Il governo Renzi spegne le frequenze: via i 2/3, ai danni delle tv locali pugliesi. Marmo: “tutto ciò a vantaggio di grandi lobby”

Nino-Marmo“Siamo di fronte all’ennesima azione truffaldina del Governo Renzi, ma la cosa peggiore rimane il silenzio, complice e tombale, del Palazzo, delle rappresentanze sindacali dei lavoratori coinvolti e, stranamente, persino dei media e dei social”.  Così il consigliere regionale Nino Marmo – autore tra l’altro di una precisa interrogazione al presidente Emiliano – commenta lo spegnimento di autorità di ben 12 frequenze su 18, cioè i 2/3, ai danni delle tv locali pugliesi. Un provvedimento inaudito, attualmente in corso d’opera, su cui il Governo Regionale ha preferito il comportamento dello..struzzo.

“Con il passaggio dall’analogico al digitale, mascherato sotto forma di miglioramento della qualità del servizio – ricorda Marmo – hanno letteralmente raggirato le tv locali locali assegnando a queste ultime false concessioni ventennali. False perchè ora il Ministero le ritira con motivazioni risibili.”

“E allora come definire, se non con il termine truffa, l’assegnazione di un diritto ventennale – con conseguenti investimenti in ingenti risorse umane ed economiche da parte dei soggetti titolari – successivamente revocato d’imperio con il pretesto mai dimostrato di un presunto disturbo a Paesi esteri ?! E tutto ciò sta accadendo, si badi bene, su frequenze assegnate senza alcuna limitazione dal Ministero alle stesse tv locali nel 2012, quando la problematica delle eventuali interferenze risale al 2006! Sarebbe stato sufficiente, piuttosto, mettere in campo le nuove tecnologie della telefonia – per la telefonia non esistono frequenze coordinate – e compatibilizzare le frequenze oggetto di contestazione. Consentendo a tutti di continuare lavorare!”

“Ma per chi ci governa – prosegue Marmo – questa era una strada troppo difficile.

Ed allora il Ministero adotta un intervento di natura emergenziale, motivandolo con la necessità di recuperare credibilità internazionale. Come a dire che per sanare pregressi errori di pianificazione si presenta oggi il conto alle tv locali. Il tutto, ovviamente, a vantaggio dei grandi gruppi editoriali e delle lobby politiche che li sostengono”

“A restare senza frequenze – conclude Marmo tante piccole ma storiche emittenti locali, oggetto della emblematica sentenza della Corte Costituzionale del 1976 che ne decretò la nascita e la loro progressiva affermazione. Oggi, a 40 anni da quello storico pronunciamento, vengono soppressi quelli stessi protagonisti che avviarono il processo di liberalizzazione e di pluralismo della comunicazione e dell’informazione. Tutto ciò in ossequio ai nuovi concetti di democrazia e di libera concorrenza che ispirano il Governo Renzi”.