Il ricordo di un andriese alla mamma che non c’è più, quando bastava poco per essere felici

Ciao, mamma – con questa parola inizia questa mia. Si, perché un bambino, quando si esprime per la prima volta, la prima parola che pronuncia è MAMMA. Io sono il tuo bambino un po’ cresciuto e chiamandoti ancora mamma ogni mattina è stupendo, al sorgere dell’aurora, festeggiarti sempre. Cara è l’età, al viso non si possono nascondere le emozioni. La mamma si festeggia ogni anno in una data stabilita: da chi? Da vivente bisognava ammirarti. Or che la tua anima poggia aleggiando nei campi candidi elisi. Seduta stante accanto al tuo amatissimo marito e mio fratello Giuseppe“.

“La mamma, la sua eco risuona tra le vie e viuzze dove tu eri solita percorrere e non è ricordarti ad una data stabilita. La tua voce, il tuo sguardo, le tue carezze, i tuoi consigli, i tuoi baci, le tue scornate e i tuoi lamenti, le tue sofferenze, le tue gioie, i tuoi dolori che talvolta celavi; i tuoi desideri, le tue delusioni, rimembrano e sempre rimembreranno nel mio cuore e ricordi. Nelle ombre della sera che cadevano sempre più lunghe dalle stradine fumavano i comignoli delle case del tuo paese. In una calma profonda tu venivi accarezzata da leggeri, leggeri soffi di vento mentre al tuo prosperoso seno nutrivi i tuoi amatissimi figli”.

Tacevi rilassata mentre lodavi il buon Dio, sussurrando nell’aria pensieri d’amore. Nei miei pensieri, sulle mie azioni, nei miei sogni tu regnerai e dimorerai non in disparte e da sola ma sempre stesa bramosa nei miei sogni. Passionale com’eri con papà andavi sempre alla ricerca del senso della vita. Non eri tanto attaccata alla cultura ma i lumi della ragione e della passione per papà e per noi figli non mancavano mai nelle tue preghiere. Gli anni li sento di dosso; la beltà non splende più di tanto. Nei miei occhi non vi sono più tempi ridenti di quando la gioventù saliva. Una quiete vaga tra le mie stanze recependo l’eco della tua flebile voce ed intorno, ricordandoti ad ogni attimo, ti vedo assai contenta seduta accanto a me”.

Le mie mani non sono più in grado di ricevere i tuoi doni e non c’è più spazio per riempirli del tuo affetto. Vorrei inebriarmi ancora dei tuoi dolci sospiri ma dimentico me stesso chiamandoti sempre e ancora MAMMA. In un silenzioso stupore, eternamente ti ascolto con tantissimo amore di figlio. Nei soavi ricordi ricevi questo mio. Non sono un ignoto, sono tuo figlio Vincenzo che ti festeggia sempre. Come mamma e come donna ardeva in te una passione sfrenata per tuo marito, mio papà e noi figli, e non conoscevi limiti di sorta. Tuo figlio, Vincenzo“.

Scritto da Vincenzo Santovito – Andria, 10 maggio 2018