I finanziamenti forse, ma non è importante: l’attività di riciclo, se sfruttata strategicamente nella maniera giusta, potrebbe portare tanti soldini alle varie comunità piuttosto che togliere risorse preziose come purtroppo accade oggi e molto probabilmente anche molti posti di lavoro.

Si chiama economica circolare e se ne parla da anni, troppi.  Serve la buona volontà, l’onestà (intellettuale anzitutto) e informarsi adeguatamente sulle possibilità tecniche, guardando non solo l’Italia o l’Europa ma anche le tecnologie del mondo intero. Diversamente da altri, non vogliamo fare la parte dei “saputoni”, anche perché non siamo professionisti del settore del riciclo rifiuti, ma basta informarsi anche su siti specializzati o guardando reportage ed articoli specifici per rendersi conto di come la cosa sia possibile.

In Africa ci sono ragazzini che hanno costruito un sistema di riutilizzo della cacca per produrre biogas. La cacca! Manco l’umido…direttamente la cacca! Lo hanno fatto dei ragazzini. In Italia e in Puglia ci sono decine di startup formate da giovani laureati che troppo spesso fuggono all’estero e che vorrebbero soltanto un minimo di contributo, 1000, 2000, 3000 euro, per i loro progetti (Emiliano, se ci sei, batti un colpo!).  Le amministrazioni locali come quella di Andria hanno la loro responsabilità e se sbagliano sono dovute a pagare prima dei cittadini, ma molti cittadini continueranno a non fare la differenziata lanciando i rifiuti nel canalone o sotto i ponti a Bari e se il ciclo rifiuti non verrà chiuso subito a livello regionale saranno uccelli per diabetici, non per Andria ma per la Puglia intera.