L’Istituto “Jannuzzi-Di Donna” di Andria ricorda Aldo Moro con una targa commemorativa – il VIDEO

Una targa commemorativa per ricordare la figura di Aldo Moro, lo statista ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978: è quella scoperta nell’istituto “Jannuzzi-Di Donna” di Andria, in occasione del primo centenario della nascita del politico.

Nacque a Maglie, in provincia di Lecce. Suo padre Renato era un ispettore scolastico, originario di Galatina, la madre Fida Stinchi un’insegnante elementare di Cosenza. Conseguì la Maturità Classica al Liceo “Archita” di Taranto.

Si iscrisse presso l’Università di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza, dove conseguì la laurea, sotto la guida del prof. Biagio Petrocelli, con una tesi su “La capacità giuridica penale”. In seguito, nel 1939, pubblicò la tesi e ottenne la docenza in filosofia del diritto e di politica coloniale alla stessa università nel 1941. L’anno successivo svilupperà la sua seconda opera La subiettivazione della norma penale e otterrà così la cattedra di professore di diritto penale. Durante gli anni universitari partecipò ai Littoriali della cultura e dell’arte.

Nel 1935 entrò a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari, segnalandosi ben presto anche a livello nazionale. Nel luglio 1939 venne scelto, su consiglio di monsignor Giovanni Battista Montini, di cui, proprio in quegli anni, divenne amico, come presidente dell’Associazione, in questo periodo prende i voti nella Fraternità Laica di San Domenico.

Mantenne l’incarico sino al 1942, quando fu chiamato alle armi, prima come ufficiale di fanteria, poi come commissario nell’aeronautica. Gli successe Giulio Andreotti, sino ad allora direttore della rivista Azione Fucina[3]. Dopo qualche anno di carriera accademica, fondò nel 1943 a Bari, con alcuni amici, il periodico La Rassegna che uscì fino al 1945. Nel luglio dello stesso anno prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli.

Nel 1945 sposò Eleonora Chiavarelli (1915–2010), con la quale ebbe quattro figli: Maria Fida (1946), Anna (1949), Agnese (1952) e Giovanni (1958). Nei primi anni cinquanta fu nominato professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Bari. Nel 1963ottenne il trasferimento all’Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze politiche.

Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro, dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando di quelle che furono ufficialmente riconosciute come Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa. Gli uomini delle Brigate Rosse uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta(Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Camillo Montalcini, le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Moro: lo fecero salire dentro il portabagagli di un’automobile Renault 4 rossa – rubata il 2 marzo 1978 a un imprenditore (Filippo Bartoli) nel quartiere Prati, due settimane prima dell’eccidio di via Fani– e gli dissero di coricarsi e coprirsi con una coperta dicendo che avevano intenzione di trasportarlo in un altro luogo. Dopo che Moro fu coperto, gli spararono dieci cartucce uccidendolo. Il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nella stessa auto il 9 maggio a Roma in via Caetani, emblematicamente vicina sia a piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana), sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano)[36]. Fu sepolto nel comune di Torrita Tiberina, piccolo paese della provincia romana dove lo statista amava soggiornare. Aveva 61 anni. Andria lo ricorda così (Fonte video: Canale YouTube di Telesveva):