Ecco perché l’incidente avvenuto tra Andria e Barletta dovrebbe farci riflettere sul randagismo

E’ accaduto ieri sera tra Andria e Barletta l’ennesimo incidente stradale, questa volta causato dall’imprevista presenza di due cani sulla carreggiata, che pare abbiano costretto l’autista di un veicolo a praticare una pericolosa manovra per evitare i due animali di passaggio, scontrandosi contro un guardrail.

I quattro ragazzi coinvolti nell’incidente, feriti, non sono in pericolo di vita. Non è chiaro invece che fine abbiano fatto i cani e se questi possano nuovamente tentare di effettuare il pericoloso attraversamento.

Questo incidente, che fortunatamente non si è aggiunto alla già numerosa lista di incidenti mortali avvenuti negli ultimi anni nelle strade della BAT, dovrebbe farci riflettere tutti sull’attuale situazione del fenomeno randagismo nella sesta provincia pugliese.

Da anni, forse troppi, sono state numerose le associazioni animaliste che hanno tentato in tutti i modi di sollecitare le coscienze di chi amministra Andria e i comuni limitrofi affinché si potesse trovare una soluzione a lungo termine per evitare le nascite di ulteriori cucciolate di cani randagi per strada, che a loro volta comporterebbero la nascita di altri cani e così via. Purtroppo, nonostante tutto, questo sembra una realtà quotidiana.

Oipa, Enpa, Lega del Cane, Il Collarino Rosso, Save a dog Life, solo per citare qualcuna, come anche altre associazioni ambientaliste del territorio, tra queste quella di protezione civile coordinata dal prof. Martiradonna, che da tempo segnala la presenza di troppi randagi nei pressi di Castel del Monte. In tutti i casi parliamo di cani abbandonati a loro stessi che rischiano quotidianamente di perdere la vita, anche a volte, come nel caso degli incidenti stradali, di essere a loro volta oggetti involontari di ulteriori potenziali tragedie anche ai danni di esseri umani.

Ecco perché i cittadini e le associazioni sensibili alla vita animale servono. Ma servirebbe anche una sensibilità estesa per gli interi quartieri e quindi anche nei palazzi della politica. Senza poi dimenticare il costante impegno di semplici cittadini sensibili, che da anni si stanno battendo per sensibilizzare le istituzioni.

L’azienda sanitaria locale, attraverso veterinari specializzati, è predisposta per il monitoraggio dei randagi e per la loro sterilizzazione.

Cosa è stato fatto sino ad ora? Probabilmente qualcosa di utile, ma evidentemente non sufficiente per bloccare il fenomeno: i cani randagi ad Andria, Barletta e in molti altri comuni del territorio sono troppi e in diverse segnalazioni si è parlato di cani non sterilizzati che hanno avuto cuccioli. Persino nel periodo dell’emergenza neve, molti sono stati i cuccioli salvati dal ghiaccio da semplici cittadini volontari privi di risorse economiche, spinti esclusivamente dallo spirito empatico. Andrebbero recuperati dalla strada, sterilizzati ed eventualmente curati per poi valutare le singole adozioni. Servirebbero ulteriori strutture da abbinare a quelle già attive, spesso di natura privata. Servirebbero canili comunali pubblici o comunque strutture direttamente gestite dagli enti pubblici in grado di assicurare la volontà politica richiesta dai cittadini e al contempo monitorare le spese pubbliche.

Quanto investe la Regione per i singoli comuni in merito al contrasto del fenomeno del randagismo? Dove finiscono i fondi? Quali possono essere le possibilità non ancora messe in pratica?

Quello del randagismo, resta ancora oggi nella BAT e nel barese un dramma silenzioso che si consuma ogni giorno ma che ha spazio solo in casi eccezionali, come per l’appunto nelle notizie di cronaca, mentre andrebbe contrastato ogni giorno, proprio per evitare che possano verificarci tragedie, sia ai danni di esseri umani che di poveri animali indifesi.

Non sappiamo come andrà a finire questa storia. Per ora noi di VideoAndria.com vogliamo lanciare a tutti un semplice appello: non comprate, adottate!