
L’erbaccia? E’ solo un termine dispregiativo e basato forse anche sulla mancanza di capacità di riconoscimento (per non usare il termine ignoranza) delle varie specie botaniche – autoctone e non – che da sempre aiutano il terreno a migliorare la sua fertilità. In un territorio caratterizzato da una storia agricola di tutto rispetto, appare a dir poco anomala la demonizzazione di piante spontanee da sempre presenti sul nostro territorio, Alta Murgia compresa, a favore di un “prato all’inglese” che ha poco o nulla di identirario nel nostro territorio e che ai giovani insegnerebbe solo la pseudocultura di una “natura sintetica” modificata in maniera artificiale con scopi ornamentali e incentivata da una scarsa capacità di identificazione delle specie da parte della popolazione. Un paradigma d’animo povero, tipico dei decenni scorsi, quando nella nostra città e in buona parte d’Italia furono maldestramente piantumate specie non idonee al nostro territorio, (evidentemente sino al punto di modificare le posizioni dell’opinione pubblica, sempre più propensa ad apprezzare erbe e alberi tagliati ed amputati e a provare disprezzo per le piante che crescono naturalmente, attribuendo loro i mali del mondo). Polemiche, quelle recenti, avviate a seguito delle osservazioni del Sindaco di Andria che aveva definito la riduzione della frequenza delle attività dello sfalcio delle erbe spontanee nelle zone urbane un’occasione per garantire le attività degli insetti impollinatori ed il loro ruolo nel contesto naturale, rurale ed urbano. Dopo aver dato voce sia alla Sindaca che alle forze politiche di opposizione (quest’ultime autrici di recenti comunicati finalizzati a criticare tale posizione amministrativa, stigmatizzandola come una “giustificante” per ritardare i doveri di sfalcio delle cosiddette erbacce) abbiamo notato l’effettiva mancanza un’analisi partiticamente disinteressata e basata su dati prelevati da testi scientifici. Un’attività, quest’ultima, oramai abitudinaria per l’attivista ecologista Nicola Montepulciano: il nostro concittadino ha infatti inviato a VideoAndria.com una sua personale analisi per ricordare agli andriesi che, di fatto, quelle che definiamo erbacce, in realtà, non esistono. Rappresentano, invece, un vasto patrimonio botanico che andrebbe rivalutato e fatto conoscere, sia ai più giovani che alla gente avanti con l’età ma forse ancora oggi non consapevole del ruolo che ogni pianta ha nel contesto in cui nasce spontaneamente:
«Almeno nel caso della sfalciatura delle erbe spontanee, che non sono erbacce come ignorantemente definite da molti, profondamente incompetenti, e lo dimostrerò, ha ragione la sindaca G. Bruno. Per cominciare, c’è qualcuno che sa il nome di un’erba inutile, cattiva, erbaccia insomma, che la Natura ci ha voluto regalare tanto per farci soffrire e dimostrare di essere Matrigna? Ogni pianta in Natura ha un sua funzione o utilità precisa. Qui mi limito a descrivere funzioni puramente ecologiche, escluse, cioè, le funzioni alimentari e medicamentose. (Se prendo un libro sulla Botanica Farmaceutica, uno sulle Erbe Spontanee in Terra di Bari, uno su Basi di Ecologia ad un certo punto leggo che per ognuno di questi settori l’erba ha un ruolo rilevantissimo. Quello di ecologia assegna notevole importanza anche all’erba secca). Lasciar crescere le erbe spontanee, che in questo caso non sono solo autoctone, come ritiene la Sindaca, ma anche alloctone ( e lo dimostrerò), fino alla alla conclusione delle relative antesi ci procura qualche altro vantaggio di notevole portata. Oltre a tutta la storia della biodiversità, che anche in città va doverosamente favorita, vi è da aggiungere qualche altra funzione di puro carattere ecologico. Tutte le piante a foglie verdi assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno e sin qui ci siamo, dovrebbe essere noto ormai a tutti o quasi. Perciò anche un filo d’erba svolge la sua parte di fotosintesi clorofilliana. Ma un aspetto che non ho mai voluto chiaramente esporre per anni per vedere se qualcuno ne parlasse (e nessuno, in effetti, ha fatto mai cenno e per questo mi sono fatto risate, soprattutto alle spalle dei politici (!) nostrani), è quello della “evapotraspirazione”, importantissima funzione, che, a certe condizioni, favorisce (o, più esattamente, favoriva) pioggia regolare per buona parte dell’anno» – ha osservato Montepulciano che ha quindi proseguito:
