Il razzo cinese caduto nell’Oceano Indiano: scampato pericolo per la Puglia

Nell’ultima settimana, il mondo è stato affascinato da un razzo cinese che è precipitato sulla Terra in una discesa incontrollata (uno “stato d’animo” del 2021, se mai ce ne fosse uno). Momenti di preoccupazione anche per la nostra regione, anche se, come immaginato, il razzo è finito sull’Oceano Indiano, escludendo conseguenze per l’Italia:

Nella notte, il razzo cinese Long March 5B – la quarta più grande discesa incontrollata di detriti artificiali nella storia dell’esplorazione spaziale – è finalmente precipitato sabato sera sull’Oceano Indiano, secondo il Washington Post. Dall’Italia, è la Protezione Civile Nazionale ad aver sottolineato che Sulla base degli ultimi dati forniti dalla Agenzia Spaziale Italiana (ASI) al tavolo tecnico che ha seguito il rientro incontrollato in atmosfera del secondo stadio del lanciatore spaziale cinese “Lunga marcia 5B” è possibile escludere la caduta di uno o più frammenti del detrito spaziale sul nostro territorio. Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, in accordo con ASI e con gli altri partecipanti al tavolo, ha pertanto dichiarato concluse le attività operative, chiudendo il Comitato Operativo che era attivo in stretta reperibilità e ringraziando tutte le componenti del Sistema Nazionale di Protezione Civile, i partecipanti al tavolo tecnico e le regioni direttamente interessate per l’impegno e l’attenzione profusi in questi giorni.  Il Dipartimento della Protezione Civile continuerà a seguire attraverso la Sala Situazione Italia, in stretto raccordo con l’Agenzia Spaziale Italiana, il rientro sulla Terra fino alla conclusione dell’evento” – hanno concluso dalla Protezione Civile, che ha diffuso un comunicato online. Negli USA si moltiplicano i servizi televisivi che confermano la caduta dei detriti nell’Oceano Indiano. Link video:

Non è la prima volta che vediamo qualcosa di simile, figuriamoci qualcosa di simile dalla Cina. Lo scorso maggio, anche un altro Long March 5B è caduto sulla Terra – e mentre la maggior parte di esso era bruciata al rientro e la maggior parte è atterrata nell’oceano, parti di esso, in effetti, si sono schiantate nell’Africa occidentale. Non si trattava dunque un un eccessivo allarmismo, ma bensì di un pericolo reale ridimensionato però dalla ridotta probabilità che i detriti potessero colpire realmente l’abitato (tenendo conto che la maggior parte del pianeta è ricoperto di oceani). L’ultimo razzo era stato inviato dall’Agenzia Spaziale Cinese nello spazio come parte di una missione per costruire l’ambiziosa stazione spaziale Tiangong del paese, trasportando quello che alla fine sarà l’abitazione degli astronauti a bordo dell’avamposto orbitale. La Cina non è l’unico paese che occasionalmente ha avuto problemi a controllare i suoi relitti orbitali:

Nel lontano 1979, la prima stazione spaziale della NASA, Skylab, precipitò di nuovo sulla Terra in modo simile e incontrollato, vomitando parti in parti dell’Australia e, come l’ultima debacle cinese, suscitò un’enorme sensazione mediatica prima della sua discesa come ipotizzava il pubblico su dove sarebbe atterrato.

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