Consorzi bonifica, Marmo (FI) vs l’assessore regionale Amati : “ha furia demolitrice da travestito della Prima Repubblica”

nicola-nino-marmo“Solo la furia demolitrice di un travestito della prima repubblica, come Renzi con la Costituzione e Amati con il suo amato Acquedotto, può tentare di tranciare un ragionamento bocciandolo con il marchio infamante di “prima Repubblica”. Proprio lui!”. Così il consigliere regionale di Forza Italia, Nino Marmo. “Non facciamo ridere i polli -aggiunge- anche se ha vestito i panni del populista a buon mercato (in Italia, per esse fighi, oggi bisogna sparare sempre sul passato per condannarlo, anche quando a quel passato si è appartenuto fino al collo).

I consorzi pugliesi sono un patrimonio di infrastrutture, opere e attività che servono l’intera comunità ma che sono stati rovinati dall’incrociarsi di numerosi eventi e da una crisi economico-finanziaria causata da opere pubbliche affidate dalla Regione o dalla Cassa del Mezzogiorno, che con varianti in corso e riserve da parte delle ditte appaltatrici li hanno indebitati. Ai costi maggiorati, Regione e Stato centrale se ne sono lavati le mani.

Quelle imprese e quei voti sono serviti qualcuno? Si, caspita agli amici del ‘travestito da primissima Repubblica’.

Poi è venuta la crisi, la siccità, i costi di sollevamento dell’energia, la Regione che costantemente (e non provvisoriamente, come è stato dal 2003 al 2005) per altri 11 anni ha impedito ai consorzi di riscuotere il tributo 630 ed il sistema non è stato piú in grado di predisporre piani di classifica delle opere e piani di contribuzione che dessero finalmente un servizio agli agricoltori.

La Regione non piú dare una lira? Eppure ne ha il dovere, visto che è il primo interessato alle opere di manutenzione del territorio! Gli agricoltori hanno il dovere di “con-tribuire” in parte, non di pagare per tutti i pugliesi.

Non spetta alla Regione sopprimere i consorzi, né disgregarli fregandogli la funzione irrigua. E questo devono saperlo tutti, per primi gli agricoltori. Spetta solo a loro, infatti, riuniti come i saggi delle tribù indiane utilizzando il criteri della ragionevolezza, decidere se  sciogliere un consorzio ove non abbia alcuna funzione.

Non mi piace la pantomima dei giochi di potere che vogliono un Aqp sempre più gigantesco e pesante, che controlla tutta la risorsa idrica, dall’Adriatico al Tirreno. Ma quello che non capisco è perché in Puglia manchi l’orgoglio di far funzionare gli strumenti idonei ad un servizio pubblico indispensabile, mentre in Regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto, la Toscana, funzionano e sono gestiti dagli agricoltori con il loro contributo fondamentale. Solo qui -conclude Marmo nulla può funzionare come si deve”.