Dehors ad Andria, Montaruli: “la politica ha fallito”

““La politica ha fallito”, una frase pronunciata a squarciagola e ripetuta più volte nello splendido teatro Curci di Barletta dal Sindaco di Andria Nicola Giorgino venerdì 28 settembre 2012 in occasione di un incontro pubblico dal titolo: “Difendere la Provincia per difendere il futuro del nostro territorio”. Evidentemente in quella occasione, quando ancora i soldi pubblici gli Enti li gettavano dalle finestre dei Palazzi, il Primo Cittadino andriese non avrebbe neppure lontanamente pensato ciò che la politica realmente sarebbe diventata di li a pochi anni, come nella realtà è poi accaduto. Il fallimento sul quale rifletteva l’allora giovane Sindaco alla guida della più promettente ma anche della più umiliata città della Bat, era nulla rispetto al disastro che negli anni seguenti, fino ad oggi, continua ad investire non solo Andria ma anche le altre città di questo territorio” – dichiara Savino Montaruli, Presidente di Unimpresa BAT

“Senza stare qui a fare una generica disamina pur interessante ma assolutamente noiosa, mi soffermo sulla questione dehors per alcune riflessioni. Il day after del blitz passato nel consiglio comunale che approva una strana deliberazione di “impegno” non può passare inosservato e non può ritenersi avulso da quanto accaduto qualche giorno prima e denunciato sugli organi di stampa cioè la lettera di diffida alla rimozione dei dehors inviata agli esercenti andriesi, a firma del Dirigente al Settore Sviluppo Economico, ing. Felice Piscitelli il quale, avendo cura di non lasciar alcun dubbio interpretativo, scrive: “Diffida alla rimozione immediata delle strutture abusivamente installate sull’area esterna agli esercizi pubblici nelle aree interessate”. Si, nella nota viene espressamente indicato “…strutture abusivamente installate…””.

“Oltre ad aver irritato gli esercenti questa chiara affermazione di autorevolezza da parte del Dirigente che, legittimamente, ha inteso esercitare i propri doveri professionali senza farsi né intimidire né condizionare dalla politica, deve aver irritato non poco anche gli occupanti le poltrone in legno massello a schienale alto, a Palazzo San Francesco. Mentre alcuni esercenti si sono già da giorni adoperati a rimuovere i manufatti; altri che hanno consultato legali di primaria importanza, fori dalla città di Andria ed altri ancora che non avrebbero alcuna intenzione di desistere dalla resistenza civile e disobbedienza civica visto che aspettavano solamente i rinnovi di concessioni già ottenute “alle stesse condizioni” negli anni precedenti, il consiglio comunale lancia il guanto di sfida proprio all’Ufficio competente cioè il Suap quindi al Piscitelli. Parlando del provvedimento approvato come di “un successo” quasi il consiglio comunale fosse il Bandiera Gialla di Palazzo San Francesco o la Hit Parade di Radio Uno, il consiglio approva, ma cosa approva? Udite, udite: “un ordine del giorno”; un semplice, modesto, forse addirittura insignificante ordine del giorno per “impegnare gli uffici ad autorizzare l’installazione dei dehors fino al 31.12.2018 a tutti gli esercizi commerciali che ne hanno fatto domanda!” O perbacco, avrebbe detto Totò! Nientepopodimeno che un ordine del giorno contenente un semplice impegno. Provvedimento storico? Così diceva qualcuno anche a Trani salvo poi affermare che il Regolamento tranese sui dehors già necessita di essere profondamente rivisto, a pochi mesi dalla sua approvazione. Un andazzo culturale che deve aver contagiato e contaminato l’intero sistema istituzionale territoriale”.

“Tornando ad Andria, il consiglio comunale approva anche una “richiesta di revoca delle sanzioni e dei provvedimenti di demolizione comminati”, come se non bastassero i rilievi della Corte dei Conti che ha certificato l’incapacità dell’Ente di riscuotere le somme che allegramente inserisce nei propri bilanci. Se l’Amministrazione comunale andriese avesse voluto proporsi al P.P.I. – Premio Populismo Italiano con questo provvedimento lo avrebbe sicuramente vinto”.

“Poiché chi scrive di politica non capisce (quasi) nulla, vado oltre la questione politica che pure andrebbe approfondita posto che l’ingerenza rispetto al ruolo del Dirigente è pesantissima e forse anche foriera di ulteriori riflessioni ma ci penserà lo stesso Dirigente a difendere la propria autonomia e ciò che prevede la legge. Quello che incuriosisce è sapere con quali metodi, con quali poteri, con quali forme di intervento il competente Ufficio cioè il Dirigente Piscitelli potrebbe rilasciare quelle autorizzazioni e addirittura revocare le sanzioni ed i provvedimenti di demolizione già comminati a causa delle strutture “abusive”. Chi scrive, cioè il sottoscritto, quello che di politica capisce (quasi) nulla, da anni aveva ripetutamente indicato a quel “competente?” Ufficio comunale che per definire ed approvare quel regolamento ci sarebbe stato bisogno di coinvolgere la Soprintendenza. Non solo non sono stato ascoltato ma addirittura ignorato con le conseguenze che sono ora sotto gli occhi di tutti e la politica che continua a fare finta di nulla e a dire “non è a me!”.
Non so, non sappiamo cosa accadrà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in previsione della scadenza dei pochissimi giorni che il Dirigente Piscitelli, nella sua nota, ha dato di tempo agli esercenti per rimuovere i manufatti ritenuti “abusivi”, sta di fatto che l’arte di mescolare le carte si rivela, anche in questo caso, la più abusata e la più subdola, in un contesto dove i giocatori continuano ad approvare provvedimenti discutibili rivelandosi, in quello, ancora degli ottimi giocatori. Senza dimenticare che c’è chi ha già provveduto a rimuovere i dehors dopo la diffida ed i verbali elevati dalla Polizia Locale, il cui Dirigente Comandante non sappiamo cosa pensi di tutto ciò, bisogna anche ricordare che questa vicenda, come tantissime, quasi tutte le altre di questo comune, continua a consumarsi nelle stanze chiuse di Palazzo, aperte solo ai compiacenti ed ai privilegiati, dove non esiste un minimo di informazione e dove l’idea di concertazione, di condivisione, di coinvolgimento e di rispetto della legge in materia di consultazione della parti sociali è un’idea superata dall’approssimazione, dall’arroganza, dal pressapochismo, dall’improvvisazione e, ahimè, dall’incompetenza perché il problema vero va ricercato nella mancata competenza ed ignoranza nell’affrontare temi che necessitano soprattutto di quello, di semplice competenza e conoscenza di quello che si fa. Che si tratti di politici, di assessori o di dirigenti la competenza dovrebbe essere un requisito imprescindibile ma ad Andria non è così, evidentemente” – conclude Montaruli.