L’andriese Santovito indignato dalla politica: “vogliono emergere come la Fenice: dalle loro ceneri”

“Quando qualcuno ti tingeva gli occhi di un’azzurra politica lasciava riflettere da quelle pupille un iridoso arcobaleno colorato, tanto da offuscare le più eccellenti menti della politica dei bei tempi andati. Nelle città di Pompei ed Ercolano, dopo duemila anni, con dovute cure di scavi archeologici, riaffiorano capolavori di inaudita bellezza, degni di ammirazione di milioni e milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo” – dichiara Vincenzo Santovito in un comunicato dove esprime tutta la sua indignazione per la politica. 

“Nella nostra città, dopo qualche decennio, riaffiorano le nostalgiche melodie di quelle politiche che infondevano nei lumi delle genti futili discorsi confusi con tutti i risultati negativi oggi sotto gli occhi anche di chi sulle pagine di quotidiani si lamenta degli errori megalomani fatti ed eseguiti da politici ed amici compiacenti. Ma questi personaggi seduti stanti sulle poltrone del potere politico amministrativo dove erano quando si decise di demolire la vecchia ala dell’ospedale di Andria e costruirne una nuova dove era prevista la sosta e il decollo dell’elisoccorso? Noi non siamo rimasti con le mani in mano, siamo intervenuti in anticipo e tempestivamente, segnalando tutte le difficoltà che avremmo e che stiamo sopportando a tutt’oggi. Tantissime promesse sono volate senza che quest’ultime si potessero affermarle e mantenerle. Oggi, a distanza di qualche tempo, a lamentarsi sono proprio coloro che dalle ceneri delle loro scadenti idee politiche vogliono risorgere come una Fenice, i quali però approvarono quel progetto ed edificazione di quella nuova ala”.

Quando la Regione era governata dal centro destra e la città di Andria dal centro sinistra. Avete inalato l’aria di un profumo oggi diventato nauseabondo e non ci fate più respirare. Pur vagando in spazi, celi terzi e sconosciuti non troveremo più una politica degna di rappresentarci con una nuova promessa profumata. Nel contempo non ci siamo mai assopiti. Restando sempre desti abbiamo cercato di posare il piede sinistro sulla soglia delle vostre case, impedendoci di far entrarci il piede destro. Non potete condannarci avendo creduto di liberavi di noi (…)”.

“Da un po’ di tempo vi state perdendo in chiacchiere e non vi accorgete che siete seduti sotto una trave rosa dai tarli che sta per cadervi in testa. Non vi siete accorti che ciò che toccavate si trasformava in denaro e non avevate previsto che anche il cibo che voi volete mangiare si trasforma in denaro, rischiando di morire di fame”.
Se dovessimo vedervi piangere non vi crederemo, conoscendovi falsifichereste anche le lacrime. Voi siete così sagaci da non andare ad abitare in una casa situata in pianura. Vi piace abitare sempre sulla cima dei palazzi laddove non potete mai sentire i nostri lai, peccando di albagia”.

“Con la loquea non potete conquistarci, con i contratti da voi preposti con astuzie volpine”. 

“Noi non ci siamo coperti di vergogna restando ad oziare come fanno certi giovani. Spesso la morale cavalleresca si vede cozzare contro la realtà ma spesso questa è dura e quando si vuole la gloria e l’onore si paga un prezzo e profondere denaro a piene mani”.

Quando manca il dio denaro l’orgoglio deve ben calare. Noi conosciamo le sofferenze della malattie, la fame, il digiuno, le fatiche. Qualche volta anche il riposo, altrimenti non sapremmo e non sentiremmo nulla del piacere senza precedenti dolori”.

“Tante altre lagnanze volevamo denunciare ma ci fermiamo qui, per il momento”.