La testimonianza di un paziente di Andria che ha rischiato la morte

E’ un racconto che fa riflettere quello diffuso sui social da una nostra concittadina che racconta della disavventura capitata a suo padre – già colpito da patologie pregresse – che ha dovuto vedersela con una grave forma di Covid. Un racconto che vogliamo riportare qui sotto (pur, ovviamente, rispettando la privacy) per rendere coscienti i cittadini di quanto sta accadendo nella sesta provincia pugliese. Il papà della nostra concittadina, fortunatamente, si è salvato, ma resta la paura, il dolore subito e la drammaticità della situazione e di un racconto a dir poco inquietante:

“Tutto inizia così… Rientro dal lavoro e mia madre mi dice che papà ha la febbre ed ecco che i miei pensieri vanno subito al virus covid 19…..passa qualche giorno e la febbre va via e inizio a vedere mio padre che fa fatica a parlare, prenotiamo il tampone per il lunedì mattina. Nel frattempo la domenica mattina non si sente bene a seguito di uno svenimento e chiamiamo il 118 che arrivano da lí a poco…aveva i valori buoni e saturazione 94 così con il consenso di mio padre si decide di restare a casa ma tutto cambia durante la notte quando di soprassalto papà mi chiama dicendomi di chiamare il 118 perché si sentiva morire… Ritornano dopo 10 minuti dalla chiamata e vanno via con papà sull’ambulanza al PS di Andria e subito trasferito a quello di Barletta..” – il racconto, poi, prosegue con le parole del papà della nostra concittadina:

Adesso è mio padre che scrive… Arrivo a Barletta e immediatamente mi fanno il tampone rapido che risulta positivo e dopo quello molecolare dal naso che dopo 5 ore ne conferma la positività.. Fatti i dovuti accertamenti ecco la diagnosi: Broncopolmonite a focolai multipli grave!! Sono rimasto su una barella al Pronto Soccorso per 10 gg vista la mancanza di posti. Quello che ho visto intorno a me è stato terrificante: gente anziana sofferente che implorava la morte, gente che si toglieva con forza il catetere, gente che si toglieva l’ago per la flebo, le prime salme che venivano chiuse in un sacco plastificato con sopra il nome e voi immaginate il mio stato d’animo io ho pregato per loro. Passato un giorno la mia saturazione è arrivata a 70 non respiravo più e da lí è iniziato il mio calvario.. Ossigeno a 30 con una maschera che non mi dava modo di bere e mangiare x 5gg. Le condizioni non miglioravano e subito ossigeno da 40 in poi H24 e terapia antibiotica e cortisone.. Contando il fatto che ho una cardiopatia ischemica e diabete mellito quindi anche terapia per queste patologie.. Vogliamo parlare dell’Emogas arterioso 1/2 vv al giorno? Un dolore che non vi dico! Ho avuto contatti con infermieri e medici super blindati, li riconoscevo dai loro occhi. Hanno attirato la mia attenzione ad un medico di età avanzata credo in pensione il Dott. Cicco Domenico e la Dottoressa Conversano. In particolar modo il dott. Cicco lo sentivo spesso gridare disperato perché arrivavano flussi di gente ed i posti erano esauriti ovunque” il racconto si è poi concluso così:

“La leggevo la disperazione nei loro occhi quando moriva qualcuno, quel senso grande di impotenza e quelle parole da trovare quando dovevano trovare le parole giuste per avvisare un familiare del decesso. In tutto questo io sempre immobile sulla barella con l’ossigeno mentre intorno succedeva il finimondo, non esistevano giorni e notti, mancava il personale.. Medici, infermieri e Oss stremati e poggiati per 2 minuti sulle sedie e quello era un lusso per loro.. Nel frattempo l’ospedale è diventato Covid e sono stato trasferito nel reparto pediatria e continuare la terapia.. Finalmente giorno dopo giorno dopo quasi 1 mese ho iniziato a stare meglio e adesso eccomi qui che ringrazio tutti i medici, tutti gli infermieri, e tutti gli Oss che si sono presi cura di me in maniera esemplare!! Ringrazio la mia famiglia che non mi ha fatto mai sentire solo facendo le video chiamate a volte anche di notte.. Ringrazio i miei parenti e i miei amici che si sono presenti cura della mia famiglia portando loro la spesa per vivere visto che erano in isolamento… E ringrazio Dio❤ che ho tanto pregato…” – ha concluso. Con questo racconto, auspichiamo che tutti possano essere sensibili alla tematica relativa alla prevenzione di questo virus, nell’auspicio che i nostri ospedali possano ricevere sempre più investimenti per il potenziamento di posti letto ed organico. Un abbraccio alla nostra concittadina e a suo padre, hanno ancora la fortuna di potersi guardare negli occhi e amarsi.

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