I Re Svevi di Puglia: sui cammini di eroi e sovrani – incontro a Trani con la presentazione del nuovo itinerario

Si svolgerà il prossimo 31 marzo a Trani presso il Teatro Mimesis (in via Pietro Palagrano 53) il primo appuntamento con il Mito di Eroi e Sovrani che fecero grande la Puglia. Dalle ore 18 previsto il dialogo aperto “Manfredi di Svevia” con l’autrice e giornalista Bianca Tragni, a seguire la Mission e presentazione del progetto “Cammini Federiciani“, una serie di percorsi guidati per riscoprire il patrimonio storico, paesaggistico e culturale del territorio.

A tal proposito linkiamo qui sotto il calendario degli eventi (info sulla Pagina Facebook: www.facebook.com/pugliafedericiana/):

Cos’è un cammino?
Con il termine “Cammino” si intende una via di mobilità lenta a lunga percorrenza da compiere a piedi, in bicicletta o a cavallo che attraversa un numero variabile di territori di rilevanza storica, religiosa, culturale e paesaggistica. Generalmente la partenza e l’arrivo coincidono con centri urbani di grande importanza che costituiscono il pretesto del viaggio.
Il Cammino è un prodotto turistico specifico che necessita di una strutturazione appropriata più ampia e complessa rispetto agli itinerari escursionistici (trekking) e ai percorsi turistici tradizionali. Sebbene in alcuni segmenti tali attività possano risultare complementari al cammino stesso, quest’ultimo si differenzia dai primi per le infrastrutture, il numero di km e per un approccio più improntato al viaggio esperienziale.


I cammini possono dividersi in:
storici: vie di comunicazione romane e medievali, oppure tratturi;
religiosi: antiche vie di pellegrinaggio legate a precisi fenomeni di culto;
naturalistici: percorsi eterogenei che prediligono l’aspetto paesaggistico del viaggio.

Manfredi di Svevia
Dante lo colloca tra i contumaci dell’Antipurgatorio e ne fa il protagonista del Canto III della II Cantica. Dopo che Dante e Virgilio hanno incontrato le anime dei morti in contumacia sulla spiaggia del Purgatorio, una di queste si fa avanti e chiede al poeta se lo abbia mai visto. Dante lo osserva e lo descrive come un uomo bello, biondo e di aspetto nobile, con un ciglio diviso in due da una ferita. Dopo che Dante ha negato di conoscerlo, il penitente mostra una piaga sul suo petto e si presenta come Manfredi, nipote dell’imperatrice Costanza d’Altavilla; prega Dante di riferire la verità sul suo destino alla figlia Costanza, una volta tornato sulla Terra. Manfredi racconta che dopo essere stato colpito a morte nella battaglia di Benevento, si pentì dei suoi orribili peccati e chiese perdono a Dio, che gli concesse per questo la salvezza: se il vescovo di Cosenza, spinto da papa Clemente IV a dargli la caccia, si fosse reso conto di questo, il suo corpo sarebbe ancora sotto il mucchio di pietre presso il ponte dove fu sepolto, invece di essere stato disseppellito e trasportato a lume spento lungo il fiume Liri. È pur vero che chi muore dopo essere stato scomunicato dalla Chiesa, anche se si è pentito, deve attendere nell’Antipurgatorio un tempo trenta volte superiore a quello trascorso in vita in contumacia, a meno che i vivi non gli abbrevino questa attesa con le preghiere. Manfredi prega allora Dante di dire tutto questo alla figlia Costanza, perché la fanciulla sappia che lui non è dannato e preghi per la sua anima. Dante, attraverso la figura di Manfredi, mostra con un esempio clamoroso e inatteso come la giustizia divina segua vie imperscrutabili e possa concedere la salvezza anche a un personaggio «scandaloso» come il re siciliano, morto di morte violenta dopo essere stato scomunicato e colpito da una violenta campagna diffamatoria della pubblicistica guelfa. Il suo caso si collega a quello, altrettanto sorprendente, di Catone l’Uticense custode del Purgatorio, nonché alla salvezza del poeta pagano Stazio e dell’imperatore Traiano che Dante incontrerà tra i beati del Paradiso.

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