Croce ed Ercole Tammaro, da Sulmona – di Giuseppe Brescia

Nel libro malnoto del figlio di Ercole Tammaro, da Sulmona, e precisamente Cosimo Del Monte – Tammaro, Lo storicismo crociano e la Rivoluzione ( con inedito del Croce ),edito per i tipi della Tipografia ‘Labor’ di Sulmona nel 1985, è un ampio riferimento alle opere filosofiche e etico-politiche del filosofo, con la fotoriproduzione della cartolina postale rivolta il 12 giugno 1948 dallo stesso allo studioso sulmontino, autore di un Indice delle fiabe abruzzesi ( Leo S. Olschki, Firenze 1971, vol. XXXIV della “Biblioteca di Lares”) e di un coevo Anatomia e patologia delle rivoluzioni – Dall’ “autunno” del Medioevo alla “primavera” di Praga. A questo punto del nostro percorso, preferisco renderne notizia, non solo per l’interesse in sé del documento, ma come testimonianza del dilemmatico rapporto tra “provincia” e “umanità”, culto degli studi locali e appassionamento etico-politico, considerazione della “lezione magistrale” del Croce e “mito del superamento”che,in questo caso, sarebbe lo “storicismo come rifiuto della rivoluzione” ( ovvero del “fascismo” propriamente detto ). Addirittura, lo scrittore di Sulmona s’impegna nel riprodurre in copertina un suo proprio olio su tela, avente per oggetto la “Espulsione di Adamo ed Eva dall’Eden”, atto a simboleggiare a -suo ardimentoso dire – il “rifiuto della rivoluzione” ( fascistica ) testimoniato dallo “storicismo” crociano.
Ad ogni modo, con la consueta eleganza e “urbanitas”, il Croce aveva scritto degli interessi letterari e giornalistici del Tammaro, in una cartolina postale su carta della “Critica”, malamente interpretata dall’interlocutore. “Preg.mo Sig. Tammaro Ercole – Viale Mazzini (Case popolari) Sulmona (Prov. Aquila )

Napoli, 12.VI. ’48
“Preg.mo Signore,
La Sua lettera mi ha ricordato alcuni caratteri, sempre cari nel nostro desiderio. E ho letto con piacere le sue fini osservazioni. Ma non mi meraviglio che non siano state pubblicate: i cosiddetti giornali letterarii attendono alla cultura del cattivo gusto e dell’istupidimento, procurato mercé del disprezzo verso la grande poesia vivente nei secoli e l’immorale ammirazione delle scemenze della cosiddetta poesia pura. Io non ho relazioni con peso giovevole e perciò, nonostante la buona volontà, mi manca il destro per indurli a pubblicare il suo scritto.

Mi abbia con saluti

Suo B. Croce”.

Il figlio del professor Tammaro interpretò come “scortesia” la missiva, come preteso “spunto” per “esser scortese nei confronti di altri”; e come prova – dalla parte di Croce – di “atteggiamento dittatoriale per cui cerca il consenso della massa e tende a tener bassa la élite” ( sic ! ). Lamenta – lo stesso figlio Cosimo Del Monte Tammaro – contraddizione tra il riconoscimento delle “fini osservazioni” contenute nell’articolo letterario proposto dal genitore ( di cui egli stesso figlio non sa valutare il pregio ) e il netto giudizio di “cattivo gusto” appioppato ai “cosiddetti giornali letterarii”. E lamenta – nella confessione crociana di non avere “relazioni con peso giovevole” a favorirne la pubblicazione – l’implicita dichiarazione di “non volersi umiliare” a chiederne l’accoglimento, fino a un inesistente “mi abbia in pectore” che è invece, nella chiusa, “Mi abbia con saluti. Suo B. croce” ( cfr. pp. 116-117 del citato volume o libello del Tammaro Del Monte ).

Ma noi troviamo tutto il contrario sia nella confermata “asteia” crociana verso i corrispondenti ( prescindendo dal ceto, dai titoli e dalle ideologie ), sia nel giudizio testimoniale sui vizii sempre ricorrenti dei “cosiddetti giornali letterarii” che talvolta ancora “attendono alla cultura del cattivo gusto e dell’istupidimento”.

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