«L’acqua contenuta nelle piante, erbe comprese, evapora per traspirazione, sotto forma di vapor d’acqua, attraverso gli stomi, invisibili fori delle foglie, e pure la terra cede acqua all’ambiente circostante per semplice evaporazione, un pò come il mare. La combinazione della cessione di acqua nell’atmosfera dalle piante, erbe comprese, e dalla terra viene chiamata”evapotraspirazione”. Per questo è conveniente far sì che le piante completino il loro ciclo di vita: per darci, oltre all’ossigeno, anche un pò di umidità, ( per umidità si intende, in questo caso, quella parte di acqua invisibile presente nell’aria), tanto necessaria visto che viviamo in pieno riscaldamento globale, che ci procura tanta aridità ed aria troppo secca. Grazie, quindi, anche al breve periodo di “vita verde” delle erbe spontanee possiamo godere di un po’ di frescura in più. Ho scritto “vita verde” perché poi c’è quella che chiamo “vita gialla” o meglio “fase gialla” che si ha quando le piante basse, dopo aver prodotto semi o altri modi che permettono l’anno successivo di riprodursi, seccano e assumono colorazione gialla. A questo punto sembrerebbe che l’erba secca non serva più a niente, ma non è così perché protegge la terra, sin che può, sia non permettendo la totale evaporazione di quel po’ di acqua che ancora contiene, sia dall’erosione, funzione molto importante. Ma se si guarda bene si noterà che fra l’erba secca spuntano altre capaci di resistere al caldo; tuttavia anche queste sono destinate a morire presto per le attuali altissime temperature Per questo e per altri importantissimi motivi l’erba secca si dovrebbe lasciarla così come è.» – ha osservato Montepulciano che ha quindi concluso:
«Ma questo va bene sulla Murgia, ma siamo in città e sia per estetica ( se fosse per me…) che per altri motivi, fra cui incendi provocati da gente “svalvolata”, si procede allo sfalcio. Sono moltissime le erbe che possiamo osservare nelle aiuole e negli incolti, che ci aiutano nel favorire la biodiversità e ridurre il calore urbano: borragine, che attira più insetti impollinatori utili poi agli orti, camomilla comune che un tempo spargeva il suo soave profumo e che attira farfalle notturne e diurne, grespino comune e ottimo edule, che noi conosciamo col termine dialettale ma motivato “sivone” e anche gli affini g. sfrangiato e spinoso; romice cavolaccio, r.crespo, tribolo, becco di gru malvaceo, b. di gru comune, avena fatua, ortica, papavero, borsacchina, malva, convolvolo, calendula, tarassaco, cardi e altre (autoctone); amaranto comune, a. bianco, erigeron canadensis, veronica persica (alloctone). Centinaia e centinaia di erbe dalle funzioni più disparate utili all’uomo, che nascono spontaneamente grazie alle strategie adottate per proteggere e diffondere i semi senza la mano dell’uomo, cioè spontaneamente, da qui la definizione adottata da tutti i testi “erbe spontanee”, altro che erbacce dei politici. Mi è impossibile conoscerle tutte. Per quanto attiene il pericolo rappresentato dalla Xilella fastidiosa vi è da dire che quelle erbe preferite dalla Sputacchina crescono in periodi diversi dell’anno, come si fa ad eliminarle mese per mese per non farla vettrice della Xilella? Senza dire, ancora, che da molti anni è invalsa la moda di piantumare ulivi in qualche aiuola; così ve ne è uno nel Parco del Monumento ai Caduti in guerra e un altro nella rotonda situata all’incrocio di v. Puccini con v. Togliatti; in entrambi i casi il terreno è ricoperto da tanta erba: ebbene, sembrano sani» – ha concluso Montepulciano.
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