L’antico Carnevale di Andria nel XVII secolo (Seicento): le ricerche di Nicola Montepulciano

“Non vi sono riferimenti certi sulle origini del Carnevale della nostra città, però da alcuni fatti storici possiamo dedurne l’antichità. Si riporta, per questo scopo, un particolare avvenimento tratto dal libro del canonico D’Urso “ STORIA della CITTA’ DI ANDRIA” che riguarda un matrimonio combinato, come era d’uso in quei tempi, ma che forse era un po’ fuori dalle regole anche per allora” – comincia così l’analisi dello storico ricercatore andriese Nicola Montepulciano. 

“Morto Fabrizio IV Carafa Duca di Andria nel 1673, gli successe l’unico figlio Carlo VIII, ma dopo solo due anni di governo morì appena quindicenne. Perciò non fece in tempo a lasciare eredi diretti della linea Carafa Duchi di Andria; rimaneva in vita soltanto il pro zio di Carlo, Ettore Carafa, di 63 anni, ma che fino ad allora era “negativo alle nozze”, era un celibe di lusso, sin troppo. Però, allo scopo di assicurare la discendenza pensò bene di sposarsi, nel 1678, con D. Margherita di Sangro di appena 16 anni! Questo matrimonio, dice il D’Urso, fu motivo per gli andriesi dell’epoca per riprendersi “l’antico brio”, cioè la gaiezza, la spensieratezza perdute in seguito alla tremenda peste avvenuta nel 1656, che provocò 14.000 morti lasciando in vita solo 8.000 andriesi, con conseguenze e strascichi che durarono moltissimi anni”.

“Il Duca si rendeva perfettamente conto dell’enorme differenza di anni e “si studiava a tutto uomo di mantenere divertita la Duchessina”. Ma, probabilmente, coglieva ogni occasione per continuare a vivere nel divertimento come quando era scapolo. Il Palazzo Ducale divenne un continuo sfarzoso via-vai di Principi e Dame provenienti dalla capitale (Napoli) e non solo. Allestì un teatro comico con compagnia proveniente da Napoli. “I festini erano perenni e principalmente nel Carnevale che non finiva mai”. Ecco, così, una testimonianza che il Carnevale in Andria era preesistente al 1678. Il teatro comico, a detta dei forestieri, non era da meno di quello della Capitale e per tutto questo spendeva soldi senza misura”.

“Doveva essere ricchissimo se nel 1680 acquistò la “Terra di Maschito”(Potenza) versando interamente la somma di 30.000 ducati all’atto della stipula. Ma sempre nel 1680 il tripudio, cioè la clamorosa esultanza generale, sia della Casa che della popolazione, superò ogni limite poiché la Duchessina diede alla luce un maschietto, cioè l’erede, a cui fu dato il nome di Fabrizio V. Le esultanze proseguirono perché “Continuando la Duchessina ad essere feconda di anno in anno diede alla luce altri tre figli”! E veramente si dovè superare ogni limite se il vescovo Mons. Alessandro Egizio ebbe a dolersene molto sia per la decadenza dei costumi “causata dai festini” sia per le licenziosità sfrenate carnevalesche nel popolo” – conclude Montepulciano.