Dalla fine al principio. Ricordo di Michele Palumbo, di Giuseppe Brescia

Dalla fine al principio. Ricordo di Michele Palumbo, di Giuseppe Brescia
“Francesco De Sanctis, sempre attuale e non soltanto nel bicentenario della nascita, col Discorso di Trani del 29 gennaio 1883, invitava giovani e cittadini a evitare la “rettorica”, quel cattivo uso della parola che segna l’abisso tra la mente e il cuore, l’altro dire e l’altro fare, coltivando anzitutto la dignità della persona e in essa ritrovando la patria, la libertà, l’italia, le ragioni dell’impegno civile ( in forma ‘mediata’, non ‘immediata’, si badi ).

Il mònito torna alla mente in occasione del ricordo del giornalista Michele Palumbo ( Andria 1959-2017 ), ricollegando l’ultimo articolo pubblicato sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” a proposito dell’annosa questione delle aule del Liceo Scientifico ( articolo affidato alla rubrica “Scusate qualche parola” ) con gli esordi dello stesso docente su “Puglia” e “Andria”. Bisogna riandare agli anni Settanta del secolo scorso, quando chi scrive si impegnava per Il destino di Castel del Monte ( “Nord e Sud”, N.S., XXI, n. 171 del marzo 1974, alle pp. 103-106 della bella rivista fondata e diretta da Chinchino Compagna ) e – con altri amici – invitava in Andria Giorgio Bassani, Presidente dell’Associazione “Italia Nostra”, per la difesa del vincolo paesaggistico nella zona del maniero federiciano e per un raggio di nove chilometri. Un cenno di quest’impegno è tuttora consegnato alle pagine del libro dello stesso Bassani, Italia da salvare ( Einaudi, Torino 2005, p. 223 ), alla bibliografia dello stesso Bassani ed alla mia rivisitazione di Quando Bassani venne in Andria.

Palumbo disegnò, allora, con me una pagina di “Puglia”, seguendomi nella difficile battaglia ispirata all’ art. 9 della Costituzione repubblicana, e curando l’articolo-intervista Una speculazione che dovrebbe essere bloccata dal vincolo, “Puglia” del 29 agosto 1979, p. 2. Inoltre, quando uscirono i miei primi libri di reinterpretazione del pensiero di Croce ( “Non fu sì forte il padre”. Letture e interpreti di Croce; Questioni dello storicismo. I-II, Galatina 1978, 1980 e 1981 ), scrisse un altro articolo, Per rilanciare Croce ai giovani, sempre in “Puglia. Quotidiano di vita regionale” ( diretto da Mario Gismondi ), del 5 marzo 1981, alla p. 7, non senza alludere alla opposta politica culturale dell’editore Vito Laterza. Sia detto qui di passata: gli studiosi seri non sono equiparabili a una sorta di conventicole, qual “cartesiani” o “husserliani”, “crociani” o “gramsciani”, come talora s’indulge a ritenere. Ma vanno – essi studiosi – in profondità, nella direzione dell’inveramento e della prosecuzione di pensiero ( con Blasucci, Antiseri, Terenzio, Addante, Bosio e tant’altri ).

Allora, Palumbo mi citava spesso il suo professore di Estetica alla Università di Bari, Franco Fanizza. Ed io, che ero amico e prosecutore di Rosario Assunto, Carlo Ludovico Ragghianti o Raffaello Franchini, con scherzosa serietà rispondevo: “Ma non è un’ aquila!” Sorridendo, Michele Palumbo conveniva. E mi mandava il giovane Vincenzo Zaccaro, a casa, per un’intervista su “Andria”, dal titolo Giuseppe Brescia: continua l’impegno civile. Allora, ero docente non già dirigente scolatico al “Vecchi” di Trani ( la titolazione è frutto di mia proposta dell’a. s. 1982-1983), poi del “Nuzzi” e del “Carlo Troya” di Andria ( 1985-1986 / 2011-2012 ). Quando fondai in autonomia prima l’Indirizzo Linguistico ‘Brocca’ poi l’Indirizzo Socio-Psico-Pedagogico, ora detto delle “Scienze Umane”, Michele Palumbo venne a insegnarvi con entusiasmo, proponendo i progetti “Cinema e Filosofia” ( gli suggerii di inserirvi “Quarto Potere” di Orson Welles ) o federiciani, a vario titolo ( Il Labirinto, il Nido dell’aquila, la Biblioteca castellare ). Il riferimento al Graal era nel “gioco delle ipotesi” ( come dissi nella guida Andria e la sua storia, Laterza, Bari, del 1992 ); ma non serbava, certo, un carattere di assolutizzazione. Il Progetto del “gioco” come momento ermeneutico, cui molto teneva sulle tracce del celebre libro di Roger Caillois, distinto nelle quattro forme della partizione “Agon” – “Mimicry” – “Ilinx” e “Vertigo”, ben poteva rientrare nel paradigma della “quaternità”, come per il Geviert di Martin Heidegger “Terra-Cielo-Mortali-Divini”, recuperato specialmente da Gianni Vattimo nella “Fine della modernità”, o per le quattro forme dello spirito umano nella filosofia sistematica di Croce, nei quattro libri di Finnegans Wake di James Joyce ( ispirati a Vico), nei Four Quartets di Thomas Stearns Eliot, e via ( v. la Teoria della Tetrade, Andria 2002; Tra Vico e Joyce, Bari 2005).

