Firmato ad Andria il protocollo d’intesa tra UIEPE, Tribunali, Avvocati e Misericordie di Puglia per la “messa alla prova” – video

Tecnicamente la messa alla prova è, su richiesta dell’imputato, una sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado per reati di minore allarme sociale. Con la sospensione, l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede come attività obbligatoria e gratuita, l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità in favore della collettività che può essere svolto presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato. E’ di questo ma anche e soprattutto del suo utilizzo e della sua concreta attuazione che si è parlato nel convegno “Riparattiva” svoltosi ad Andria, all’interno delle sale dell’Hotel Ottagono, ed organizzato proprio dall’UIEPE di Puglia e Basilicata in collaborazione con la Federazione delle Misericordie di Puglia.

«Istituto della Messa alla Prova che ha una incidenza sulla condizione carceraria sicuramente – ha spiegato il Dott. Pietro Guastamacchia, Direttore dell’UIEPE di Puglia e Basilicata – nel senso che evita l’ingresso in carcere e questo ha un significato importante sia in termini di costi sociali che personali. Chi sconta la pena in carcere ha una recidiva dell’80%, mentre chi sconta la pena sul territorio messo in condizione di responsabilizzarsi come nel caso della messa alla prova ha una recidiva al di sotto del 20%. Potrebbe esser solo questo dato per capire quanto bisogna investire in questo strumento».

Il convegno è stato finalizzato alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra i diversi enti coinvolti ed in particolare l’UIEPE, i Tribunali di Foggia e Bari ma anche l’Ordine degli Avvocati ed il mondo del volontariato con le confraternite della Federazione della Misericordia di Puglia. I dati, infatti, parlano chiaro: solo tra le province di Bari, BAT e Foggia, nel 2017 sono stati 1045 coloro i quali hanno fatto richiesta di questo strumento legislativo, sia per lavori di pubblica utilità che per la giustizia riparativa. 519, invece, le esecuzioni di messa alla prova nelle tre province nel solo 2017. Anno in cui, nel complesso, tra Puglia e Basilicata l’UIEPE ha seguito nel complesso, per tutte le misure alternative, poco meno di 16mila persone. All’interno della Misericordia di Andria, attualmente, sono 9 i soggetti in carico mentre dal 2015 si sono già alternati in 25.

«Le associazioni di volontariato hanno un ruolo importante nella giustizia riparativa – ci spiega Gianfranco Gilardi, Presidente della Federazione delle Misericordie di Puglia – L’apporto che possono dare a queste persone entrate in una strada difficile nel tentativo di uscirne, è quello di insegnar loro anche delle professionalità affinchè possano avere una vita migliore. Questo le nostre associazioni lo fanno tutti i giorni non solo con l’attività quotidiana di volontariato al servizio del prossimo, ma anche e soprattutto con la formazione essenziale per questo tipo di percorso e più in generale per il mondo del volontariato sia in ambito sanitario che di protezione civile». Video dell’intervista:

Uno strumento come quello della “messa alla prova” che chiede sempre più soluzioni uniformi come ha ribadito durante i lavori il Presidente del Tribunale di Trani, Antonio De Luce, uno strumento che ha un iter complesso ma la cui efficacia è riportata sia in termini numerici che di effetto su coloro i quali aderiscono alla misura alternativa al carcere. Uno strumento di cui questo protocollo è un primo mattoncino soprattutto verso una uniformità delle condotte ed è stato più volte citato come buona prassi anche dall’intervento qualificato di Vincenzo Starita del Dipartimento di Giustizia Minorile di Roma. Minori che sono una parte importante nel ruolo legislativo futuro di questo strumento. Presente anche il Sindaco della città di Andria, Nicola Giorgino.

«La giustizia riparativa – ha concluso Riccardo Greco, Presidente del Tribunale dei Minori di Bari – tende a riportare la vittima nell’ambito del processo e a dare una consapevolezza a chi ha commesso il reato dei torti che ha realizzato. E’ un modo di avvicinamento dell’autore al danno che ha determinato, ad una consapevolizzazione di quanto male ha generato. Nei minori questo ha un effetto educativo».

L’evento che ha visto la partecipazione di avvocati, giornalisti ed assistenti sociali, grazie alla collaborazione con i rispettivi ordini professionali, ha anche avuto la presenza di numerose associazioni impegnate sul territorio oltre che la qualificata presenza ed il patrocinio di Comune di Andria e Diocesi di Andria.