Introduzioni di lepri e fagiani nella Murgia, prof. Martiradonna: “dalla Regione sbagliano numeri e periodo. Ma lo fanno apposta?”

Un ripopolamento nell’area del Parco dell’Alta Murgia che includerà il rilascio di molteplici esemplari di lepri e fagiani. Per il prof. Francesco Martiradonna (Presidente Provinciale del C.P. Ambiente e/è Vita Nat. Federiciana Verde Onlus) le modalità promosse da alcuni enti regionali sarebbero piuttosto infelici:

“Riguardo la nostra autorizzazione per il ripopolamento di fauna, la nostra richiesta era del doppio e l’ufficio, atteso che le immissioni nel nostro ATC non si facevano da anni, ha dato una parziale autorizzazione!” – poi critiche del prof. Martiradonna nei confronti dei pareri dei responsabili regionali dell’Arci Caccia“Sulle lepri sono stati rilasciati 250 esemplari a fronte dei 1200 richiesti. Fosse stato per me non avrei autorizzato nulla. Se questa immissione non è da pronta caccia poco ci manca. I soliti quaquaraquà che hanno permesso tutto questo. Noi veri cacciatori ci vergogniamo su quanto deciso in Regione. Per qualcuno forse più importante la campagna tesseramento che l’ambiente di ripopolamento? Io mi dissocio e non finisce qui“.

“Voglio ricordarvi che l’immissione di pronta caccia non esiste: basta leggere la L. 157/92 & la 968 della Regione Puglia. Vediamo che qualche Provincia che hanno effettuato l’immissione di lepri e quant’altro”. “Un esempio, Caccia Caserta: immesse 700 lepri a febbraio, fagiani e starne giovedì 20 marzo 2017. “I ripopolamenti sono un investimento sulla caccia del futuro” .

“Voglio ricordare inoltre l’inutilità delle immissioni (e non lanci) in questo periodo: in primis perdura una siccità pazzesca e non credo che la fauna troverebbe un po di refrigerio e quindi adattamento e poi a pochi giorni dall’apertura dell’A.V. Quale potrà essere la risposta?” – conclude Martiradonna.

 

Sent. n. 30 del 2009: “3. Nel merito il ricorso è fondato. 3.1. La disciplina dell’introduzione, della reintroduzione e del ripopolamento di specie animali rientra nella esclusiva competenza statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, trattandosi di regole di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e non solo di discipline d’uso della risorsa ambientale-faunistica. 3.2. In linea generale può osservarsi che lo Stato nell’esercizio di tale sua competenza esclusiva, nell’apprestare cioè una «tutela piena ed adeguata», capace di assicurare la conservazione dell’ambiente per la presente e per le future generazioni, può porre limiti invalicabili di tutela (cfr. sentenza n. 378 del 2007). A tali limiti le Regioni devono adeguarsi nel dettare le normative d’uso dei beni ambientali, o comunque nell’esercizio di altre proprie competenze, rimanendo libere, però, se lo ritengono opportuno, di determinare, nell’esercizio della loro potestà legislativa, limiti di tutela dell’ambiente anche più elevati di quelli statali. 3.2. Nello specifico ambito della introduzione, reintroduzione e ripopolamento di specie animali è da richiamare, anzitutto, la direttiva 92/43/CEE (Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione di habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche), che demanda agli Stati membri la valutazione in ordine alla opportunità di reintrodurre specie autoctone, qualora questa misura possa contribuire alla loro conservazione (art. 22, lettera a), ed impegna gli Stati membri a regolamentare ed eventualmente vietare le introduzioni di specie alloctone che possano arrecare pregiudizio alla conservazione degli habitat o delle specie autoctone (art. 22, lettera b). Lo Stato italiano ha esercitato la sua competenza con il d.P.R. n. 357 del 1997 (come modificato dal d.P.R. n. 120 del 2003), consentendo (art. 12, comma 2) la reintroduzione delle specie autoctone, sulla base di linee guida da emanarsi dal Ministero dell’Ambiente, previa acquisizione, tra gli altri, del parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) e (art. 12, comma 3) vietando espressamente (ed in via generale) la reintroduzione, l’introduzione ed il ripopolamento in natura di «specie e popolazioni non autoctone».

Il suddetto d.P.R. ha provveduto a definire il concetto di autoctonia, prevedendo che debba considerarsi (art. 2, lettera o-quinquies) autoctona la popolazione o specie che per motivi storico-ecologici è indigena del territorio italiano e (lettera o-sexies) non autoctona quella non facente parte originariamente della fauna indigena italiana. 3.3. Tale disciplina ed, in particolare, quella recata dall’art. 12 del d.P.R. n. 357 del 1997 detta, dunque, limiti inderogabili alla competenza normativa regionale e questi risultano violati dalla deliberazione impugnata, stante la non autoctonia, nel senso descritto, delle quattro specie ittiche di cui si discute e considerato che il provvedimento regionale impugnato deroga in senso peggiorativo ad un divieto dettato da ragioni di cautela a protezione e tutela dell’ecosistema. 3.4. Né ha pregio il riferimento del ricorrente alla mancata adozione da parte del Ministero dell’ambiente delle cosiddette “linee guida”. Tali “linee” riguardano, infatti, le specie autoctone, non quelle alloctone, sicché la loro mancata adozione è comunque irrilevante nel caso di specie. Così come è irrilevante che l’INFS abbia proposto al Ministero (che non le ha ancora approvate) delle linee guida che introducono, oltre il binomio, specie autoctona/specie alloctona, la categoria delle specie para-autoctone ovvero quelle che, pur non essendo originarie del territorio italiano, vi siano giunte per intervento diretto, intenzionale o involontario, dell’uomo e quindi naturalizzate anteriormente al 1500, posto che, a parte ogni questione sulla compatibilità della categoria proposta con il parametro normativo vigente, in essa non rientrerebbero comunque le quattro specie in questione, le quali, per pacifica ammissione delle parti, sono state introdotte nel territorio italiano successivamente a tale data”.