Effetto deficit ad Andria: aumentano anche costi di caffè, cornetti e zeppole nei bar andriesi

Andria – il consiglio comunale non ha ancora approvato il Piano di Riequilibrio Finanziario e continuano le reazioni della cittadinanza, del mondo associazionistico e delle imprese. Andria è in fortissimo fermento già da dopo il preannuncio delle prime misure di intervento che tagliano servizi primari, aumentando la tassazione locale in modo esponenziale.

Nonostante viga il blocco tariffario ministeriale, Andria derogherebbe a tale disposizione finalizzata alla salvaguardia degli equilibri di bilancio. Dunque ulteriori ed aggiuntive penalizzazioni per quanto riguarda gli aumenti che vengono previsti, in modo massiccio ed insostenibile, nel Piano di Riequilibrio che approderà in consiglio comunale, qualora tale consiglio si tenga realmente e sia in grado di deliberare. Aumento del costo dei servizi, aumento della tassazione e conseguente diminuzione dei consumi da parte della popolazione ma anche aumento dei costi per le imprese. Un mix micidiale che potrebbe far regredire l’economia cittadina a condizioni mai verificatesi prima, soprattutto in funzione della concorrenza da parte delle imprese che risiedono in altri comuni vicini che continuerebbero ad abusare della debolezza della città federiciana che già da tempo ha fortemente e radicalmente abdicato consegnando i propri migliori e più prestigiosi uffici alle città vicine, senza un senso se non quello appartenente a logiche politiche che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico e diffuso ma solo per avvantaggiare interessi di postazioni istituzionali a vantaggio di gruppi di potere, più o meno significativi.
Un’altra analisi impietosa, quella che giunge dall’Associazione di Categoria UNIMPRESA Bat che continua, in queste ore, a tenere incontri tematici sulla delicata vicenda.

Il Presidente Savino Montaruli, dopo l’incontro con i Pubblici Esercenti locali, una delle categorie più colpite insieme a quella degli Ambulanti del mercato dalla mannaia vessatoria, ha dichiarato: “si sta parlando solamente di numeri ma la Giunta comunale e lo stesso Consiglio comunale che con tanta fretta è chiamato a deliberare sa di cosa si stia parlando? No, cari amici e politici, burocrati e polisindacalisti silenti, non è solo questione di numeri anche perché ho fortissimi dubbi che quei numeri, così come concepiti nelle forme di entrata, siano poi supportati da reale capacità di introitare somme che non hanno alcuna certezza assoluta. Trattasi, infatti di incrementi di flussi di cassa derivanti da condizioni che non è per nulla scontato possano verificarsi in quanto la Tosap, ad esempio, non è una tassazione di origine certa perché se i 560 ambulanti del mercato di Andria dovessero decidere di lasciare, come realmente potrebbe accadere, il posteggio nel mercato del lunedì accadrebbe che il comune perderebbe tre volte: la prima volta perché perderebbe il Valore di quel mercato che era uno dei migliori della Puglia, quando a governare c’erano politici migliori; la seconda perché i consumatori si recherebbero a fare acquisti nei vicini mercati di Barletta, Trani, Bisceglie, Canosa sottraendo importanti risorse economiche all’economia locale; la terza perché la somma preventivata in entra nel Piano di Riequilibrio che, per la sola Tassa Occupazione Suolo Pubblico potrebbe arrivare a superare centinaia di migliaia di euro l’anno, non verrebbe incassata ed il comune, per rispettare gli impegni di quel Piano di Riequilibrio (sempre se dovesse essere approvato dalla Corte dei Conti) dovrebbe cercare altrove quelle somme mancanti e la situazione da grave diventerebbe drammatica per i cittadini”.

“A questa analisi sommaria ed esemplificativa potrei aggiungerne moltissime altre, anche di natura più importante se pensassimo a tutte le entrate mancanti derivanti dal settore delle costruzioni e urbanistico ma ci sono gli “esperti” pagati a prezzo d’oro che sicuramente avranno cura di elencare tutti questi elementi non solo nella imminente riunione con le quattro Consulte comunali per il parere obbligatorio prima del consiglio comunale ma anche in pubblica assise quando i guru dell’amministrazione locale e quelli più stagionati della politica di Palazzo andranno finalmente a parlare direttamente ai cittadini, in Piazza Catuma. Intanto i prezzi al consumo, di fronte a questi ulteriori balzelli che si aggiungano agli aumentati costi di materie prime e di servizi, aumenteranno in modo naturale come in modo naturale sono stati aumentati nel corso della nostra Assemblea di Pubblici Esercenti che si è tenuta presso la nostra sede. L’Assemblea ha infatti già deliberato, con decorrenza primo gennaio 2019, l’aumento o meglio l’adeguamento dei prezzi dei prodotti in Listino di Bar – Pasticcerie – Gelaterie. Il prezzo del caffè passa a 90 centesimi di euro con espressino e caffè decaffeinato ad un euro; il cappuccino passa ad un euro e 20 centesimi mentre il prezzo di vendita di , tisane ed infusi passa a 2 euro; flut spumante e spremute di frutta a 2 euro e 50 centesimi fino ai 2 euro del bicchierino di amaro nazionale; serviranno 2 euro e 50 centesimi per una granita di caffè con panna o per un quarto di cassata; 1 euro e 50 centesimi per il cono gelato e 20 euro al chilogrammo per la gelateria mignon: serviranno, invece, 1 euro per un cornetto vuoto mentre con la farcitura costerà 20 centesimi in più; la pasticceria fresca mignon costerà 18 euro al chilogrammo mentre le zeppoline saranno vendute a 22 euro al chilogrammo; la biscotteria a 18 euro al chilogrammo mentre la pasticceria secca di mandorle sarà posta in vendita ad euro 25 euro al chilo. Il nuovo Listino UNIMPRESA, ovviamente sempre in doppia lingua, caso ancora unico nel suo genere da ormai dieci anni, comprende tutti gli altri prodotti di consumo pensando anche alle varianti in latte senza lattosio e soia vegetale. Da primo gennaio prossimo, dunque una prima tranche di aumenti che potrebbero anche essere subito rivisti in seguito al varo definitivo del Piano di Riequilibrio Finanziario che, incoscientemente, potrebbe portare in condizione di estrema crisi le già fragilissime aziende cittadine che hanno fatto enormi sforzi economici credendo in questa comunità; investendo i propri risparmi in assenza di un minimo di politiche territoriali di Sviluppo e trovandosi oggi, beffati, di fronte a questa drammatica situazione che non tutti saranno in grado di superare.” – ha concluso con amarezza il leader sindacale andriese Savino Montaruli.