La riflessione di uno studente di Andria: «Gli immigrati, una risorsa preziosa per l’economia andriese»

«Andria è la città dove si produce la maggiore quantità di olive da olio in Italia. Per questo gran parte della popolazione andriese è impiegata direttamente o indirettamente nel settore agricolo; non mancano inoltre famiglie che decidono di investire i propri risparmi nella conduzione di appezzamenti di oliveto. Si può tranquillamente affermare che ad Andria il settore olivicolo è trainante per l’economia cittadina. La varietà coratina, la più presente sul territorio andriese, produce un olio EVO ricco di polifenoli che svolgono, nel nostro corpo, un ruolo antiossidante, utilissimo per prevenire l’invecchiamento cellulare e l’insorgenza di tumori. Andria è famosa anche per la presenza di maestosi ulivi secolari, la maggior parte dei quali ha almeno duecento anni; non mancano alberi anche millenari. Per valorizzare la bellezza di questo paesaggio olivicolo, ogni anno il comune organizza la “Passeggiata tra gli ulivi”, evento culturale in cui affluisce anche gente dalle città vicine per trascorrere qualche ora all’aria aperta tra i verdi oliveti del territorio andriese. Inoltre spesso sono organizzati eventi come quello dei “Frantoi aperti”, che richiamano l’attenzione della cittadinanza sull’elevata qualità del prodotto, nonché sui processi di trasformazione delle olive in olio» – comincia così la riflessione di Vincenzo Troia, uno studente del Liceo “Nuzzi” di Andria che ha deciso di esprimere la propria opinione riguardo una delle colonne portanti dell’economia andriese:

«Ma per poter produrre un olio così buono e salutare è necessario prima raccogliere le olive, facendole cadere dalle chiome degli alberi secolari. Gli scuotitori, impiegati massicciamente negli ultimi anni, hanno velocizzato moltissimo la raccolta; è comunque necessaria la presenza di una cospicua manodopera che aiuti, per mezzo delle verghe, la caduta del frutto o collabori a svuotare i teli su cui le olive cascano. Accade da alcuni anni che i braccianti andriesi, pur numerosi, non sono più sufficienti a garantire la raccolta del frutto da parte di tutte le aziende. Inoltre sono sempre meno i giovani della città che prestano le proprie braccia al lavoro in campagna. Per questo motivo, quasi tutti gli imprenditori agricoli del territorio assumono operai provenienti da Paesi africani o mediorientali. Questi migranti, spesso, non hanno la possibilità di stabilirsi ad Andria perché qui non sempre trovano condizioni di vita accettabili:

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essi sono costretti a rinnovare i permessi di soggiorno molto spesso, e non sempre è facile riuscire ad ottenere un nuovo documento che permetta di lavorare nel territorio italiano. Per questi motivi, quando ad ottobre arrivano ad Andria, non trovano facilmente e in tempi brevi alloggi adeguati e sono costretti a dormire in case abbandonate, su giacigli di fortuna. L’impossibilità di conciliare i tempi per la ricerca di un alloggio con la necessità impellente di raccogliere un frutto deperibile, rende il tutto decisamente complicato: moltissimi imprenditori agricoli andriesi si trovano in serie difficoltà in quanto non riescono a trovare in tempi brevissimi manodopera stabile per la raccolta. Date queste premesse, è da considerarsi urgente che la nostra città accolga adeguatamente questi giovani immigrati e che garantisca loro condizioni dignitose per potersi dedicare a tempo pieno al lavoro in campagna. Ciò è necessario, da una parte, per il futuro dell’olivicoltura andriese, e per salvaguardare gli alberi secolari e la varietà coratina; dall’altra, per consentire condizioni umane a persone giunte in Italia per lavorare ed essere utili alla nostra economia. Quindi perché non attuare per esempio, soprattutto nel periodo della raccolta delle olive, iniziative come quella pensata dal comune di Terlizzi? La città della provincia barese ha infatti allestito una struttura capace di ospitare i lavoratori stagionali garantendo loro un pasto caldo, un posto per dormire oltre ad assistenza socio sanitaria e ad un percorso di orientamento linguistico e lavorativo. Tutto ciò è messo a disposizione degli immigrati regolarmente assunti, su richiesta dei datori di lavoro che si impegnano a pagare 25 euro a settimana per ciascun lavoratore che alloggia nella struttura. Una somma abbastanza modesta se si pensa che in cambio ci si assicura manodopera per tutto il periodo di raccolta senza alcun problema. Oltre a ciò, sarebbe necessario organizzare percorsi che permettano agli immigrati di integrarsi nella società andriese e di imparare agevolmente la nostra lingua, in modo da semplificare loro la permanenza nella nostra città, sotto vari punti di vista. Gli immigrati non ci rubano il lavoro, come alcuni qualunquisticamente pensano, ma ci facilitano la vita in quanto i lavori di cui si fanno carico sono quelli che altrimenti non sarebbero svolti da nessuno (lavori nel settori agricolo, artigianale, di manutenzione…) Rivolgo un invito a tutta la cittadinanza perché si impegni nell’accoglienza degli immigrati, necessaria per far proliferare il settore agricolo su cui si regge l’intera economia cittadina» – ha concluso lo studente andriese.

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