Nel mese di febbraio del 2026, il programma televisivo “Leonardo TG della scienza e dell’ambiente” RAI 3, ha presentato i risultati di una ricerca sull’inquinamento prodotto dall’uso della plastica di ogni tipo compreso i sacchetti. A ricordarcelo quel mese è stato l’attivista ecologista andriese Nicola Montepulciano: «Mi sono ricordato, così, che, a titolo di ricerca e verifica personale, avevo accantonato da molti anni sacchetti di plastica per ogni uso, onde verificare quanto fossero realmente biodegradabili e compostabili. La mia prima ricerca documentata iniziò quando la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e il WWF mi inviarono i rispettivi periodici in buste di plastica con la dicitura “biodegradabile-Mater Bi”di nuovissima invenzione. Dopo molti, molti mesi le trovai sbriciolate, non potevo prenderle in mano perché, immediatamente, si riducevano in piccolissimi frammenti, quindi erano realmente biodegradabili e compostabili. Ora il WWF invia il periodico in buste di carta certificata. A partire dal 2008 sino al 2020 conservai sacchetti di plastica in uso per qualsiasi tipo di spesa (per alimenti, regali, indumenti di vario genere, etc). Questi giacevano accantonati e dimenticati da moltissimi anni e solo grazie al programma televisivo di cui sopra mi sono ricordato della loro esistenza, li ho presi ed ecco i risultati» – ha dichiarato Montepulciano attraverso una email inviata a VideoAndria.com. Le immagini ricevute documentano gli effetti del tempo su questi sacchetti:

«Per la maggior parte non sono biodegradabili, non riciclabili. I primi sacchetti distribuiti da un grande gruppo di distribuzione, non più esistente, erano degradabili ma non biodegradabili e una scritta avvertiva di non usarli per la raccolta differenziata dei rifiuti organici. Come ben si vede questo sacchetto conservato per moltissimi non si è per nulla degradato, reca la data del 2008, siamo nel 2026 ed è ancora integro. Questo tipo di plastica scatenò grandi polemiche da parte degli esperti perché, quando si degrada, si riduce semplicemente in piccoli o piccolissimi frammenti che rimangono nell’ambiente per moltissimi anni e potremmo benissimo respirarli. Un altro sacchetto, poi, reca la bella dicitura “BIODEGRADABILE(non compostabile)”, ma se non è compostabile, se cioè non diventa humus, concime, come può essere biodegradabile? Molti sono i sacchetti con la dicitura BIODEGRADABILI conservati da oltre 10 anni e li ho trovati ancora integri!!!» – ha osservato Montepulciano che ha focalizzato la sua attenzione anche su alcune buste distribuite da una catena di supermercati:
Le buste analizzate dal nostro concittadino recano la dicitura “biodegradabili riciclabili. Mater Bi riciclabile al 100%” , perfettamente compostabile diventa humus per il terreno. «Quasi impossibile da prendere in mano: dopo tanti anni si sbriciola. In un angolo del ripostiglio dimenticai una confezione di sacchetti distribuiti alle famiglie per la raccolta differenziata dei rifiuti organici ed è stato impossibile recuperarle perché prese in mano per usarle si sfilacciano: sono realmente biodegradabili, anche se maledettamente piccoli. Quelli delle farmacie paiono essere biodegradabili, non posso dire di tutte per mia fortuna! Quelli dei vari supermercati recano la dicitura biodegradabili e compostabili ma non li ho potuti accantonare altrimenti non mi sarebbe bastata tutta la casa. Grazie alla continua manipolazione dei vari sacchetti posso dire che al tatto quelli biodegradabili offrono una leggerissima sensazione di velluto, così come quelli della grande distribuzione sui quali si legge che sono biodegradabili, compostabili, utilizzabili per la raccolta dei rifiuti organici e stampati con inchiostro a base di acqua, validità 12 mesi. Da credere. La stragrande maggioranza dei sacchetti ancora in circolazione sono, purtroppo, non biodegradabili come quelli dei fruttivendoli, pescherie, del commercio ambulante, negozi improvvisati con esposizione dei prodotti sulle sedie davanti alle porte di casa, e tanti altri tipi di commercio. Purtroppo li compriamo dalla Cina (che vergogna) e sono schifosissime: puzzano. La soluzione, almeno per la spesa alimentare, è quella di dotarsi dei sacchetti di stoffa, costano pochissimo e durano tanto tempo; molte associazioni le offrono gratis in varie manifestazioni. Altra soluzione è quella di obbligare tutti i commercianti all’uso dei sacchetti ( piccoli o grandi) di plastica biodegradabile, senza badare alle eventuali proteste di commercianti e sindacati; l’uso sconsiderato della plastica è autentica tragedia per l’ambiente tutto: boschi, mari, laghi, fiumi, giardini pubblici, città e le periferie sono le più devastate dalla presenza di ogni tipo di plastica. Un’altra mia ricerca, questa volta casuale, riguarda l’uso della plastica dura come quella dei manici di coltelli. Ho osservato, mio malgrado, che il manico di un coltello usato in casa si sfalda producendo una sorta di sottilissima lamina. Con questo è dimostrato che i veleni ce li compriamo e li teniamo in casa. C’è una alternativa? Sì ed è quella di usare coltelli con manici di legno o interamente di metallo» – ha concluso Montepulciano che ringraziamo per questo suo nuovo importante contributo. Video:
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