Per ragioni strettamente personali, si trasferì nel locale Liceo Scientifico, dopo qualche anno, senza che io avessi benché minimamente influito su tale non facile scelta, ma su suggerimento sacerdotale di altro docente e collega. E fino all’ultimo, apprezzava i miei saggi su riviste on-line locali ( alcune delle quali non sono altro che portali pubblicitari, in cerca di nobilitazione culturale ), e mi diede la parola nel dibattito sul libro dedicato da Giannicola Sinisi al giudice Falcone, invitandomi a collaborare ancora alla “Gazzetta” ( dopo la recensione al mio libro Alfonso Leonetti nella storia del socialismo, Sveva 1994, con l’articolo Alfonso Leonetti l’eretico di Andria, 8 gennaio 1995 e 11 maggio 1995; Pubblicate i manoscritti della ‘G. Ceci’, 16 maggio 1995; Un sogno, quattro secoli fa, 7 marzo 1996 e 3 giugno 1996; Il Liceo Classico ‘Carlo Troya’ Scuola Polo, 25 aprile 1997; La Rivoluzione Napoletana, 16 gennaio 1998 e 28 febbraio 1998; Un libro su Leonardo Sciscia, 13 dicembre 1998; Storicismo, 12 giugno 1999; Croce in Francia, 4 maggio 2002; Alla scoperta di Joyce dopo Joyce, 14 agosto 2005; ‘Tra Vico e Joyce’, 20 gennaio 2004 e 17 febbraio 2005; Un libro del Brescia su Goethe, 25 aprile 2006; I Normanni al Liceo Classico, 20 marzo 2007; Iniziativa per la Memoria. Con Ines Figini, 3 aprile 2007; Un libro sulle opere di Aldo Garosci, 29 giugno 2008; Andria celebra il latinista Bevilacqua, 26 gennaio 2009; Castel del Monte fra storia e astromomia, 15 luglio 2015 ). Era un “combattente”, certo; e forse, alla fine, non si sentiva “vincente”. Ricorderò la noticina, non già “recensione”, al libro di Nicola Porro, La disuguaglianza fa sempre bene ( La Nave di Teseo, 2016 ): noticina nella quale il Palumbo osservava: “Ognuno può dire quel che gli pare, certo. Ma nel contesto attuale si può veramente ritenere che la disuguaglianza faccia sempre bene ?” Non so chi abbia fatto sapere al Porro che sarebbe stata pubblicata una “stroncatura” del suo libro sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”: donde si scatenò poi polemica, anche sul piano personale, tra autore e presentatore del libro ( presentatore poi scelto dallo stesso organizzatore dell’evento, con il consenso dell’autore ), in Andria.

E’ per noi chiaro che si trattava di due posizioni unilaterali: senza “modi categoriali”, “regole”, “modalità”, sia il liberismo puro che lo statalismo del Welfare State di ‘Papà Pantalone’ son destinati a fallire, anzi a provocare il “declino delle nazioni”, contro cui ammoniva Vico nella Pratica di questa Scienza Nuova ( 1725-1731 ). Ma tutto ciò richiede ben altro e più ampio discorso ( discorso che ho tentato in varie sedi, da ‘new deal’ liberale, di ‘religione della libertà’ ), cui la presente nota – per restitutio veritatis ed ineludibile onestà intellettuale – ha offerto occasione. Il ‘ricordo di Michele Palumbo’ non si può ‘concludere’ senza qualche chiarimento epistemologico di indubbia attualità. 1) Una delle banderillas, affidate alla rubrica “Scusate qualche parola”, riprendeva la scoperta diffusa dal biscegliese Luca De Ceglia a proposito di tracce massoniche riconoscibili per le vie di Trani.

E Palumbo commentava: “Allora, massoni…e non mattoni ?” Dove la leggera ironia celava freudianamente l’asserzione: ‘Certo, vi riconosco; ma come standomene..in disparte’. Entro quali limiti e confini, il ‘giacobinismo’ con le ‘alcinesche seduzioni di Liberté Egalité Fraternité: ecco il punto ermeneutico di attualità. 2) La preghiera ‘laica’ di tutte le ‘preghiere laiche’, non risiede ancora nella Epistola I, 1-13 di San Paolo ai Corinzi, in quanto la ‘caritas’ disegna l’orizzonte trascendentale delle virtù, superiore a ogni contenuto ( la sapienza, la donazione ai poveri, il cembalo e via ), e quindi anche a ogni esemplificazione possibile di vari momenti e autori successivi ? 3) Esiste il mito della ‘oggettività della notizia’? ( il classico chi, come, dove, quando e perché), pur sempre nell’ orizzonte della ‘interpretazione’ ? La storia è sempre ‘idealmente contemporanea’, diceva Croce. La scelta dell’angolo visuale è già ‘interpretazione’ ( Nietzsche ). Lo storico belga Henri Pirenne, citato dal nostro Cinzio Violante, faceva l’esperimento di una scena tra un cameriere e un signore, durante le proprie lezioni: col risultato che ogni studente, invitato a ricostruire l’accaduto sotto i suoi occhi, ne dava una differente ricostruzione. Certo, la ‘neutralità è impossibile’; ma l’ onestà intellettuale è ‘doverosa’ ( Gaetano Salvemini; Nicola Matteucci ). 4) Abbiam bisogno, oggi, di un nuovo “Quarto Potere”, affidato al giornalista che selezioni le notizie in base al supposto interesse del lettore ( si ricadrebbe nel “Mondo va verso..” ); o che si renda mediatore tra il pubblico e lo strapotere economico-finanziario ( Francesco Giorgino nel recente Giornalismi e società ) ? Ma questo ruolo -vichianamente- non spetta al De constantia jurisprudentis, ossia al ‘Diritto universale’, che, a torto o a ragione, nel bene e nel male, nel successo o nell’insuccesso, esercita, e sempre più sarà chiamato a esercitare, le “guise della prudenza” ? Scusate qualche approfondimento.”
Giuseppe Brescia – Sezione andriese della Società di Storia Patria per la Puglia – Libera Università “G.B. Vico”