Non chiamatelo pellegrino perché non ha meta religiosa ma solo voglia di spostarsi da un posto all’altro, conoscere e vivere il presente. Il suo è un percorso di vita, senza un obiettivo prestabilito perché la cosa importante è «vivere il presente, ora, adesso», giorno dopo giorno. Marco, un uomo del torinese e – ci permettiamo di dirlo per sottolineare il nostro apprezzamento nei confronti del suo coraggio – non più un ragazzino, ha deciso di far tappa a Castel del Monte. Durante il suo cammino è stato accolto dagli operatori turistici del C.A.T. (il Centro Accoglienza Turistica del grande parcheggio che quotidianamente registra l’arrivo di centinaia di visitatori provenienti da svariati angoli del mondo, tutti accomunati dall’interesse per il patrimonio Unesco di origini medievali, fatto ergere dall’imperatore Federico II di Svevia) che hanno così avuto modo di conoscerlo meglio, scoprendo una persona mite e curiosa. Marco ha deciso di lasciare il suo luogo di origine per incamminarsi, visitando numerose località italiane. Un viaggio a piedi durato circa sette anni, nel corso del quale ha potuto conoscere da vicino non solo altre persone ma anche se stesso, coltivando il suo cuore e la natura umana:
Castel del Monte continua ad essere un luogo d’incontro tra popoli e culture:
Incontri ravvicinati con tante realtà umane ma anche con animali selvatici, sempre nel rispetto dei loro spazi. Poche decine di minuti a un tavolino del C.A.T. sono bastati per comprendere le sue parole sincere, arricchite dall’apprezzamento che ha espresso nei confronti di Castel del Monte, anche per lui un luogo straordinario che andrebbe studiato a fondo. Il suo unico vero rammarico riguarda la superficialità che colpisce oggi una buona fetta delle persone: in troppi casi troppo interessata ad arricchirsi di denaro e di egocentrismo, noncurante del fatto che la serenità può essere in ogni luogo che si decide di raggiungere, attraverso la naturale interconnessione tra individui. In un mondo fatto di apparenza e di blocchi emotivi, Marco, in pochi minuti è riuscito ad aprire i cuori dei presenti: i “perfetti sconosciuti” si sono salutati con calorosi abbracci prima tornare ognuno ai propri impegni. Zaino in spalla e bastone da trekking alla mano, il viaggiatore “slow” si è così rimesso in cammino. «Prossima tappa, Montegrosso» ma dopo anni di chilometri ha promesso a se stesso di tornare presto a casa, portando con sè il ricordo di questa straordinaria avventura. Grazie Marco e buon viaggio.
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