“La Puglia in zona gialla fra pochi giorni” ma i ricoveri reali non superano il 15% e le terapie intensive ferme all’8%. A distanza di due anni e dosi booster, il vero problema resta investire nei posti letto e potenziare gli ospedali

Fanno discutere le informazioni diffuse online nelle ultime ore che parlano della nostra regione prossima a ricevere nuovamente l’assegnazione di “zona gialla” dopo molti mesi di zona bianca:

Ad avvalorare questo scenario futuro sono i dati diffusi dalla Agenas che, sul proprio portale, riporta un tasso di occupazione salito dal 13 al 14%, ovvero ad un solo punto dal limite del 15% che decreta il passaggio in zona gialla. Tuttavia, c’è da dire che nelle terapie intensive il tasso di occupazione resta fermo all’8%, ma a soli due punti dalla soglia critica del 10%. Questo vuol dire che, in buona parte dei casi, ad andare in ospedale sono pazienti con sintomatologie meno gravi di quanto accaduto nel 2020: vaccini a parte, è evidente che il sistema sanitario risulti più preparato a gestire l’emergenza attraverso nuovi protocolli e strumenti capaci così di salvare le vite in una buona percentuale di casi. Ciò che manca, quindi, non sono soltanto i numeri giusti per le terapie intensive ma piuttosto un investimento regionale capace di garantire più personale, più servizi rapidi, con una rete ospedaliera decisamente più potenziata di quanto visto negli ultimi anni:

In merito a questo punto, spiccano le nuove dichiarazioni del Presidente Michele Emiliano, che proprio pochi giorni fa ha annunciato il potenziamento del sistema ospedaliero. Ci auguriamo che possa rivelarsi decisivo. A distanza di oramai due anni dalla dichiarazione di pandemia, non è più il caso di puntare il dito contro i cittadini – nella maggioranza dei casi rispettosi di tutte le regole previste per il contrasto della diffusione del nuovo coronavirus – ma piuttosto accelerare l’iter per investimenti pubblici a lungo termine, sia per affrontare il Covid che per aiutare i pazienti colpiti da altre malattie che per evitare che buona parte dei casi non gravi possa riversarsi anche ai danni dei medici di famiglia. Ad esempio, nel testo del PNRR (il tanto discusso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si legge come:

«Specifiche linee d’intervento sono dedicate alle persone con disabilità e agli anziani, a partire dai non autosufficienti. Esse prevedono un rilevante investimento infrastrutturale, finalizzato alla prevenzione dell’istituzionalizzazione attraverso soluzioni alloggiative e dotazioni strumentali innovative che permettano di conseguire e mantenere la massima autonomia, con la garanzia di servizi accessori, in particolare legati alla domiciliarità, che assicurino la continuità dell’assistenza secondo un modello di presa in carico socio-sanitaria coordinato con il parallelo progetto di rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale previsto nella componente 6 Salute (in particolare il progetto Riforma dei servizi sanitari di prossimità e il progetto Investimento Casa come primo luogo di cura)» – la politica, dunque, può fare molto di più.

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