Lavoro: la “giornata di prova” si paga. Attenti ai datori di lavoro “furbetti”

I mesi estivi, come ben sappiamo, portano a un notevole afflusso di turisti e visitatori nelle nostre città, comportando benefici per l’economia locale, con il conseguente aumento di richiesta di personale addetto alle varie mansioni.

Questo causa un considerevole surplus di lavoro e il potenziale aumento occupazionale di molti cittadini in cerca di lavoro. Tuttavia, si tratta sempre di lavoro provvisorio e determinato al termine dei mesi estivi.

La conseguenza è che i datori di lavoro si attivano spesso nella ricerca di nuovi operai e aiutanti anzitutto mettendoli alla prova per constatare le loro capacità e voglia di lavorare.

Qui bisogna stare attenti perché ragazzi e ragazze dovrebbero prestare particolarmente attenzione nei confronti di chi vorrebbe tentare di coinvolgerli senza attribuir loro il compenso dovuto anche durante le ore di prova usando come giustificazione lo stesso periodo di prova.

Forse non tutti ricordano che in un momento anteriore o contestuale all’inizio del rapporto di lavoro, le parti possono definire per iscritto un periodo di prova. Lo scopo è quello di consentire al datore di lavoro e al dipendente di valutare il rapporto di lavoro.

Nel dettaglio, l’azienda verificherà le competenze del lavoratore e la sua capacità ad eseguire le mansioni per le quali è stato assunto; mentre per il lavoratore tale arco di tempo sarà utile a valutare la convenienza (data dal rapporto tra condizioni di lavoro, mansioni e interesse personale) a stringere il contratto.

La legge dice che:
Il periodo di prova deve risultare da atto scritto, cosi come disciplinato dall’art. 2096 del codice civile e nell’art. 4, del Regio Decreto Legge n. 1825/1924. La mancanza di tale forma porta alla nullità del periodo di prova e trasforma il rapporto di lavoro direttamente in definitivo.

In questo modo il contratto di lavoro è come sospeso fino al momento in cui verrà verificata la convenienza del rapporto da entrambe le parti.

Le norme che regolamentano il periodo di prova

Con la sentenza n. 189 del 22/12/1980 la Corte Costituzionale ha stabilito che durante il periodo di prova, il prestatore deve ricevere lo stesso trattamento normativo che dovrebbe competergli in caso di assunzione definitiva. Ciò significa che al lavoratore saranno richiesti gli stessi compiti svolti dagli altri lavoratori di uguale qualifica, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

La durata e il recesso che possono caratterizzare questo periodo
Il periodo del patto di prova ha una durata massima stabilita dal CCNL di riferimento. Anche la categoria e il livello dell’inquadramento del lavoratore influenzano la durata del periodo di prova.

Entrambe le parti possono recedere liberamente dal rapporto di lavoro in prova, senza obbligo di darne preavviso all’altra (art. 2096 comma 3 Codice Civile) né di pagare l’indennità sostitutiva (art.4, del Regio Decreto Legge n. 1825/1924).

In caso in cui il periodo di prova sia stabilito per un periodo minimo, le parti potranno recedere dal contratto alla scadenza del termine pattuito, a meno che non si verifichi il licenziamento per giusta causa (art.10 della Legge 604/1966).

La retribuzione è prevista durante il periodo di prova

Durante il periodo di prova, il lavoratore ottiene dei benefici così come un lavoratore assunto. Infatti, durante questo il periodo vengono maturate le ferie, il TFR e i ratei di distribuzione differita. Inoltre, se il periodo di prova è valutato positivamente, questo viene utilizzato per calcolare l’anzianità di servizio.

Possono accedere al periodo di prova anche coloro che in passato avevano un contratto di lavoro con la stessa azienda. Il lavoratore in questo nuovo caso dovrà svolgere mansioni differenti. Qualora dovesse accadere che le mansioni siano le stesse e se l’esito della prova risulti negativo, il lavoratore può richiedere la nullità del patto (Sentenza Cassazione n. 27330 del 2008).

Anche i lavoratori in mobilità possono godere di un periodo di prova, durante il quale l’indennità di mobilità viene sospesa ma non viene persa in caso di esito negativo della prova.

A tutti, soprattutto ai giovani alle prime armi, ma non solo, raccomandiamo quindi di ricordare queste importanti nozioni per evitare potenziali truffe sul posto di lavoro. La “prova” va anch’essa retribuita e i tentativi di sfruttamento non sono mai giustificati. A tal proposito, qualora ci fossero illeciti sul posto di lavoro, l’aspirante dipendente dovrebbe effettuare una denuncia alle forze dell’ordine per tutelare se stesso e anche gli altri.