L’olio extravergine di oliva pugliese minacciato dalle imitazioni: dal carbone attivo ai coloranti, tutto quello che i consumatori dovrebbero sapere

Nel 2025 più di mezzo miliardo di chili di olio d’oliva sono entrati in Italia dall’estero, mettendo sotto pressione il prezzo dell’extravergine nazionale, alimentando frodi ai danni dei consumatori e favorendo un sistema poco trasparente in cui trovano spazio traffici illeciti e pratiche scorrette. L’allarme è stato al centro del confronto promosso da Coldiretti Puglia e Unaprol a Evolio Bari, con Roberto Altini dell’ICQRF di Puglia e Basilicata e Nicola Amoruso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Puglia1, sulle criticità del comparto olivicolo e sulle minacce che arrivano da importazioni senza adeguate tutele, anche contro quelle realtà industriali che scelgono prodotto straniero a basso costo invece di valorizzare l’eccellenza nazionale. Tra i casi più emblematici c’è quello dell’olio tunisino, con gli arrivi cresciuti del 40% nei primi dieci mesi del 2025, con un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo. Una dinamica di dumping che scarica sugli olivicoltori – l’anello più fragile della filiera – il peso di una concorrenza sleale, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione.

«Difendere l’olio extravergine italiano significa difendere reddito agricolo, territori e qualità. Non possiamo accettare che prodotto pagato pochi euro venga a fare concorrenza sleale al nostro extravergine», ha dichiarato Nicola Di Noia, direttore generale di Unaprol, sottolineando «la necessità di regole più rigide e controlli efficaci lungo tutta la filiera». L’afflusso di olio straniero esercita una pressione continua al ribasso sulle quotazioni, anche a causa delle manovre di veri e propri trafficanti dell’olio – denunciano Coldiretti Puglia e Unaprol – che alterano il mercato e compromettono la sostenibilità economica delle aziende agricole italiane. «La Puglia è simbolo dell’olivicoltura italiana e non può subire in silenzio un sistema che penalizza i produttori onesti e inganna i consumatori», ha affermato Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, chiedendo maggiore vigilanza alle frontiere e trasparenza reale in etichetta. «Serve un cambio di passo deciso: più controlli alle frontiere, etichette chiare e stop alle norme che permettono di italianizzare prodotti stranieri con trasformazioni minime», ha concluso Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, rilanciando la battaglia per la trasparenza e la tutela delle produzioni nazionali. In questo contesto Coldiretti e Unaprol hanno acceso i riflettori su truffe e sofisticazioni che danneggiano imprese e cittadini:

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dagli ingressi incontrollati di prodotto extra Ue fino ai casi più gravi, come l’olio di semi colorato con clorofilla e venduto come extravergine. Accanto al prodotto low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, a partire da Civitavecchia, emergono episodi di illegalità che rendono urgente un rafforzamento dei controlli. Fondamentale è anche il ruolo dell’informazione ai cittadini, per cui occorre orientare gli acquisti verso extravergini di qualità, spiegando che il generico “olio di oliva” è spesso il risultato di processi industriali di deacidificazione e rettifica che, tramite alte temperature e l’uso di carboni attivi, eliminano difetti e odori ma impoveriscono il prodotto della sua naturalità. Altro punto critico è quello delle etichette con la scritta “Confezionato in Italia” che appare ben visibile, mentre la vera origine Ue o extra Ue – è indicata in caratteri minuscoli, quasi invisibili. Un meccanismo che disorienta il consumatore e penalizza chi produce realmente in Italia. In questo scenario risultano strategiche anche le risorse recuperate dalla Pac, utili a sostenere investimenti nel comparto olivicolo e ad aumentare la produzione nazionale. Le stesse distorsioni di mercato riguardano anche un’altra eccellenza strategica del Made in Italy:

le nocciole. L’obbligo di indicazione dell’origine per quelle sgusciate, entrato in vigore lo scorso anno grazie all’impegno di Coldiretti, rappresenta un primo passo, ma resta ancora opaca l’origine delle nocciole utilizzate come ingredienti nei prodotti trasformati. In una campagna segnata da un crollo della produzione nazionale, con cali che in alcune aree hanno raggiunto l’80% e un forte aumento delle importazioni, diventa indispensabile rafforzare i controlli per evitare che nocciole straniere diventino italiane solo sulla carta. Nei primi dieci mesi del 2025 sono arrivati in Italia oltre 81 milioni di chili di nocciole estere, per metà dalla Turchia, Paese spesso sotto osservazione per residui di aflatossine e per criticità legate al rispetto dei diritti dei lavoratori. L’olio è il simbolo di una sfida più ampia, considerato che oggi soltanto il 3% dei prodotti alimentari extra Ue viene sottoposto a controlli. Da Evolio Bari Coldiretti ha ribadito la richiesta di interventi concreti: rafforzamento dei controlli alle frontiere, obbligo di indicazione dell’origine su tutti gli alimenti in commercio nell’Unione Europea e superamento della norma dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente di far diventare italiani prodotti stranieri attraverso lavorazioni minime.

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Fonte: Comunicato stampa di Coldiretti Puglia

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