Dopo Chicago, Venezia e Hong Kong anche Andria ha il suo “Coro dei Malcontenti” – il VIDEO

In Italia ne hanno formato uno a Cagliari, Venezia, Milano, Roma, Torino, Firenze. Nel mondo esistono a Helsinki, Budapest, Chicago, Melbourne, Gerusalemme, Singapore, Hong Kong. Da poco più di un mese anche Andria ha il suo “coro delle lamentele”. Nello specifico si chiama “Coro dei malcontenti” e consiste in un vero e proprio coro che canta una canzone scritta sulla base delle lamentele della gente, raccolte in appositi box distribuiti per un certo periodo in giro per la città.

Il progetto era una delle iniziative programmate nella prima edizione del Festival della Disperazione, festival letterario pensato e organizzato dal Circolo dei Lettori di Andria, svoltosi fra il 5 e il 7 maggio 2017. La musica è stata scritta e arrangiata dai Bariche, band andriese, mentre gli interventi hip hop a completamento della performance, sono stati affidati al cantante Skeggia Mc aka Postman.

Quella dei cosiddetti “complaint choir”, ossia “cori delle lamentele”, a cui il Coro dei Malcontenti si rifà, è un’idea nata nel 2006 da due ragazzi finlandesi, che in una giornata particolarmente fredda in cui tutti si lamentavano, pensarono che sarebbe stato bello incanalare quell’energia usata per lagnarsi, per altri fini: di qui l’intuizione di cantare quelle lamentele.

I due successivamente hanno spiegato che in finlandese esiste da sempre la parola “valituskuoro”, che vuol dire “coro di lamentele” e che si usa quando tanta gente si lamenta contemporaneamente. A loro bastò allora prendere alla lettera quell’espressione tipica finlandese, per dar vita all’inconsueto progetto. Da che il primo coro di questo genere apparve in Finlandia 11 anni fa, in molte altre città si è dato seguito all’iniziativa. Si stima che oggi i “cori delle lamentele” nel mondo siano 140. 141 se si tiene conto di quello di Andria, da poco nato, che va ad aggiungersi a pieno titolo alla folta schiera.
Il video ufficiale del Coro dei Malcontenti è stato realizzato da Roberta Fucci e Valentina Lorizzo. La traduzione in inglese del testo è a cura di Francesca Giorgio.

Il VIDEO: