Comunicato stampa: protesta compartecipazione servizi sociali

Al Sindaco di Andria

All’Assessore ai Servizi Sociali Comune di Andria

Ai Consiglieri Comunali di Andria

Al Direttore Generale ASL BAT

All’Assessore Servizi Sociali Regione Puglia

All’Assessore Servizi Sociali Provincia BAT

Alla FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) Fed. Reg. Pugliese

Alla Stampa regionale

A firmare questa lettera sono le famiglie con persone disabili che ad Andria, ma anche in altre città, sono state chiamate a corrispondere in rapporto al reddito familiare, una quota di compartecipazione alle spese relativa ai servizi che ricevono.

Noi riteniamo profondamente ingiusto tale contributo, lo riteniamo un paradosso che ha costretto alcune famiglie, non indigenti ma neanche ricche, a rinunciare al servizio di aiuto alla persona rivolto al proprio congiunto proprio perché hanno ritenuto improprio ed esagerato il ticket richiesto. Si tratta di disabili gravi, si tratta di persone che non hanno alcun servizio di assistenza, si tratta di genitori (o fratelli e sorelle) anziani, bisognosi talvolta anche loro di assistenza.
Sappiamo che qualcuno si affretterà a giustificare il provvedimento come conseguenza della crisi economica che decima le risorse del welfare e che si tratta di disposizioni legislative regionali e nazionali a cui il Comune deve ottemperare. Ma la somma che incasserà il Comune di Andria dalla compartecipazione dei disabili sarà pressappoco il costo di una sagra di quartiere o se si preferisce le spese di un convegno realizzato in pompa magna con hostess, banchetto, ecc. ecc.

Come si può chiedere a famiglie, già prostrate da problemi patologici molte volte gravi, magari a genitori anziani con un figlio disabile di 40/50 anni o più, un contributo di 7 euro (come misura massima) per ciascuna ora di servizio? Ricordiamo che quel contributo in molti casi serve per il minimo fabbisogno oppure i genitori tendono a metterlo da parte proprio per un salvadanaio da destinare al figlio disabile perché possa essere decentemente assistito quando i genitori non ci saranno più.

Secondo noi è un provvedimento alquanto grottesco per una realtà come la nostra dove la stragrande maggioranza di disabili, soprattutto adulti, non gode di alcun servizio: dopo la scuola dell’obbligo il nulla oppure qualche ora del Servizio di Aiuto alla Persona e, per qualche fortunato, l’inserimento in centro diurno.

Ancora oggi i nostri figli (o congiunti) sono assistiti quasi esclusivamente da noi genitori e non solo per dipendenza psicologica/affettiva ma per motivi oggettivi: senza famiglia il disabile sarebbe abbandonato a se stesso o ricoverato in una struttura assistenziale con costi ben più alti per le casse degli enti locali.

Sappiamo che il Comune di Andria ha disposto questi provvedimenti in ottemperanza alle Leggi regionali ma sappiamo anche che ci sono state sentenze che in questi anni e in varie parti del Paese hanno evidenziato che:
compete al Servizio Sanitario Nazionale e ai Servizi Sociali, e non ai parenti, farsi carico dei bisogni socio-sanitari delle persone con disabilità; così non è per i nostri territori dove appunto mancano i servizi primari di assistenza socio-sanitaria; sembra che poi la competenza della Asl si fermi alla riabilitazione e all’assistenza sanitaria ma così non può essere perché continua anche per quegli interventi che sono destinati al contenimento di esiti degenerativi e/o invalidanti di patologie congenite o croniche (vedi le recenti Sentenze del Consiglio di Stato n. 3377/03, n. 152/2004, n. 479/2004, n. 4693/2006)

i criteri con cui si determina la compartecipazione al costo del servizio devono essere conformi alla normativa nazionale ISEE (Decreto Legislativo 109/98, come modificato dal Decreto Legislativo 130/00), che prevede tra l’altro il principio del riferimento alla situazione economica del singolo utente, laddove sia in situazione di gravità (Sentenze del TAR delle Marche, di Brescia sent. 350/08, di Catania sent. 42/07 e di Milano sent. 291 e 303/08, l’ordinanza n. 2594/08 del Consiglio di Stato, ultime in ordine di tempo le sent. 581 e 582/2009 del TAR Lombardia);
l’Ente Locale, nel valutare la situazione economica del disabile, non può prendere in considerazione le provvidenze economiche assistenziali (indennità di accompagnamento, indennità di frequenza, assegno di assistenza, pensione d’inabilità); inoltre può chiedere il contributo solo al beneficiario del servizio stesso e non ai suoi parenti (sent. 377/2009 del Tribunale di Pavia)

sembrano indebite le indagini dei servizi sociali sulle possibilità economiche dei parenti degli assistiti; il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha affermato che sulla base dei principi di indispensabilità, pertinenza e non eccedenza dei dati raccolti rispetto alle finalità perseguite (art. 9 e 22 del Codice della Privacy), ai fini del riconoscimento delle prestazioni sociali possono essere raccolte solo informazioni personali riguardanti la situazione economica dell’interessato e non quelle del nucleo familiare di appartenenza;

è pure indebita la sospensione del servizio a causa del diniego dei congiunti del pagamento della quota di compartecipazione o per la mancata presentazione dell’ISEE del nucleo familiare; anche le “dimissioni” dal servizio pretese ai familiari che non hanno accettato la quota di compartecipazione ci sembrano viziate da eccesso di potere (parere del Difensore Civico delle Marche);
i Comuni debbono coinvolgere le Associazioni delle persone con disabilità prima di assumere le decisioni che li riguardano per mettersi nelle condizioni di sviluppare politiche condivise ed efficaci (TAR di Brescia, sentenza 350/2008).

Chiariamo comunque che:

1) non “esigiamo”, ad ogni costo, la gratuità dei servizi;
2) quando è prevista una compartecipazione, la stessa deve essere “simbolica” e “sostenibile”; in altri Comuni pugliesi la quota massima di compartecipazione è di 4 euro;

3) è necessario determinare diversamente la soglia minima di esenzione e quelle relative alla compartecipazione;

4) è opportuno definire un sistema, come per altro previsto dalle disposizioni regionali in materia di servizi sociali, di monitoraggio dei servizi e delle prestazioni erogate coinvolgendo anche le famiglie e le associazioni rappresentative dei disabili, in modo da identificare la tipologia ed il costo dei servizi essenziali, la quantità e la qualità delle prestazioni erogate, il numero degli aventi diritto e dei beneficiari;
Chiediamo infine:
che venga rivisto il provvedimento e il relativo regolamento comunale riguardante la compartecipazione alle spese;

un incontro urgente per avere spiegazioni e anche soluzioni e prospettive riguardo ai servizi e alle politiche sociali destinate ai disabili e alle famiglie, sul nostro territorio.

In assenza di riscontro alla presente, ci rivolgeremo alle organizzazioni dei consumatori e/o a quelle legittimate ad agire ai sensi della L. n. 67/06 per ottenere risposta alle nostre legittime aspettative.

Andria, lì 15 gennaio 2010

Per informazioni:

Ass. di Vol. Camminare Insieme – Via Bruno Buozzi, n. 4 – Andria

Gruppo C.O.N. – Viale Virgilio, n. 10 – Andria –