Da Andria ad un’altra regione per insegnare: chiusa in meno di 40 mq per settimane per continui casi di positività tra gli studenti. Il dramma psicologico di un insegnante

Proseguono le sofferenze ed i disagi nel periodo di emergenza sanitaria, non solo per le persone colpite da sindrome da Covid-19, ma anche per coloro che, seppur sani, sono coinvolti in continue quarantene a causa dei frequenti casi di positività da nuovo coronavirus tra gli studenti:

A raccontarci della spiacevole esperienza è un’insegnante attiva in una regione del Centro-nord, trasferitasi tempo fa da Andria per questioni professionali ed attualmente in isolamento dopo l’ennesimo caso di positività da Sars-CoV-2 in uno degli studenti delle classi per le quale l’insegnante presta servizio. “Veniamo considerati secondo la norma contatti stretti” – ci racconta l’insegnante, che ricorda come sia di fatto costretta a restare rinchiusa per settimane in un locale in affito grande meno di 40 mq. Tutto ciò avviene spesso poiché i casi di positività a scuola si verificano in molteplici occasioni. Ai danni fisici di coloro che vengono colpiti dalla malattia, quindi, vi sono anche i potenziali danni psicologici per chi, insegnante fuorisede, vive in piccoli appartamenti, a volte poco o per nulla accoglienti e solitamente usati quasi esclusivamente come strutture per le ore notturne (e quindi poco adatte alla frequenza prolungata). Con questo, non vogliamo fare polemiche inutili o puntare il dito contro qualcuno, ma piuttosto dar voce a chi sta soffrendo in silenzio per regole introdotte dalle istituzioni che forse potrebbero essere modificate con soluzioni appropriate anche per chi ha necessità di garantire la giusta serenità mentale necessaria per lavorare con i giovani studenti.

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